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Full text of "Manuale di ostetricia"

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Seconda Edizione riveduta e corretta 



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(^ JAN 16 1911 



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IV» 



Fon mancano certamente libri d' Ostetricia, 
nei quali la scienza è discorsa con ampiezza € 
solidità di dottrina, e copia d' erudizione} onde 
potrebbe sembrare per avventura abbastanza ricca 
di lavori scientifici questa delicatissima parte 
dell 9 arte di guarire. 

Ma un libro, il quale senza dilungarsi in 
quistioni poco o nulla attinenti alla teoria e 
pratica dell' arte, raccolga dai migliori maestri 
il fiore- d f ogni dottrina tocologica, i precetti più 
sani di pratica, e s' accomodi ad un tempo ai 
giovani chirurghi, e alle levatrici, manca finora 
alle scuole Italiane. Tal è lo scopo che mi sono 
prefisso nel libro che presento al Pubblico, /n- 
falti consultando e studiando nei più celebrati 
trattati di Ostetricia anche i più recenti^ vuó 
dire Capuron, Meriman, Bongioanni, Naegele, Ha- 
tin, Dugèz, la Buivin^ la Chapelle, Maygrier, 
senza parlare di Bawlelocque, e Stein, dai quali 
tutti mi sono fallo coscienza <f attingere, si dee 



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pur dire per amor del vero, che nessuno ha mi- 
rato allo scopo che io ini spna proposto; e molli 
di questi mentre li trovi copiosi per un lato, 
li trovi manchevoli per altri: frutto dell'incre- 
mento, che gli spiriti operosi vanno apportando 
alle scienze. Un altro scopo che dislingue que- 
sto lavoro da ogni altro di questo genere, si è 
di mostrare come, per quanto i moderni abbia- 
no recalo nella parte manuale molta semplicità, 
si possa senza abbandonare la natura, anzi se- 
guendola ed imitandola, semplicizzare anche di 
più la parte manuale dell' arte. Del che giudi- 
cheranno i buoni pratici piuttosto che i cant- 
ar ali ci. Del res{o io m sono estenui* fall' ar- 
ricchire il lavoro di tavolfy le quali estimo àf* 
fallo inutili. Perocché per quelle che rappresen- 
tano il bacino ed il feto, si può l'uno e V altra 
studiare tn natura, essendo troppo facile avere^ 
e misurare teste e bacini. Per quelle che riguar- 
dano le posizioni dei feto, le presentazioni, f le 
manualità relative, la migliore, qnzi unica in- 
vola sarà sempre la macchino ostetrica, e il 
letto di parlo. Il fare sulV esempio di Maygrieii 
un Ostetricia quasi materiale temerei foste un 
disusare le menti da eigni fatica intellettuale^ e 
favorire V ignavia t V ignoranza. Piuttosto pre- 
senterò una tavola sinottica con intendimento di 
aiutare la memoria ad ordinare un quadro na- 
turale d' ogni genere di parlo f e delle relativi 
indicazioni. 



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De/f oggetto dell' 0*tetrd&a,-4tli Bucino, 
< della :Pelv*fnetfiiuj^^' 



1. Aj Ostetricia insegna la teoria e la pra- 
tica dei parti. Laonde questa scienza abbraccia 
lo studio del bacino, e di ciò che vi si con- 
tiene, e specialmente delle di lui relazioni cot- 
ta testa del feto : lo sviluppo del prodotto del 

1 concepimento neir utero, e i segni che lo in- 
dicano^ indi il meccanismo impiegato dalla 
natura per effettuare l'uscita di quello dalle 
vie della generazione, ed infoiati mezzi per 
soccorrere la donna di parto, éiil modo di 
fare il parto artifiziale, quando la natura è ita* 
potente, o devia dall' ordine consueto. *- 

2. Il bacino è una cavità ossea posta alla 
parte inferiore del tronco, composta di varj 
pezzi di ossa uniti insieme. Queste sono le 
due ossa innominate od ilei, il sacro, od il 
coccige. Siccome prima della pubertà le ossa 
innominate sono composte di tre pezzi con* 
nessi per tessuto cartilagineo, «osi conservano, 
anche nell' adulto il nome d' ileo, ischio e pube. 

Lasciando ali 9 anatomico la minuta descri- 
zione del baeino, l' ostetrico rimarca in esso 
all' indietro ed in alto, 1, l'unione della ba- 
se del sacro coU' ultima vertebra lombare, for- 
mante l\ angolo, o promontorio sacro-vertebra- 

1 



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_ 2 — 

le: 2. i fori sacri anteriori pel passaggio dei 
nervi sacri anteriori, scolpiti nell' osso, e dis- 
posti in modo cbe si sottraggono alla com- 
pres$ione di un corpo che passi sulla faccia 
concava del sacro: sui lati 3. la cresta degli 
ilei, e la loro spina anteriore superiore: 4. la 
fossa iliaca interna: 5. la spina dell'ischio: 
6. la tuberosità dell'ischio: 7- il grande e il 
piccolo Kgamento sacro-ischiatico: 8. la grande 
e la piccola incavatura sacro-ischiatica. Tn a- 
vanti 9. il ramo orizzontale del pube e la sua 
spina: 10. Il ramo discendente del pube, e 
V ascendente dell' ischio destri e sinistri, che 
insieme formano l'arco del pube: li. la ca- 
vità cotiloidea: 12. il foro ovale. 

3. In avanti l'unione dei due ossi del pu- 
be ( sincondrosi ) si fa per mezzo d' interpo- 
sta fibrocartilagine, e di cartilagine, umida di 
sinovia: posteriormente l'unione delle facce 
degV ilei colle facce laterali del sacro ( sinfisi 
sacro iliaca ) si fa per incastro, cioè per mez- ; 
xo di risalti e corrispondenti fossette incro- 
state di cartilagine bagnate pure di sinovia. 
L' unione della sommità del sacro colla base 
del coccige è pure cartilaginea e ligamentosa. 
Oltre F unione propria, ciascuna di queste sin- 
. fisi è rafforzala per di fuori da fasce ligamen- 
tos*, cioè il ligamento triangolare al princi- • 
pio superiore dell'arco del pube, fibre Hga- ^ 
mentose che s' incrociano fittamente dinanzi f 
al pube; il ligamento ileo-lombare ; il grande ■ 
e il piccolo sacro-ischiatico. 



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— 3 — 

4. Evvi un contorno' osseo, il quale dal 
mezzo del promontorio sacro vertebrale scen- 
de obliquamente sull' orlo inferiore della fossa 
iHaca, e percorrendo sul ramo orizzontale del 
pube, va a terminare dal lato opposto air an- 
golo anzidetto. La cavita posta al di sopra di 
questo contorno, ampiamente interrotta in a- 
vanti da grande incavatura è il bacino mag- 
giore; quella situata al di sotto è il piccolo 
bacino, il quale merita di essere studiato. Que- 
sti non essendo né perfettamente rotondo ilei 
suoi margini , né perfettamente cilindrico nel- 
la sua profondità, dee avere dimensioni di- 
verse da un dato punto andando verso 1' op- 
posto. Quindi si divide in distretto superiore 
o addominale che ne forma l' ingresso, ed è 
il contorno anzidetto dividente il grande dal 
piccolo bacino; in distretto inferiore o peri- 
neale che ne forma V uscita, e in parte me- 
dia che, essendo più larga dei due distretti o 
contorni, dicesi ^scavazione. Ogni distretto pre- 
senta varii diametri di differente misura. Nel 
distretto superiore il diametro che dall' an- 
golo sacro-vertebrale scende alla sommità del- 
la sincondrosi del pube dicesi longitudinale o 
sacro-pube, o antero-posteriore; la sua esten- 
sione è di quattro pollici. Un altro diametro 
si misura da una fossa iliaca air altra late- 
ralmente, e dicesi trasversale; ha cinque pol- 
lici sullo scheletro. Due altri diametri parto- 
no ciascuno da una delle cavità cotiloidee pres- 
so T eminenza ileo-pettinea per dirigersi ver- 
so la sinfisi sacro-iliaca opposta; e diconsi 



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r, °» e che una linea 
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uno e r altro disiret- 
^ di uno di essi, non 
= 1 r t! "*> dell' altro; e volen- 
Q ' L r > dell' uno e dell' al- 

* i* incontrano ad angolo 
^ ; e perciò vedesi chia- 
1 - 1 distretto superiore è 

* * ita del coccige si di- 

* : uà; P asse del distret- 

* ; che dal di sotto del- 

• i,e passando fra le tu- 

» a terminare al centro 

\ i importanza la cogni- 

usi per capire il mec- 

wale, e la direzione da 

amenti, e al corpo del 
; annali e strumentali. 



iti manuali e. stru* 



««rioni del bacìuo ^ 

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— 4 — 

diàmetri obliqui. La loro misura è di quattro 
pollici e mezzo. * 

Nel distretto inferiore V ostetrico considera 
due soli diametri, il longitudinale o pube-coc- 
cigeo, che va dalla sommità dell' arco del pu- 
be al coccige: il trasversale da una tuberosi- 
tà ischiatica ali 9 altra. Tutti hanno presso a 
poco la lunghezza di quattro pollici; ma il 
pube-coccigeo pub acquistare, e acquista di 
fatto nell'atto del parto una maggior estensio- 
ne* per il retrocedimelo del coccige. Laonde 
si vede che la disposizione dei diametri lon- 
gitudinali è affatto contraria nei due distret- 
ti, perchè nel distretto superiore il longi- 
tudinale è il più piccolo di tutti, è il piti 
grande nel distretto inferiore. 

L' escavazione ha quattro facce: alquanto 
incavata l'anteriore; la posteriore concava; le 
Àie laterali formano da ciascun lato due pia-» 
ni inclinati, uno in avanti, uno ali' indietro , 
molto aceonci a compartire un moto rotato- 
rio alla testa del feto scendente nel parto. La 
lunghezza della faccia anteriore è diciotto li- 
nee ; quella de 9 lati tre pollici circa , quella 
del sacro da' quattro a' cinque pollici, cioè la 
prima la metà delle due laterali, e un terzo 
della posterore; e se varia la lunghezza dell' u* 
ria, varia in proporzione ciascuna delle altre. 
La grossezza della sinfisi del pube è di sei 
linee circa; quella dell' angolo sacro-vertebra- 
le due pollici e mezzo. L' arcata del pube a- 
vente quattro pollici in basso, va decrescen- 
do e restringendosi fino a quindici linee c'ir- 



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— 5 — 

ca al suo principio. La distanza fra una spi- 
na iliaca anteriore superiore della cresta ilia- 
ca e quella dell' altro lato è di nove o die- 
ci pollici. 

5. Siccome nella stazione della donna il 
promontorio sacro-vertebrale è più alto del 
pube , e la sommità dell- arco del pube p& 
alta della punta del coccige, cosi i due di* 
stretti hanno una opposta direzione ed indi* 
nazione : onde ne viene che ogni distretto dee 
avere un asse suo proprio, e che una linea 
perpendicolare, la quale dal centro dell'esca* 
vazione si diriga verso 1' uno e V altro distret- 
to, se traversa il centro di uno di essi, non 
possa traversare il centro dell' altro; e volen- 
do che passi nel centro dell' uno e dell' al- 
tro, allora trovasi che s 9 incontrano ad angolo 
ottuso nell' escavazione: e perciò vedesi chia- 
ramente, che 1' asse del distretto superiore è 
una linea che dalla punta del coccige si di- 
rige al bellico della donna; 1* asse del distret- 
to inferiore è una linea che dal di sotto del- 
l' angolo sacro vertebrale passando fra le tu- 
berosità ischiatiche va a terminare al centro 
della vulva. P di grande importanza la cogni* 
zione di questi due assi per capire il mec- 
canismo del parto naturale, e la direzione da 
darsi alla mano, agli strumenti, e al corpo del 
feto nell'eseguire i parti manuali e strumentali. 
6. Tali sono le dimensioni del bacino mu- 
liebre regolarmente costrutto. Ma pur troppo 
questo può deviare dalle sue forme naturali 
e regolari presentando difetti: difetti di ec- 



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— 6 _ 

cessiva ampiezza, difetti di eccessiva stret- 
tela, difetti di proporzione fra i diametri, o 
difformità. Il bacillo troppo ampio dispone 
l'utero al prolasso, air obliquità, all'inerzia, 
al parto precipitoso ec. É troppa facile il 
prevedere li effetti di un bacino o troppo 
angusto, o difforme sul parto. 

Il bacino trovandosi fra il peso della co- 
lonna vertebrale, alla quale serve di fondamen- 
to e sostegno, e posando e6so stesso sulla te- 
sta del femore, diviene centro di pressioni 
diuturne tanto delle parti sovrastanti, quanto 
di quelle che sono al di sotto di esso; onde 
se non ha acquistato bastante solidità, è ob- 
bligato a cedere e a disformarsi. 

Il tenere troppo strettamente fasciati i bam- 
bini; il farti camminare troppa presto coi le- 
gami a cinge sotto le ascelle; e il tenerli 
troppo a lungo nella stessa positura, e spe- 
cialmente seduti a malincuore per ore di se- 
guito; troppo strettamente ed a lungo serrati 
-al petto della nutrice, cagionano* i vizj del 
bacino; ma sovra tutto poi la rachitide nei 
bambini, e T osteomalacia in donna adulta. 

11 bacine si vizia in varie forme e manie- 
re. Ora le anche sono una più alta e una piti 
bassa; ora piegate indentro, ora indietro; ora 
è 1' angolo sacro-vertebrale spinto indentro ; 
ora la sinfisi del pube, dando al diametro 
longitudinale una strettezza straordinaria; ora 
le cavita cotiloidi intropresse dìminuscono e 
sformano i diametri obliqui; ora le tube- 
rosità ischiatiche cacciate verso il centro del 



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distretto inferiore diminuiscono il diametro 
trasverso di esso. È raro che ambo i distretti 
sieno a un tempo viziati r^ma quando è di- 
fettoso l'uno, l'altro suol essere ben con- 
formato. 

7. Si comprende di leggieri la necessità di 
avere esatta contezza della forma e delle di- 
mensioni del bacino; dacché da ciò dipende 
l'esito del parto, e quindi dal giudizio del- 
l'ostetrico il togliere, o compartire alla don- 
na il diritto di divenir madre; onde la pelvi- 
metria è parte dilicatissima di ostetricia. 

Per giudicare della conformazione del ba- 
cino si comincia dall'esplorazione esteriore, 
palpando successivamente tutt' intorno questa 
cavità. Le anche ben rotonde, ed espanse 
infuori, situate a livello l'una dell'altra; il 
pube né troppo appianata, né troppo spor- 
gente in punta; la feccia posteriore del sa- 
cro né troppo convessa, né poco; gì' ingui- 
ni tra loro simmetrici sono segni di buona 
conformazione di bacino. Per contrario una 
depressione considerabile dietro la base dei 
sacro; la sua faccia posteriore quasi piatta, ù 
troppo convessa col coccige troppo in avanti 
verso il centro; gl r inguini depressi e infos- 
sati indentro, unitamente agli altri caratteri an- 
zidetti di un bacino viziato, denotano mala 
costruzione. Acquistata poi con questa prima 
ispezione un' idea approssimativa della gran- 
dezza de' diametri, per determinare, se ila duo- 
po, i gradi di dimensione di essi, si proce- 
de a misura geometrica, ed a ciò si adopera 



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— g — 

il compasso di proporzione , o di Baudelocque, 
e con esso si misura la distanza fra le spine 
anteriori superiori degl' ilei ($•*•) il diame- 
tro longitudinale superiore, il trasverso infe- 
riore. Per misurare il primo di questi si ap- 
plica il bottone di una estremità al pube 
( schiacciando prima colla punta d' un dito la 
pinguedine del pettignone) e l'altro al cen- 
tro della depressione lombare, passando le 
branche fra le cosce, o sotto una cresta ilia- 
ca: allora si sottraggono dal resultato tre 
pollici (S 4.) per la grossezza del pube e del- 
la base sacro-lombare, e il residuo è la misura 
del diametro. Per misurare il trasverso inferio- 
re si situa la donna coccolone, o giacente su* 
pina eolie cosce flesse sul ventre, e si applicano 
le punte bottonate sulle tuberosità ischiatiche. 
Ma bisogna inoltre, se il pudore e lo stato della 
vagina il consentono, procedere all' esame in- 
terno del bacino, perchè quantunque ben 
conformato al di fuori, potrebbe essere occu- 
pato da esostosi o altri tumori che ne ri- 
stringano i diametri; nò il compasso si può 
applicare esattamente alla misura di ogni dia- 
metro. Lo strumento di Gotouly, ed ogni al- 
tro inventato per l'interna esplorazione del 
bacino sono inutili e ingiuriosi alle parti: il 
miglior pelvimetro è il dito, il quale passeg- 
giando successivamente in tutta 1* interna ca- 
vità, fa sì che con un solo esame si conosca 
appieno il bacino. S'introduce pertanto, pri- 
ma unte, l'indice in vagina fino ad aggiun- 



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_ 9 — 

geré Y angolo sacro vertebrale, e marcando 
colla punta di un dito dell' altra mano sul 
bordo radiale rivolto in alto del dito intro- 
dotto contro il pube la lunghezza del dito 
penetrata, si sottraggono sei o otto linee per la 
sinfisi del pube, e il residuo, è la misura del 
diametro sacro-pube. Lo stesso dito situato 
alla foggia stessa cioè colla base contro U 
principio dell' arco del pube, e il bordo radia- 
le in alto, e coli' apice puntato contro 1' acu- 
me del coccige misura la grandezza del dia- 
metro pube-coccigeo, e trasportandolo da u- 
na tuberosità iscbiatica air altra dà idea del- 
la lunghezza del trasverso. 

8. Il bacino coperto al di fuori di parti 
molli, e specialmente de* muscoli che vi si 
attaccano, è nel suo interno occupato da mol- 
te parti interessanti. Oltre il sistema gene- 
rativo che descriveremo, vi si contengono 
1. i muscoli psoas ed iliaco interno, che 
scorrono sui lati dello stretto addominale, e 
sortono da esso per Y arcata crurale per an- 
dare ad attaccarsi con tendine comune al tro- 
cantere minore. In virtù dunque di questi 
il diametro osseo trasversale perde un pol- 
lice di lunghezza e forse più , e qualche 
cosa pure scapitano i diatnetri obliqui all' in- 
dietro: 2.° i nervi sacri, onde il plesso ischia- 
tico, il nervo crurale e l'otturatore: 3. c i 
vasi iliaci arteriosi e venosi, e i linfatici colle 
respetti ve ghiandole: 4.° la vescica orinarla in 
avanti; 5° Y intestino cieco a destra, il co- 



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— 10 — 

Jon iliaco, e il retto a sinistra , e dietro 
T utero. 

Inferiormente la cavità è chiusa da un pia- 
no ovale formato dai ligamenti sacro-ischiatici, 
dai muscoli elevatori dell' ano, sfintere dell' a- 
no, trasversi del perineo, ischio cavernoso, 
ischio coccigeo, costrittori della vagina, e tes- 
suto cellulare. 



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11 



CAP. ». 



Belle parti sessuali della donna 
e. di alcune loro alterazioni. 



9. JLie partì genitali della donna sono in 
parte accessibili air occhio, e in parte nasco- 
ste entro la cavità del piccolo bacino. Quindi 
si dividono in esterne ed interne. 

10. Guardando le parti pudende della don- 
na apparisce una lunga fenditura detta la vul- 
va, che scende dalla sommità del pube verso 
Fano in direzione parallela al diametro pu- 
be-eoccigeo, definita da ambo i lati da due 
eminenze longitudinali, che diconsi le grandi 
labbra. Queste cominciano in alto al di sotto 
di una prominenza più o meno pronunziata di- 
nanzi al pube, grassosa, ricoperta di pelo nel- 
le puberi, detta il pettignone, o monte di Ve- 
nere. Grosse e paffute al principio, sempre 
più tenui e sottili scendendo l' una a contat- 
to dell' altra vanno a terminare con unione 
scambievole, detta la commessura posteriore 
delle gran labbra, al principio del perineo, ove 
per T incontro della pelle introflessa dell' una 
con quella dell'altra formano una lieve du- 
plicatura semilunare detta la forchetta o frenu- 
lo. Son composte di pelle air esterno essa pure 
pelosa, di una membrana mucosa vermiglia 



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— 12 — 

dìlìeata all' interno, ove si toccano, e dì un 
tessuto pinguedinoso interposto. 

Divaricando le grandi labbra si presenta- 
no air occhio i seguenti oggetti: 1. la clito- 
ride: 2. le ninfe: 3. il vesti buio: 4. il meato 
orinario: 5. Y imene, o le caruncole mirti- 
formi: 6. F orifìzio della vagina : 7. la fossa 
navicolare. 

1 . ° La clitoride è un corpicciuolo cilin- 
drico situato sotto la commessura superiore 
delle gran labbra al di sopra del vestibulo : 
è composto di un glande che forma la sua e- 
stremità libera, e d' un piccolo corpo cavernoso 
simile a quello del pene, attaccato con doppia 
radice alle branche del pube, e sostenuto dal 
suo ligamento; quindi suscettivo di erezione: 
è coperto da una duplicatura della membrana 
mucosa, che le serve quasi di prepuzio. 

2.° Il quale dk attacco o principio a due 
prolungamenti penduti dall'avanti indietro, ver- 
migli, simili ad una cresta di gallo, che sono 
le piccole labbra, o ninfe. Esse discendono 
allontanandosi.l' una dall'altra, per andare a 
terminare perdendosi verso la meta del con- 
torno dell' orifizio della vagina. Sono una du- 
plicatura dell' interna membrana delle labbra 
grandi, e sembrano destinate a raccogliere e 
dirigere il getto dell' orina all' atto ohe esce 
dal meato orinario, il quale è ad esse sot- 
toposto. 

3.° Il vestibulo è un piccolo spazio trian- 
golare compreso fra la clitoride e il meato 
orinario nett' intervallo delle ninfe. Per lo più 



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— 13 — 

cosperso di umore sebaceo addensato nelle 
donne impure. 

4.° 11 meato orinario situato fra le ninfe 
è il termine del canale d*U' uretra, circonda- 
to da una eminenza bernoccoluta, rossastra, 
piena di cripte o follicoli mucosi. L'uretra è 
lunga un pollice, diretta obliquamente dal- 
l' avanti indietro, un poco all'alto, quasi ver- 
ticale però sul fine della gravidanza, ampia, 
connessa in avanti colla sinfisi del pube, in- 
dietro ed in basso colla parete anteriore del- 
la vagina : termina e si continua nel collo 
della vescica. 

5. ? L' orifizio della vagina posto al di sot- 
to del meato anzidetto è irregolarmente ro- 
tondo, o bislungo dall' alto al basso, dall' avan- 
ti all' indietro; coperto dall' imene nelle vergini. 

6. ° L' imene è un sottile setto membrano- 
so per lo più semilunare colle corna libere 
in alto, posto air ingresso della vagina, custode 
e simbolo, quando esiste, della verginità fisica: 
talvolta rotondo con foro nel centro per il 
passaggio dei mestrui. 

Nelle donne deflorate esistono in luogo del- 
l' imene da tre a cinque piccole eminenze ro- 
tonde liscie vermiglie, dette caruncole mirti- 
formi, che si credono gli avanzi o lembi del- 
l' imene lacerato. Lo che è falso, perchè que- 
sti tubercoli sopravanzano in grossezza le re- 
liquie superstiti di quella tenue membrana. 
Sembra che. siano un rigonfiamento della mu- 
cosa, prodotto forse dai moltiplicati atti vene- 
rei, e dall' orgasmo abituale delle parti; tante 



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— 14 — 

più che si fanno sempre più cospicue fino ad 
una certa età, e sono più appariscenti nelle 
donne che si abbandonano air estro venereo. 

7.° La fossetta navicolare è un infossamen- 
to che rimane fra la parte posteriore del- 
l' orifizio vaginale e la forchetta. 

Il perineo è quello spazio quadrangolare cu- 
taneo compreso fra la commessura inferiore o 
termine della vulva e 1' ano. È divisa da su- 
tura longitudinale detta rafe in due metà e- 
guali: lungo un pollice circa. 

11. Le parti sessuali interne sono la vagi- 
na, F utero, le tube e le ovaia. 

1.° La vagina è un canale membranoso, 
il quale stabilisce comunicazione fra la vulva 
e V utero. Situata nella piccola pelvi si esten- 
de dall'utero air orifizio vaginale, che è il 
suo principio. Laonde la sua estremità si con- 
nette, ed abbraccia il collo dell* utero, il qua- 
le pende libero in mezzo ad essa. La stessa 
estremità è chiusa da un lembo del peritoneo, 
il quale scendendo alquanto vi passa sopra 
coprendola tutt* intorno. È osservabile che la 
parete posteriore del canale si estende di più 
in alto che l'anteriore più corta, come se il 
canale fosse tagliato in isbieco o a becco di 
flauto; disposizione, la quale fa sì che resti 
Bel suo estremo superiore posteriore un cui 
di sacco debolmente chiuso dal peritoneo che 
sostiene il canale, ove uno strumento ostetrico 
mal diretto può agevolmente indurre lacera- 
zioni. E connessa indietro coir intestino ret- 
to, in avanti coli' uretra, e collo della vesci- 



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— 15 — 

ca che gli soprasta. La forma è quasi cilin- 
drica, compressa dall' avanti ali* indietro, con- 
cava leggermente in avanti. La lunghezza di 
sei o sette pollici ; più lunga però nelle gra- 
vide. E costruita d' uua membrana mucosa in- 
ternamente coperta di sottile epidermide, u- 
mida di muco perpetuo : esternamente alla 
mucosa evvi un sottile strato di tessuto e- 
retlile j il quale intorno air orifizio facendosi 
più grosso, ed espandendosi forma un plesso 
retiforme: né manca il muscolo costrittore: 
questo e quello ristringono V ostio vaginale 
provvisoriamente. La mucosa è disposta in 
pieghe, o rughe trasversali incrociantisi con 
colonne longitudinali anteriori e posteriori, 
le quali spiegandosi compartono al canale una 
ampiezza molto maggiore. 

2. 5 L' utero è un viscere cavo situato nel- 
la piccola pelvi fra V intestino retto indietro, 
e la vescica in avanti. La sua figura è schiac- 
ciata, simile quasi ad una pera, o triangolare 
con angoli ottusi. Perciò vi si dislingue un 
collo in basso, un fondo in alto col corpo 
nel mezzo . La sua lunghezza di tre pollici 
circa, la larghezza di due verso il fondo, di 
uno nel collo : 1' altezza delle pareti / d' un 
pollice. Il fondo è rotondeggiante: il collo 
un cono troncato, lungo 10 o 12 linee. La 
estremità del collo presenta una apertura defi- 
nita da due bordi, uno posteriore, l' altro ante- 
riore, più grosso e più lungo del primo: in que- 
sto modo la parte raffigura quasi e dicèsi mu- 
so di tinca, e queir apertura è Y orifizio ester- 



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— 16 -— 

no del collo dell' utero : ha forma di scissura 
trasversale nelle donne che non hanno par- 
torito ; divien rotonda irregolare e semi-aper- 
ta in quelle che hanno più volte figliato. A- 
prendo l'utero si trovano due cavità, una trian- 
golare che è la cavità del corpo : ai lati del 
suo fondo due forellini esilissimi, che sono il 
termine delle tube Falloppiane : la cavità co- 
sta di due pareti a contatto, ed irrorate da un 
umidore mucoso: i lati si vanno ristringendo 
e convergendo, a misura che discendono a se- 
conda della figura piriforme del viscere, fin- 
ché si ristringono in un colletto, che è l'o- 
rifizio interno del collo dell' utero. Da que- 
sto si entra in altra più piccola cavità fusi- 
forme bislunga, definita in alto dall' orifizio in- 
terno anzidetto, in basso dall'orifizio esterno 
del muso di tinca : è questa la cavità del col- 
lo : T una e 1' altra sono coperte di una mem- 
brana mucosa, continuazione di quella della 
vagina: esternamente a questa è il tessuto pro- 
prio dell' utero, bianco, fitto, apparèntemente 
membranoso, ma contrattile . Esternamente il 
viscere è avvolto dal peritoneo, il quale do- 
po di essere disceso Sulla faccia anteriore del 
retto intestino, si ripiega in alto, cuopre gran 
parte della faccia posteriore di questo viscere 
per discendere nuovamente sull' anteriore, e ri- 
salire poi sulla posteriore della vescica, inter- 
ponendosi a quello e a questa. Cosi l'utero 
nella sua faccia esterna è tutto avvolto fino 
verso il collo nelle falde del peritoneo, il qua- 
le forma il *uq esteriore invoglio sieroso. 



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— 17 — 

Balla quale disposizione del peritoneo risul- 
tano due larghe addoppiatile a guisa di ali am- 
pie i ianc, dividenti il piccolo bacino in due 
meta , anteriore e posteriore, le quali sono i 
legamenti lati dell' uttero: onde questi non so- 
no che una duplicatura del peritoneo, attaccati 
col loro margine interno ai lati del corpo e 
fondo dell' utero, coir esterno a quelli del 
bacino. 

3. Il margine superiore di essi contie- 
ne neir addoppiatura le tube destra e sinistra: 
canale strettissimo, esteso dai lati dell' utero 
fino ai lati dei margine pelvico, che si apre, 
come si disse, con una estremità interna nel- 
T angolo superiore dell' utero: 1' altra esterna, 
espansa, detta padiglione delle tube, è frasta- 
gliata in più lembi, e alcuno di questi ab- 
braccia T ovaia La loro struttura è di una sot- 
tile membrana interna, di un' esterna data dal 
peritoneo, come si disse, e di un sottile tes- 
suto vascolare erettile interposto. 

I legamenti rotondi sono due cordoni cellu- 
lo-vascolaci, che dai lati superiori dell' utero 
al di sotto dell' origine delle tube ascendo- 
no portandosi dall' interno all' esterno, e dai 
di dentro al di fuori traversano V anello in- 
guinale, per andare ad impiantarsi* scioglien- 
dosi in varj fascetti, nel tessuto pinguedino- 
so della parte superiore delle gran labbra. 

4. Le ovaja sono due corpicciuoli subro- 
tondi alquanto schiacciati, della grossezza di 
un uovo di piccione, posti dietro V ala poste- 
riore del ligamento largo. 11 colore è rossi- 



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— 18 — 

gno, la superficie granellosa. Con una estre- 
mità esterna sono connesse colla fimbria del- 
le tube, che si ripiega per abbracciarla: 
r altra interna si continua per mezzo di un 
suo ligamento lungo sottile, situato dietro l'a- 
la posteriore del ligamento largo, e con que- 
sta connesso, fino ai lati superiori dell' utero 
presso T inserzione delle tube, ove s' impian- 
ta. 1/ ovaja é composta di racemi della gros- 
sezza di un grano di miglio, o di vescichette 
unite insieme per tessuto celluioso. 

Il corpo luteo è una macchia giallastra che 
si riscontra sull' ovaja delle femine state ma- 
dri. Si dice, il numero dei corpi lutei cor- 
rispondere a quello dei parti, dei quali si è 
sgravata la femina. Onde si crede non esser 
altro che le cicatrici dello squarcio della ve- 
scichetta rottasi all' atto del concepimento, 
per dare uscita al germe fecondato. 

12. Tutto l'apparecchio genitale acquista 
maggiore sviluppo, e si prepara alla grande 
opera a cui è destinato, all' appressarsi del- 
la pubertà. 1/ ovaja sono appena visibili nel- 
l' infanzia. L' utero cresce allo stabilirsi del 
flusso mestruo, la sua superficie interna si fa 
rossa; scolorasi di nuovo e avvizzisce nell' età 
avanzata. 

13. L'utero suol esser Y organo ove si svi- 
luppa, cresce e matura il germe fecondato, 
^ T organo che per propria forza lo espelle. 
Ma siccome osserviamo talvolta svilupparsi il 
germe nelle tube, altre volte nell' ovaja, tal 
altra nel basso ventre, queste stesse aberra- 



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— . 19 — 

tioni patologiche ci hanno additato il cam- 
mino che segue il germe fecondato. Laonde 
pare, malgrado le opinioni di Prevost e Du- 
mas, che V atto della fecondazione interven- 
ga neir ovaja, di dove staccandosi 1' uovo fe- 
condato, scenda lungo le tube nella cavità ute- 
rina, ove rimane fino al termine della gravi- 
danza. Ma se è facile seguire il cammino del 
germe fecondato, e distinguere la parte e l'uf- 
fizio che l'ovaja, le tube e F utero prendo- 
no all'atto generativo, non è del pari age- 
vole penetrare il modo, onde succede questo 
grande fenomeno, che ha tanto e sì lunga- 
mente piccato la curiosità dei fisiologisti da 
Aristotile fino a' dì nostri, e che è stato og- 
getto di ricerche sperimentali e di disputa- 
zioni infinite. Tre sistemi dividono 1' opinio- 
ne dei fisiologi, cioè quello dei seministi, de- 
gli animalisti, e degli ovisti. Quest' ultima è 
quella che, appoggiata massimamente ad una 
serie di esperienze fatte prima da Haller sul 
pulcino, indi da Bonnet, e infine da Spallan- 
zani sugli ovipari e sui vivipari, si concilia un 
credito di tanto maggiore di quella dei zoo- 
spermi promulgata da Lewenoech, Darwin, e 
da altri seguita; e dell'altra, detta dell'epi- 
genesi, sostenuta da Buffon ( benché da esso 
abbellita dei fiori dell' eloquenza ) di quanto 
le esperienze prevalgono alle immaginazioni. 

14. Le parti generative brevemente descrit- 
te, soggiacciono a delle alterazioni, molte del- 
le quali, avendo relazioni coli' ostetricia, è 
duopo accennare. L/ovaja degenerano, o son se- 



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— 20 — 

de di tumori, d' idatidi d'enorme volume. Le 
tube si obliterano o per intasamento, o per 
adesione di pareti. L'utero talvolta si con- 
verte in massa solida, informe senza cavità: 
è bilobato o biventre: ossificato : incrostato di 
smalto e di concrezioni calcaree : soggetto ad 
obliquità singolarmente a destra e in avanti : 
alla retroversione e all' antiversione. Nell'ami- 
versione il fondo del viscere guarda il pube, e 
nella retroversione l' osso sacro: in ambo V asse 
longitudinale del viscere diviene orizzontale: 
T una e l' altra impossibile, o rara nella gravi- 
danza, fuorché in principio. La retroversione, 
peggiore dell' antiversione, perchè il retto e il 
colon ripieni gravitando sul fondo lo spingono 
sempre più nell' escavazione, e innalzano il col- 
lo, ajutati in ciò dalla vescica ripiena; mentre 
operano il contrario nell' antiversione: onde fa- 
voriscono in questa, contrariano in quella il 
raddrizzamento dei viscere. Il collo dell' utero 
può essere scirroso, ingrossato, ipertrofico, al- 
luogatissimo in vagina da simulare prolasso di 
utero: chiuso il suo orifizio interno, più spesso 
l' esterno. La vagina può esser canale cieco ter- 
minante in cui di sacco, imperforata per ime- 
ne grosso : callosa, ristretta per cicatrice, dop- 
pia, o bipartita da un tramezzo che continua 
fino ali 4 apertura uterina: aperta nell' intesti- 
no retto. Le Ninfe sono sovente allungate. Il 
clitoride talvolta lungo, grosso da emulare 
un pene maschile; soggetto a cancro. Le gran- 
di labbra gonfie per edema, per flemmone, 
per tumore cistico, per varici. 



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— 21 — 

CÀP. o 

Della gravidanza. 



15. J-Ja gravidanza dividesi in. vera e falsa* 
Nella falsa l' utero contiene acqua ( idrometra) 
o ffaz ( fisometra ) o concrezioni polipose, san* 
gue coagulato, idatidi, mole: e qualsivoglia 
altra produzione od affezione morbosa svilup- 
pata neir utero e sue adiacenze può simula- 
re gravidanza. Alcune di queste sono vere ma- 
lattie dell' utero; altre sono il prodotto di un 
concepimento arrestato e turbato nel suo cor- 
so, per cui l' embrione è stato -distrutto: ta- 
le è la mola, o guasto germe; la quale non 
è che una massa aderente alle pareti dell'u- 
tero, procedente dall' embrione distrutto, e che 
continua a vegetare, avente diverse apparen- 
ze. Per lo più è una massa carnosa con una 
cavità nel mezzo ripiega di fluido chiuso in 
sottili membrane. La mola non soggiorna nel- 
l' utero oltre il quarto mese di gestazione, 
dacché allora l'utero si contrae per espel- 
lerla, e la sua espulsione è sovente precedu- 
ta, e sempre accompagnata da emorragia. Il 
sangue lungamente trattenuto neir utero ha 
1' apparenza di una mola, ma gittato neir a- 
cqua calda si scioglie, mentre la mola assog- 



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— 22 — 

gettata allo stesso sperimento manifesta la sua 
tessitura organica e fibrosa. 

16. La gravidanza vera può essere, come è 
noto, semplice o comporta di più feti; e può 
essere ancora complicata con altre affezioni u- 
terine. Inoltre può essere uterina ed extra t*- 
terina, e questa aver sede o nelle tube, o nelle 
ovaja, o entro F addome. A stento distinguesi 
dall' uterina, se non che a gravidanza inoltrata 
la mancanza dei cambiamenti del collo del- 
l' utero, propri i della gravidanza uterina, eia 
oscurità del ballottamento possono chiarire la 
diagnosi. Nella gravidanza extra -uterina il fe- 
to non giunge quasi mai ali' intero suo svilup- 
po. La natura sconta il suo errore per lo più 
colla morte del feto non senza gravi pericoli 
della madre. Alle volte il feto cade in mar- 
cimento, infiamma e fa suppurare le parti vi- 
cine, presentandosi vasti ascessi alle regioni 
iliache, d' onde sortono i frantumi del feto pu- 
trefatto. Talvolta sono stati eliminati scheletri 
di feti dall' intestino retto. Altre velte si tro- 
va il feto ossificato, atrofico; altre volte si rom- 
pe la cisti sua, il feto cade nel ventre con mor- 
te repentina di esso e della madre. 

17. I primi segni presuntivi della gravidan- 
za si deducono dalla perturbazione di molte 
funzioni della donna. Tali sono le nausee, i 
vomiti, l'avversione ad alcuni cibi, il deside- 
rio di altri talvolta stravagantissimi, il ptia- 
lismo, la soppressione dei mestrui, i deliquj, 
l'accresciuta sensibilità; talvolta le palpita- 
zioni, la difficoltà del respiro, F ansietà, il 



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— 23 — 

dolor de' denti, P afonia, il cambiamento del 
morale ec. Questi primi segni sono incertis- 
simi, perchè si ha sovente gravidanza senza 
che appaia alcuno di essi; inoltre possono osai 
dipendere da tutt'laltra causa che la gravi- 
danza: e siccome questi si argomentano per 
illazione da sconcerti morbosi, diconsi razio- 
nali. Altri segni esistono che cadendo sotto i 
sensi diconsi sensibili, e di questi,, non aven- 
do tutti r istesso valore nel dinotare io sta- 
to di pregnezza, alcuni sono sintomi proba- 
bili, altri caratteristici. Sono segni sensibili 
probabili il gonfiarsi delle mammelle colPareo- 
la azzurrina, il volto cambiato o coperto d' im- 
petigini (effelidi) il gonfiamento del ventre di- 
pendente da quello dell'utero, e dagli altri 
suoi cambiamenti. 

L' utero nei due primi mesi della gravidan- 
za resta nel bacino, anzi si abbassa un poco, 
e discende col suo collo verso la vagina; ma 
al terzo mese comincia a toccare il pube col 
suo fondo; alia fine del quarto lo sorpassa di 
due dita traverse; al quinto è alquanto sotto 
r ombellico; fra il quinto e il sesto dirimpet- 
to ad esso; al sesto un poco al di sopra; al 
settimo nella regione epigastrica; all' ottavo 
sale fino alP appendice zifoide, toccando col 
fondo il diaframma, ove rimane stazionario, e 
di nuovo discende nel nono. È facile conce- 
pire, che il vario sviluppo del feto, la varia- 
bile quantità di acqua devono far variare que- 
sti termini neirespettivi periodi di gravidanza 



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— 24 — 

L' utero si fa rotondo nei primi mesi, ellit- 
tico io progresso, e torna rotondo sul fine 
della gravidanza per lo sviluppamelo del suo 
callo. Imperciocché fino al sesto mese Y in- 
grandimento deir utero si fa tutto a spese del 
suo corpo; in seguito comincia a contribuirvi 
anche il collo, il quale perciò a gravidanza 
inoltrata si ammollisce, si accorcia, si assot- 
tiglia, e a poco a poco sparisce. 

L' orifizio esterno dell' utero, che in stato 
di vacuità rappresenta una scissura trasversa- 
le, diviene circolare almeno nelle primipare. 

V interna cavità triangolare si modella alla 
forma ovale del feto. 

L'aumento dell'utero nella gravidanza es- 
sendo V effetto di uno stimolo ivi chiamato 
dal prodotto del concepimento, è un processo 
vegetativo, una espansione attiva avente i ca- 
ratteri e i prodotti del processo flogistico. Di 
fatto le sue pareti si allungano e si allarga- 
no senza assottigliarsi, anzi si fanno pia gros- 
se a misura che il viscere cresce di capaci- 
tà; i vasi sottili ripiegati a foggia di rete ine- 
stricabile, si allungano si addirizzano e si al- 
largano prodigiosamente; e però questo in- 
grandimento dei vasi, effetto dello stimolo del 
F uovo, diviene esso stesso causa di nuovo in- 
grandimento per l' accresciuto stimolo e co- 
pia del sangue. Similmente il tessuto inter- 
vascolare prima appena dotato di tonicità, fit- 
to, bianco ed elastico, si spiega in vero tes- 
suto muscolare rosso, e dotato di una eminen- 
te contrattilità. Ed una prova ulteriore, che 



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— 25 — 

V utero si dilata per forza propria, per l'au- 
mentato stimolo fisiologico, e non per disten- 
sione passiva si è die egli cresce sabito eh* 
sente la prima impressione del germe e pri- 
ma che questo abbia volume sensibile. Solo 
a gravidanza inoltra^ è credibile che Y azio- 
ne dilatante dell'uovo contribuisca pure all'in- 
grandimento del viscere, 

L'utero cambia altresì di direzione acqui* 
stando diversi gradi e modi di obliquità , e 
singolarmente Y obliquità in avanti, e Y obli- 
quità 3 destra. L'obliquità anteriore è un 
effetto della naturale inclinazione del bacino, 
della lassezza delle pareti addominali y del- 
la convessità anteriore della colonna lomba- 
re : onde i primi gradi della inclinazione del- 
l' utero in avanti sono naturali, ed eziandio 
utili, perchè rendono' Y asse dell' utero paral- 
lelo all' asse dello stretto superiore, condizione 
favorevole anzi necessaria al parto. Si crede che 
T obliquità a destra dipenda dalla pressione 
diuturna dell' intestino retto ed estremo infe- 
riore del colon sul globo uterino nei primi 
mesi della gravidanza, onde n' è spinto il fon- 
do verso il lato destro, o dall' uso prevalen- 
te del braccio destro. Non si dee giudicare 
dalla situazione del collo di quella del fondo, 
perchè quantunque sia vero che il piìi delie 
volte l'uno inclini in senso opposto all'altro, 
talvolta il colle si ripiega sul corpo a guisa 
di un becco ricurvo rimanendo nel centro del 
bacino, mentre il fondo è dallo stesso lato. Le 
ialtre specie di obliquità ammesse dagli au- 

3 



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— 26 — 

tori se pure esistono, sono prodotte da cause 
accidentali morbose, come tumori nelP addo- 
me, rieir ovaja, Y abitudine o la necessità di 
coricarsi sur un lato. Quali siano gli effetti 
dell' obliquità dell' utero nella gravidanza, e 
quali nel!' atto del parto è facile a concepir- 
si : quali i soccorsi lo vedremo più oltre. 

Tutti gì' indicati cambiamenti dell'utero, 
quantunque mettano quasi in essere la gravi- 
danza, e singolarmente quando l'addome comin- 
cia ad alzarsi in punta, lasciando un vuoto ver- 
so i lombi, tuttavia non la chiariscono del 
tutto, né giovano a distinguere la falsa dalla 
vera. Della quale Y unico indizio caratteristi- 
co e cerio sono i moti spontanei del feto: on- 
de di vera gravidanza non si può avere cer- 
tezza che verso la metà del corso, periodo 
nel quale si cominciano a sentire i detti mo- 
ti. E però la vera diagnosi di essa riposa nel 
metodo di risvegliare i moti del feto, i quali 
soli lasciano riconoscere la presenza d'un tut- 
to vivente nell' utero. Ciò si ottiene coir esplo- 
razione della donna, operazione preziosa nel- 
T arte, e giustamente appellata bussola dell' o- 
stetrico. 

Per questa adunque si risvegliano i moti at- 
tivi del feto, e si comunica insieme alla mas- 
sa fetale un moto passivo per mezzo di una 
mano stesa sul ventre, e del dito dell altra 
in vagina. 

48. Dopo aver votato, se fia d'uopo, T in- 
testino retto e la vescica, si fa situare la don- 
na appoggiata col dorso contro un corpo so- 



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— 27 — 

lido in piedi, e fattele divaricare le cosce, 
T ostetrico posto dinanzi ad essa con ginoc- 
chio a terra, porta il palmo di una mano sul 
di lei ventre, Y indice dell' altra mano unto 
e indi allungato sulle altre dita piegate sul 
palmo, fra le gran labbra , le quali allontana 
T una dall' altra per entrare in vagina. Giun- 
to al collo dell'utero dietro al pube, ed ivi 
poggiata la punta dell' indice, imprime alter- 
nativamente col dito sul collo, e col palmo 
dell' altra mano sui fondo dell' utero un urto 
all' utero medesimo : e siccome è manifesto 
trovarsi allora il viscere e ciò che in esso 
contiensi fra due forze, il feto, se vi esiste,, 
sospinto da ambo le sue estremità ovoidali, 
ricade sul dito esploratore , comunicandoli la 
sensazione d'un colpo, la quale lo stesso dito 
ripercuotendo il corpo piombato in basso fa 
poi risentire, benché più oscuramente , alla 
mano sul ventre. È a questa specie di on- 
dulazione del feto che si da il nome di ballot- 
tamento. Si aggiunge dopo gì' insegnamenti di 
Kergaradek , che applicando sul ventre della 
donna o lo stetoscopio, o V orecchio si sentono 
le pulsazioni del cuore del feto, e quelle 
della placenta. Queste sono semplici, isocro- 
ne a quelle del polso materno accompagnate 
da sibilo; quelle del feto doppie e più pre- 
cipitose, perchè provenienti dal doppio battito 
del cuore del feto. 

19. A compire V istoria della gravidanza 
restano a notare alcuni fenomeni morbosi con- 
comitanti, cioè T edema , le varici alle gam- 



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— 28 — 

be, e alle gran labbra, i crampi, le emor- 
roidi, la stranguria, o Y enuresi, le fenditure 
della pelle dell' addome/ il dolore agi' ingui- 
ni, ai lombi: effetti tutti dipendenti dalla pre- 
mente distensione dell' utero. (*) 



(*) IT Pr. Vannoni ha icoperto nelt' orina delle doa~ 
ne inciu te un principio particolare, da lui detto Ki>- 
$tina t determinabile con criterj e reagenti chimici. 

Ma questa produzione sui generis è essa costante 
nella gravidanza? È ella propria unicamente della 
gravidanza? Questo è cicche la potrebbe elevare a va- 
lore di segno diagnostico, e che solo il tempo e te ul- 
teriori osservazioni potranno determinare* 



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— %<ò — 

CAP. 4. 

Dell' ovologia. 

20. il ei primi giorni dopo il concepimen- 
to il germe fecondato nuota libero, indi at- 
taccandosi alle pareti uterine rappresenta una 
vescica trasparente, la quale fassi a poco a 
poco opaca. Quaranta giorni circa dopo il con- 
cepimento apparisce primo il rachis, indi si 
fanno manifesti i moti del cuoricino, e i ru- 
dimenti organici della macchinetta, che dicesi 
embrione. Il cordone ombelicale apparisce un 
poco più tardi, e si distingue pure ad un 
tempo il sesso. L'ossificazione comincia al 
secondo mese, e nel terzo si fanno sensibili 
i moti di tutta la macchinetta, che allora prende 
il nome <li feto. Pesa tre once, ed è lungo 
tre pollici circa. La testa voluminosa, flessa 
in avanti forma la meta del peso e della lun- 
ghezza: al quarto mese si formano Y unghie; 
un poco di meconio comincia a trovarsi nel 
principio del canale intestinale. Nei tre mesi 
consecutivi cresce molto di più, e al settimo 
mese ha tredici pollici circa: si dissipa la 
membrana pupillare, scendono i testicoli nello 
scroio. Sul fine della gravidanza ha per ordi- 
nario diciotto o venti pollici di lunghezza, e 
sette o otto libbre di peso. Ma la varietà del 
peso, e della lunghezza dipendendo da molte 



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— 30 — 

circostanze, né Y uno né Y altra possono ser- 
vire di fondamento per giudicare dell'età del 
feto. Volendo una regola per stabilire »\ fatto 
giudizio si misura con un nastro la lunghezza 
del feto dal vertice alle calcagna; indi appli- 
cando la metà di questo nastro addoppiato al 
corpo del feto si trova che nel feto a tèrmine 
cade dirimpetto al bellico, neir ottimeslre un 
poco sopra al bellico, nel seltimeslre un poco 
sotto T estremo inferiore dello sterno; e cosi 
mano mano la detta misura sale più verso lo 
sterno quanto meno il feto è maturo. I quali 
diversi termini uniti ai caratteri di maggiore 
o minore sviluppamene e maturità saranno t 
migliori criterj per giudicare dell'età del feto. 
La pelle rossa massime sotto il palmo della 
mano, sotto la pianta dei piedi, sullo scroto, 
la cute lanuginosa e mancante di quella pa- 
tina che cuopre il feto a termine, la mem- 
brana pupillare; l'unghie molli, la testa poco 
ossificata sono segni di immaturità. 

1/ attitudine a vivere nel feto comincia fra 
il sesto e settimo mese, quantunque vi siano 
esempj (però dubbi ed equivoci ) di feti vis- 
suti, benché nati primi di questa età intra 
uterina. È falso che i scttimestri siano più 
vitali degli ottimestri: la capacità a vivere 
dipendendo non meno dall' età che dallo svi- 
luppo degli organi, è evidente, che quanto 
più il feto è maturo tanto più é capace di 
vita. 

21. Il feto nell'utero si sta rannicchiato su 
se medesimo in guisa da raffigurare un ovoide, 



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— . 31 — 

la di cui lunghezza è parallela aliasse dell'u- 
tero, e dello stretto addominale; né altra pò* 
sizione è a lui possibile. Imperocché Y utero 
avendo negli ultimi periodi di gravidanza do- 
dici pollici di lunghezza, sette, o otto di lar- 
ghezza, e il feto disteso diciotto, come si disse, 
è d 9 uopo una posizione che ristringa mollo il 
suo volume. Ora in quella massima flessione 
di tutte le sue membra le une sull'altre rap- 
presentante un corpo ovale, ha una lunghezza 
di nove o dieci pollici, onde i due estremi 
devono essere rivolti uno in alto, e l'altro in 
basso verso la bocca dell' utero: e siccome la 
testa è fin dal principio la parte più pesante 
e più sviluppata, così corrisponde quasi sem- 
pre fino dal bel principio della gestazione al- 
l' orifizio dell'utero. E però il capitombolo 
creduto dagli antichi è smentito dal peso 
della testa, dalie sproporzioni fra la lunghezza 
del feto così aggomitolato, e le dimensioni 
laterali deir utero, e infine dalle sezioni isti- 
tuite a qualunque periodo di gravidanza. 

22. Diconsi dipendenze del feto o secondine 
le membrane, e le acque contenutevi, la pla- 
centa, il funicolo ombelicale, e la vescichetta 
ombelicale. Esse sono un prodotto dell'atto 
fecondatore. 

23. Le membrane sono tre sovrapposte le 
une alle altre. La decidua esterna, il corion 
media, 1' amnios interna, e formano quel sac- 
co membranoso chiuso, entro il quale stanno 
lo acque, ed il feto bagnato tutt' intorno da 
queste. 



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— 32 — 

1.° La decidua, o caduca prima ad apparire 
dopo la fecondazione, non è in origine che 
una produzione albuminosa sulla parete interna 
dell' utero, la quale si organizza poscia in 
membrana. Il germe nello scendere dalla tuba 
per imboccare la cavità uterina, stacca e de- 
prime quest'intonaco, e affondandovisi se ne 
forma un invoglio. Da queir istante esso costa 
di due lamine, 1' interna delle quali forma 
T epicorion, o la reflessa dell' Hunter ; F ester- 
na è la caduca uterina: la quale tapezza e 
aderisce colla faccia esterna all' utero fino al- 
la circonferenza della placenta, ove si riflette 
per formare la lamina Hunteriana. Tuttavia 
non si può dire propria del feto, perchè si 
forma neir utero anche nella gravidanza ex- 
tra-uterina. Cospicua nei primi mesi della gè* 
stazione, si fa quasi evanescente, o almeno si 
stacca dall' utero sul fine. 

2. La faccia esterna del corion aderente 
alla interna della decidua reflessa è lanugino- 
sa, filamentosa. Forse dà origine alla placen- 
ta, che per opinione di Haller non è che un 
più ampio sviluppo dei fiocchi villosi vasco- 
lari della faccia esterna del corion, i quali di- 
fatto si fanno più apparenti, nodulosi, idatifor- 
mi nel punto dell' uovo che è a nudo con- 
tatto coli utero per la mancanza della decidua. 

3.° L 9 amnios è liscia, diafana, esalante, 
concentrica, ma separata dal corion nei primi 
mesi di gestazione per grande spazio ripieno 
di fluido, il. quale si ristringe a mano a mano 
Ohe si estende il sacco amaiolico: finché al 



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— 33 — 

quarto mese ogni intervallo sparisce, e le 
due membrane sono affatto contigue, o de- 
bolmente aderenti. 1/ aranios , e il corion 
percorrono sotto la decidua l'interna parete 
uterina fipo alla circonferenza delia placenta, 
dove abbandonano la decidua ivi ripiegatesi, 
cuoprono la faccia fetale della placenta, alla 
quale aderiscono, e si prolungano sul cordo- 
ne ombilicale, al quale Tamnios fa V esteriore 
invoglio Gno in prossimità dell' anulo ombi- 
licale, ove s' incontra, e si continua coi te- 
gumenti del feto: il corion s' immedesima col 
tessuto cellulare di esso cordone. 

L' acqua contenuta nelle membrane è un 
siero limpido, leggermente salato, albumino- 
so, inodoro. Tinge nelle donne veneree che 
hanno fatto uso dei mercuriali, in colore ar- 
gentino le lastre di rame. È in maggior quan- 
tità al principio che al termine della gravi- 
danza. La sua quantità però è variabilissima; 
da poche once a due o tre libbre. Tuttavia 
è sempre in ragione inversa del peso e vo- 
lume del feto anche all'atto del parto. È ra- 
gionevole il crederla un prodotto dell' esala- 
zione dell' amnios. È chiaro esser destinata ad 
impedire gli attriti, 1* agglutinamento fra le 
membra del feto ripiegato su sé stesso, a 
proteggerlo dagli urti esteriori, dalle contra- 
zioni immediate dell' utero: a formare la bor- 
sa nell' atto del travaglio del parto, molto ac- 
concia a dilatare blandaminte V orifizio ute- 
rino, a lubrificare le parti genitali, onde me- 
glio si prestino al passaggio del feto. 



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— 34 — 

24. La vescichetta ombilicale è una piccola 
borsa piriforme del volume di un grosso pi- 
sello ripiena di un siero giallognolo. Sul prin- 
cipio della gestazione sta attaccata immedia- 
tamente all'apertura ombilicale dell'embrio- 
ne, e sembra quasi uscire dal suo ventre con- 
tinuandosi cogl' intestini per mezzo del suo 
peduncolo: ma dopo alcune settimane se ne 
allontana stante V allungamento del cordone 
ombilicale, cui si trova intimamente connessa 
por una specie di collo sottilissimo, il quale 
striscia fra 1' amnios, e il corion nella sua an- 
data verso il cordone. Verso il quarto mese 
di gravidanza svanisce. Sembra destinata a nu- 
trire T embrione, prima che 1' ovulo siasi at- 
taccato alle pareti uterine; quasi come i coti- 
ledoni alimentano i semi confidati al terreno 
innanzi che attingano da questo i principj del 
loro nutrimento. 

25. La placenta è una massa cellulo- va- 
scolare assomigliante a una focaccia, attacca- 
ta con una faccia alle pareti dell' utero, e 
coir altra riguardando il feto, al quale aderi- 
sce per mezzo del cordone ombilicale; onde 
essa stabilisce comunicazione fra la madre e 
il feto. La sua faccia esterna o uterina co- 
perla di strato membraniforme è profonda- 
mente solcata, scabra irregolarmente, e sparsa 
d' eminenze, o cotiledoni, i quali s' impianta- 
no nei solchi delle pareli uterine corrispon- 
denti, e sono inezflt d'unione fra l'utero e la 
placenta. Non avvi però inosculazione imme- 
diata fra i vasi uterini e fetali nella placen- 



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*- 35 — 

ta, come alcuni sostengono: lo che è provato 
1. dalle iniezioni, le quali Haller, e Rutschio 
fecero bensì penetrare una porzione di pla- 
centa senza pervenire nei vasi del cordone 
ombilicale; e se Williams e Biancini le spin- 
sero fino nei vasi fetali , non si può dai loro 
esperimenti giustamente dedurre la diretta co- 
municazione vascolare 5 per avere i medesimi 
fatto uso di fluidi troppo penetranti e sotti- 
li. (*) 2. perchè le pulsazioni del cordone so- 
no più frequenti di quelle del polso materno. 
3. Svenando una pecora prima detratto del 
parto, si svuota parte della placenta, ma il 
feto resta pieno di sangue, e si estrae vivo 
eziandio poco dopo la morte della madre. 4. 
Secondo Prevost, Autenrìeth e Dumas, il san- 
gue del feto nelle damme e nei conigli è dis- 
simile da quello della madre pel colore, e 
per la forma e grandezza dei globuli. 5. 
Dopo il parto l'utero resta immune da lace- 
razione. Fin qui i fatti : ora vaglia il riflettere 
che questo modo d'unione non immediata è 
un saggio provvedimento di natura, perchè il 
passaggio diretto dei fluidi della madre al feto 
sarebbe stato- a questo fatale, dacché avrebbe 
esso partecipato di tutti i disordini, ai quali 
può soggiacere la circolazione materna, né il 
sangue materno sarebbe stato affatto acconcio 
senza previo cambiamento a nutrire la dilicata 
macchinetta del feto. - La faccia interna poi 
della placenta è liscia, aderente al corion, il 

(*) Velpetu Toeolog. pag. J98- 



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— 36 — 

quale colVamnios cuopre il plesso vascolare, 
da cui trae origine il cordone. Il colore della 
placenta è rossigno, variabile però per malat- 
tie. Talora sparsa d' idatidi, di durezzze, stea- 
tomatosa. La forma è rotonda, ovale, o a rac- 
chetta, talvolta simile ad un rene, o fagiuolo. 
La struttura è lobata, ed i lobi coiscono per 
mezzo di trama cellulosa, o d' una materia 
cotennosa inorganica. (*) Né i vasi di un lobo 
comunicano con quelli dell' altro, onde ogni 
lobo si può riguardare come una piccola pla- 
centa. Il cordone, che per lo piò nasce dal 
centro, talvolta prima di spiccarsi scorre per 
buon tratto fra le membrane, e s' innalza quindi 
dal margine: altre volte i suoi vasi vi si spar- 
pagliano divaricati dando alla placenta la forma 
di un parasole.- Si attacca d' ordinario ai lati 
del corpo dell'utero, o air indietro, o in avanti, 
spesso al fondo, talvolta al collo. È degno di 
osservazione che quando si attacca al collo è 
causa di emorragia ricorrente verso gli ultimi 
mesi di gravidanza, perciocché il collo dell'ute- 
ro non si può allora assottigliare, e distendere 
come il richiede il progresso della gestazione, 
senza che si lacerino ad un tempo le radici 
e i mezz i d' attacco della placenta. La pla- 
centa attaccata al collo é anche più tenue 
che quando si attacca alla sede ordinaria. Il 
volume della placenta comparativamente al 
feto é maggiore, quanto più questo é vicino 
alla sua prima formazione. 

O Velpeau Op. cit. pag. 172. 



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— 37 — 

Quando vi sono più feti avvi un numero cor- 
rispondente di placente ora separate, più spes- 
so connesse pei loro margini: ma la loro unione - 
sembra non formare continuità di tessuto, co- 
me proverebbe il non passare le iniezioni del- 
l' una all' altra, e il continuare a vivere un 
feto, mentre è morto l'altro. 

Per ordinario ogni feto è Chiuso nelle sue 
proprie membrane; solo che nel caso di pla- 
cente connesse il corion non si continua tut- 
t' intero sull' amnios; ma avvi un tramezzo fatto 
dall' addossamento dell 9 amnios, che separa i 
gemelli. 

26. Il funicolo è composto di tre vasi san- 
guigni cioè due arterie, e una vena unite in- 
sieme per tessuto celluioso. La vena più grossa 
delle arterie è senza valvole, tortuosa, spesso 
ripiegantesi a guisa di spirale su se stessa da 
sinistra a destra. La lunghezza del cordone è 
la stessa del feto, cioè di circa venti pollici. 
Si trova alle volte cortissimo, altre assai più 
lungo. Se ne sono veduti di cinquantasette 
pollici, e più lunghi ancora. Gli esempj di 
cordone duplice in feto unico sono certamen- 
te anse dello stesso funicolo molto lungo, at- 
taccatosi a diversi punti della placenta. La 
troppa sua brevità espone all' aborto, al ro- 
vesciamento d'utero, e allo strapparsi dello 
stesso cordone. Se troppo lungo, può attorci- 
gliarsi alle membra e al collo del feto, od 
uscire anticipatamente nel parto. La sua gros- 
sezza è quella del dito mignolo; pure varia: 
alle volte è infiltrato, e quasi edematoso, spes- 

4 



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— 38 — 

so nodoso, ampio, infundibuliforme alla sua 
origine a cagione di un' ansa intestinale con- 
tenutavi (ernia intestinale congenita). — Nasce 
con infinite ramificazioni dalle cellule della i 
placenta, ove alcune delle radici venose s' ini* 
boccano coli' estremità delle arterie ombelica- 
li, ed altre in maggior numero si aprono li- 
bere nella sostanza della placenta. 

27. La vena ombelicale poi giunta all' aper- 
tura dello stesso nome, ed entrata nel ventre 
del feto, monta verso la scissura antero-po- 
steriore del fegato sostenuta dalla piega falci- 
forme, e si divide in due rami, uno dei quali, 
continuazione del tronco, col nome di canale 
venoso entra nella vena cava presso l'inserzio- 
ne sua nell'orecchietta destra, l'altro mag- 
giore penetra per l' angolo d' unione del sol- 
co trasverso coli' estremo posteriore della scis- 
sura suddetta nel seno della vena porta, e 
sorte per le vene epatiche, le quali sbosca- 
no pure nella cava inferiore : per la quale il 
sangue arriva air orecchietta destra del cuore, 
ivi si mescola in parte con quello che ripor- 
ta la cava suporiore, ma in maggior copia 
traversando il foro del Botallo guarnito di val- 
vula, va direttamente nell'orecchietta sinistra, 
e da questa nel sinistro ventricolo , che lo 
spinge nell' aorta, la quale co' suoi rami ne 
dispensa il più alla testa e membra toraciche. 
Il resto del sangue che l'orecchietta destra 
versa nel ventricolo destro insieme con quel- 
lo reduce dalla cava superiore, è spinto nelle 
arterie pohnonali, le quali mandano ai pol- 



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— 39 — 

moni compatti, depressi, inoperosi la minore 
porzione, l'altra maggiore entra nel dutto ar-< 
terioso, il quale si scarica noli' aorta descen- 
dente. Da questa dopo avere scarsamente ir- 
rigato le parti inferiori, ritorna al feto e alia 
placenta per le arterie ombelicali, rami delle 
iliache interne. Due correnti di sangue adun- 
que del feto $' incrociano neli orecchietta de- 
stra, Tuna inferiore, che separata dall'altra 
per mezzo della valvula d'Eustachio, va di- 
rettamente all' orecchietta sinistra, e da que- 
sta nel sinistro ventricolo, V altra scende dal- 
l' orecchietta destra nel destro ventricolo. È 
plausibile opinione dei più, che questa co- 
toma di sangue più tenue, e meno vitale per 
mezzo del dutto arterioso entri nell' aorta per 
compartirsi agli arti inferiori: quella più co- 
piosa, ricca d' ossigeno re vivificata nel suo ri- 
torno alla placenta si porti dopo aver lar- 
gamente nutrito il fegato, alla testa. Di qui 
il maggiore sviluppo del capo e del fegato, nel 
feto. Nel bambino appena nato si stabilisce 
poscia quel nuovo modo di circolazione du- 
rabile tutta la vita, perchè V aria entrata nei 
polmoni incita la respirazione, sicché resi essi 
permeabili ed aereati ammettono maggior co- 
pia di sangue, onde a poco a poco si chiu- 
dono e il foro di Botallo, e il canale arterie*- 
so, i quali si erano già ristretti negli ultimi 
periodi della gravidanza, disponendo così il 
sistema sanguifero al nuovo modo di circola- 
zione . 



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— 40 — 

28. Dalla disposizione delle parti pertanto 
si concepisce, che la vena ombelicale è quel- 
la che porta i materiali del nutrimento al fe- 
to, le arterie riportano alla placenta e alla 
madre il superfluo del sangue, che ha servi- 
to a nutricare il feto. Né io so come siasi po- 
tuto pensare e sostenere da celebri Fisiologi 
che il feto sia nutrito dell' acque dell' amnios: 
non lo è, perchè non hanno principj nutriti- 
vi: non Io è perchè gli acefali, i feti con 
bocca imperforata si sviluppano e vegetano 
del pari, e perchè infine esse scolano alle volte 
prima del parlo, o sono alterate e fetenti, e 
ciò non pertanto il feto è florido. Le rami- 
ficazioni della placenta, che s' impiantano nel- 
le pareti uterine non già per mezzo dei vasi 
utero-placentali di Dubois, Baudelocque, Àl- 
binus, Biancini non bene dimostrati, ma co- 
me un arbusto si inserisce colle sue barbe 
al terreno, assorbono i fluidi materni, e per 
un processo singolare, analogo alle secrezio- 
ni dell'adulto, per un ricambio di principj 
sconosciuto nell'essenza e nel modo, essa li 
modifica, e prepara pei bisogni del feto un 
fluido o sanguigno, o analogo al chilo , ma 
certamente dissimile dal sangue materno. 



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CAP. 5. 

Delle, relazioni fra la tetta del feto 
e il bacino muliebre. 

TSWKf 

29. X oichè il bacino ha diverse dimen- 
sioni ( $. 4. ) e la testa del feto avendo essa 
pure dimensioni differenti da nn punto all'al- 
tro, è chiaro, che bisogna esaminare queste 
diverse dimensioni della testa del feto, perchè 
sulle loro relazioni coi diametri del bacino 
della donna riposa la condizione del parto, 
tanto più che la testa è la parte del feto che 
pitt spesso si presenta, ed è pur quella che 
per esser la piii solida e la più grossa, offre 
le maggiori difficoltà nell'altraversare la pelvi. 

30. Benché nella testa si considerino la base 
e la volta, è questa singolarmente che merita 
di essere studiata. In essa si notano 1. la su* 
tura sagittale dal mezzo dell' osso frontale, e 
talvolta dalla radice del naso all'occipite; 2. la 
coronale da un parietale all' altro fra il loro 
anlerìor margine e il coronale; 3. la lambdoi- 
dea, che a guisa d' arco contorna il margine su- 
periore deir occipite; 4. la fontanella anteriore 
o bregma, spazio membranoso ampio, romboi- 
dale, risultante dall' incrociamento della sutura 
coronale e sagittale sul vertice; 5. la fontanella 
posteriore triangolare, più stretta, situata ove 
il termine della sutura sagittale incontra il 



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— 42 — 

mezzo della lanibdoidea. E in grazia di questi 
membranosi intervalli posti fra le ossa della 
volta, che la testa del feto è capace di una 
certa riduzione, e forse di allungarsi in un 
senso , e ristringersi in un altro , per via 
dell'accavallamento dei pezzi ossei della volta: 
particolarità d'organizzazione, della quale man- 
ca la base del cranio, che è affatto incompres- 
sibile. Onde quanto meno compiuta sarà la 
ossificazione del cranio , tanto più si potrà 
contare su questa riduzione della volta di es- 
so. Le fontanelle sono pulsanti. Benché Ca- 
puron e Bongioanni con altri fisiologi opinino 
che le pulsazioni delle fontanelle dipendendo 
dalla funzione del respiro, manchino nel feto 
tuttavia racchiuso neir utero , è dimostrato 
dalla fisiologia e dall'esperienza, 1. Che i 
moti ' delle fontanelle sono isocroni al moto 
del cuore, e verisimilmente ad esse comuni- 
cati dal! 1 innalzamento della massa cerebrale 
commossa dal tronco della carotide interna, 
e della vertebrale. 2. Che perciò possono es- 
ser sensibili pure nel feto ancora rinchiuso 
neir utero. — Si notano pure nella volta varj 
diametri, cioè uno che dall'occipite va al 
mento, misurando la lunghezza della testa, 
dicesi diametro obliquo o menio-occi pitale: 
ha cinque pollici o cinque pollici e un quar- 
to d* estensione, secondo Capuron : un altro 
diametro si misura da una protuberanza pa- 
rietale all' altra, dicesi trasverso o biparie- 
tale: un altro dalla sommità della testa alla 
sua base, diametro verticale, e ambo hanno tre 



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— 43 — - 

pollici e mezzo di lunghezza; un altro dal- 
l' occipite al fronte, diametro occipito-fron- 
tale, ha quattro pollici e un quarto, o quat- 
tro e mezzo secondo Meygrier. Un altro dia- 
metro io considero dalla fronte al mento, la 
di cui misura è di tre pollici e mezzo. Infine 
il diametro bregma-occipitale, dalla fontanella 
anteriore allo spazio fra il foro occipitale, e 
la protuberanza occipitale; tre pollici, e tre 
quarti. 

31. Dalle relazioni adunque di questi dia- 
metri della testa del feto ccn quelli del ba- 
cino muliebre si deduce che a cose ordina- 
rie il parto naturale è impossibile tutte le 
volte che il diametro obliquo, o le regioni 
della testa le qualfad esso corrispondono, si 
presentano air ingresso del bacino. Il psrto è 
pure impossibile, ove il diametro occipito-fron- 
tale si presenti in faccia al longitudinale del 
bacino, e, se non impossibile, difficile almeno, 
ove lo stesso diametro si presenti pure agli 
obliqui, i quali sulla donna vivente perdono 
di lunghezza ($. 8). Onde non restano che il 
trasversale, il verticale, il mento-frontale, e 
il bregma — occipitale che possano agevol- 
mente attraversare il bacino, e con tanta 
maggiore agevolezza se corrisponderanno agli 
obliqui di lui, che sono i più grandi. 



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— 44 — 

C A P. 6. 

Dell' Aborto. 



32. Lj aborto è T espulsione del prodotto 
del concepimento dall'utero prima del ter- 
mine ordinario della gestazione; e propria- 
mente dicesi aborto 1' uscita o dell' embrione, 
o di un feto fino alla metà circa della gra- 
vidanza j parto immaturo quella di un feto 
oltre la metk della gravidanza fino verso M 
sesto mese di essa. Nascita prematura quel- 
la che avviene dal sesto in poi e prima del nono. 

33. L'aborto succede * qualche volta senza 
manifesta cagione, più spesso al seguito di 
una causa conosciuta, la quale ora si ripone, 
od opera sul feto , ora sulla madre. Quindi le 
cause di esso sono predisponenti o determi- 
nanti, interne od esterne. Spesso è V effetto 
di più cause cospiranti a produrlo. Fralle cau- 
se predisponenti si noverano in quanto alla 
madre una costituzione delicata e nervosa; la 
sensibilità parziale dell' utero, la debolezza o 
la rigidità di esso, lo scirro del suo collo, 
alcune affezioni o morbose produzioni svilup- 
pate entro la cavità o nella spessezza del 
viscere o delle vicine parti , la pletora ge- 
nerale, o parziale dell' utero, V abitudine al- 
l' aborto. Relativamente al feto e sue dipen- 
denze la brevità del cordone ombelicale, lo 
scolo anticipato delle acque per rottura delle 



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— 45 — 

membrane. Le determinanti sono le vive emo- 
zioni dell' animo, i patemi tristi, i salti, i col- 
pi sul ventre, le risa smodate , la corsa per 
vie scoscese e diseguali, le malattie violente 
della donna, le malattie e la morte del feto, 
il distacco violento della placenta, la sua in- 
serzione al collo dell' utero, V abuso dei dra- 
stici, emmenagoghi, i bagni freddi e i caldi 
specialmente parziali, i salassi inopportuni, 
l'abuso del coito, le vesti strette. Dal che 
si comprende che secondo il loro respettivo 
modo di agire le cause produttrici dell* abor- 
to si riducono o a diminuire l'affluso del 
sangue al viscere conservatore dell'uovo, o 
ad accrescerne l'impeto , o a disordinarne il 
circolo. È inutile il dire che le cause pre- 
disponenti possono divenire determinanti. L' a- 
borto interviene più facilmente all'epoca or- 
dinaria dei mestrui. Quando dipende da cau- 
se interne inerenti alla costituzione della ma- 
dre, e allo stato dell'utero è più frequente 
al principio che sul termine della gestazione. 
Per contrario s* osserva che pervenuta una vol- 
ta la gravidanza al quinto o sesto mese, le 
violenze meccaniche sono quasi le sole- che 
possono determinarlo. 

34. L'aborto è talvolta annunziato da segni 
precursori, talvòlta si dichiara subitamente. 
Un dolor insolito ai lombi, un senso di peso 
in fondo al bacino, uno stillicidio di sangue 
dalla vulva, V avvallamento del ventre, la ces- 
sazione dei moti del feto, e il sentire in loro 
vece un corpo che si muove nel ventre co- 



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— 46 — 

me una palla a seconda delle posizioni che 
prende la donna, V appassimento delle mam- 
melle, e la secrezione dai capezzolo cT un 
•fluido sottile, un cerchio plumbeo intorno agli 
occhi: tali sono i segni che fanno temere 
dell'aborto: la certezza del quale poi si ha 
colla eplorazione interna, la quale offire i fo* 
nomeni stessi del travaglio del parto, cioè 
dilatazione dell'orifizio, tumore della borsa, 
indi rottura. 

35. Si riguarda il prognostico dell' abtrte 
come più grave di quello del parto ; ma a bea 
considerarla questa opinione è destituta di fon- 
damento, ove si riguardi V aborto in se stes- 
so-, dacché il travaglio necessario all' espul- 
sione di un embrione, o di un feto non com- 
pita© è più facile e più breve che quello del 
feto a termine, e tutto di vediamo donne abor- 
tire senza il menomo danno o risentimento. 
Che se spesso vediamo intervenire il contra- 
rio, ciò è da attribuirsi alla causa che ha pro- 
dotto questo accidente, e non alla natura istes- 
sa del travaglio uterino. Onde per giudicare 
dell' inauenza dell' aborte sull'universale della 
donna, e statuire il suo prognostico, è d' uo- 
po estimarlo non in se stesso, ma in rela- 
zione colle cause produttrici, e collo stato del- 
l' utero, e singolarmente degli organi e delle 
parti sulle quali ha operato la causa morbosa. 
A parità di circostanze l'aborto spontaneo, 
quello dipendente da malattie dell'uovo è me- 
no pericoloso che quello prodotto da cause 



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— 47 — 

occasionali violente senza alcuna predisposi- 
zione. 

36. Il primo oggetto nella cura dell' aborto 
deve essere quello di prevenirlo, indi curare 
gli accidenti, ove sia stato inevitabile o ino- 
pinato. Le indicazioni però variano a secon- 
da delle cause. Così quando la pletora della 
gestante può far temere, od ba già altra fiata 
prodotto T aborto, il salasso parco e ripetuto, 
un regime tenue sono necessarj a prevenirlo. 
11 vitto nutriente per contrario, V uso dei to- 
nici vagMono a prevenire queir aborto che di- 
pende da debolezza generale o parziale dell'u- 
tero. I bagni tiepidi, gli antispasmodici pos- 
sono convenire nel caso di rigidità dell' ute- 
ro. Infine oltre V allontanamento di tutte le 
cause determinanti sovraindicate , quando la 
causa dell' aborto è oscura, o che esso dipen- 
de da un 9 abitudine contratta dall' utero , è 
d' uopo raddoppiare i riguardi e le cure pro- 
prie delle gestanti, e ciò singolarmente al- 
l' approssimarsi del periodo, nel quale soleva 
aver luogo questo accidente. Quando poi l'a- 
borto è dichiarato, perchè i mezzi impiegati a 
prevenirlo sono stati infruttuosi , è d' uopo re- 
golarsi come se fosse un parto ordinario. Un 
avvertenza importantissima si è di badare a 
non rompere il sacco delle acque nell' aborto 
che succede prima della metà del corso del- 
la gravidanza, essendo desiderabile (come qua- 
si sempre succede ) che fino a queir epoca 
sia espulso l'uovo in massa, perchè la placenta, 
essendo allora più voluminosa del feto, non 



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— 48 — 

uscirebbe per l'orifizio uterino non abbastan- 
za dilatato per concedere passaggio alla massa 
placentale, la quale resta allora nell'utero., e 
può divenire Causa di varj sconcerti: né ad e- 
strarla giova il tirare metodicamente sul cor- 
done, il quale esilissimo si romperebbe; né 
si può introdurre la mano neir utero poco a- 
perto. Laonde è precetto di tutto rigore il 
lasciar sortire V uovo tutto intero. Che se per 
negligenza, o per tenuità delle membrane suc- 
ceda la rottura del sacco e P uscita del feto, 
restando la placenta nella cavità uterina, il 
principale ed immediato accidente, a cui è 
esposta la donna, è P emorragia uterina, del- 
la quale parleremo a suo luogo. In sì fatti casi 
si dee innanzi tutto, e principalmente mante- 
nere aperto l' orifizio dell' utero con uno o due 
dita, indi corcare di eccitar le contrazioni ute- 
rine con fregagioni suir ipogastro, colla segale 
cornuta; onde avanti che il collo abbia avuto 
tempo di richiudersi, procurare 1' espulsione 
della placenta. E quando si cominciasse a senti- 
re a traverso P orifizio, si potrebbe uncinare 
con le dita, o con le mollette a falso -germe. Si 
potrebbero pure provare le iniezioni di Mo- 
yon. Del resto la placenta può uscire anche 
trascorso un periodo più o meno lungo dalla 
espulsione del germe. E uscita atroftata dopo 
nove mesi. 



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¥1 Le 




io cause efficienti del parlo sono te 
contraxioni uterine, alle quali si aggiungono, 
quali poterne aqsiìiatrici , le contraiioni dei 
muscoli addominali, del diaframma, di tulli i 
muscoli, i quali attaccandosi al bacino il ren- 
dono più fermo e stabile. Il diaframma poi e 
i muscoli delle pareti addominali contraen- 
dosi si applicano sull'utero, lo cingono da 
tutte le parti, e gli servono di punto d' ap- 
poggio e di sostegno, aiutandolo cosi ad e- 
spollero il feto, il quale si vuole interamen- 
te passivo 4n questo atto della donna. Cbe 
Y utero sia ta vera causa efficiente del parto, 
* che eepetia il prodotto del concepimento 
per fona propria indipendente, è dimostralo 
A, dal sentirsi manifestamente le sue contra- 
zioni palpando I' addome, e meglio introdu- 
cendo la mano della sua cavita, e dal rien- 
trare s« se stesso dopo il parto, rappresene 
lamio un globo duro dietro V ipogastro. 2. 
Dall' espellere i feti morti, e gli acefali. S. 
Pali' effettuarsi il parto nello stato di sinco- 
pe della donna, e talvolta anche in quello di 
morte apparente o reale. Del resto «' ignora 
la causa naturale cbe muove V utero a con- 
trarsi al termine prefisso di nove roeai. Le 
ipotesi «vaniate in proposito sono tutte sog- 



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— 90 — 

gelle a difficoltà ed eécwionfe. Fra quelle 
proposte, o a vicenda rigettale, la seguente 
che io avventuro, fai sembra la più verisimi- 
le, perchè dedotta dalla esservarione e dalla 
fisiologia. Negli ultimi periodi della gravidan- 
za il loro di BttaHo Ai ta restringendo & mi- 
sura ohe il frlo si fcccosta al termine d*l 
{•rio, preparandosi cèsi a quel modo di «ir- 
cplaaione c&e dee cainpirsi % dop* la nascte*, 
e dorare per lotta I» vila. È evidente che il 
ristringkftento progressivo del for# di Botal- 
lo, * forte anchg ^ol dnU o arteriose, oppo- 
nendosi ài co^lfeft^ * <!*» 
dell' atrio ìMìt v égg yorlareCim ristalo nel- 
la vei* Wellicde^q^i rtlb pbee»ta, 
già essa|ttfejH(k>Btìi a disunirti ptr IV 
blilera»i<%# «IcjpMwi ^*: •* ^te per- 
ciò ingorg^el pregna 4i*mqpt oon 4** jmh 
rkwrcerne r urclihjuantitli dèli' *t«to, il 4 uak 
poro trovandosi sovraccaricato comincia * eoa- 
trarsi: onde la prima t^sione: delle timbra- 
ne* il fremito delle fife#e uterine, e i dolori 
presagiénti che precorrono il parto; ki tal gui- 
sa la natura col solo roezio di andata a po- 
co a poco ristringendo la delta aperta», prov- 
vede alla ftitura circolazione polmonare, ed al 
distacco ed espulsione dell* uovOi 

38. J segtìi del |*rto si dividano in pro- 
dromi, in <awatterislici preprj dell\ attuai tra- 
vaglio, a in simpatici o ,ooneomitanti« 

3SL È indilo l' appseasUnamt del parto 1 
Dal tempo trascorsa d»Wa *nppr#t*icme 
dei mestrui: il qual 'segno è incerto, porche 



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_ 51. — 

si &wm, uasciier prematura a tardiva, fiorii 
feto «pub giunger^ a maturila , a, veaiw in i 
luoe prima del compimento del nono mene-, 
cw# air incontro può soggiornare nel T ute- 
ro oltre il nono mese. Le nascite tardive ne- 
gate da Umtfe Astruck, Maon, ammise <la 
Pntit, L*mt,,Foderét GapwQn, son provai^ 
dall' analogia, pere}* dì due vj^ qhe q>a*jla% 
n*l giano medesima una figlia p#ii. preste^, 
od u^ f pìi) tardi Né sewp ragiona i| Legifo, 
latore accorda la ifghtimUà della prolq fin^ 
al delira* pese di gravidanza» ohra il qu?fc. 
non è da prederò a nascile Aurdiw» Questft 
14390 è incertp eziandio, pu&kb può la doftr. 
d« rfftacq incìnta #u| fiapro ; dpi mirili, a 
jtee «TanU U principio dei UK*tr*ji: ora «o* 
mjnciaade j* cpat^tr? dalla- «ancata, mestrua 
sione,; si «onta dal «Hwinciamento della gr&f 
fidare* nel seconda wsovW wt primo pi ar 
irebbe quasi «n mese di pragnwzji, 2. Dalr 
t'orifiwo deir ut^ro aperto: \i qua! ,s$gno pa- 
jne * . incertissimo , percb* naH*, dqnnft $be 
hanno pia volte partorita* a* opre ftò f^. 
4, Pa| <x>Uo cam*Hat0b «ceto* i* *»ta si : #eu- 
te attraverso le m$ pareti aRsoMìgUatoy. e «<**- 
lira questi impegnala allo Creilo, e non «i lascia 
•allevare, <wde We si p*i> eaqgvN U M- 
fettamenlo, 4, Dal vanire àbbassstp, ,e dal 
segmento inferiore dell'utero più vicino alia 
vagina. 5. Da un certo fremito p tremolìo del- 
la fibre del $oÙa nella esploraticene,, e 4ttiaa 
certa teggit/a iasione delle membrana* . , 



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— 52 — 

40. ! segni caratteristici del parto sono. \. 
Le doglie vere. !.. La borsa o tumore delle 
membrane. 3. La dilatazione dell' orifizio u- 
terino. 4. Spesso il muco in vagina tinto di 
sangue. 

Le doglie che sono un effetto imme- 
diato dalle contrazioni aterine si distinguono 
dai dolori di ventre di altra origine, e nato- 
n per la loro regolare interruzione. Esse co- 
minciano leggiere, brevi e rade, si fanno coir 
regolare progressióne più forti, pih lunghe e 
pih frequenti; l'utero noli 9 alto deHa dòglia 
si sente contralto, duro; finalmente esploran- 
do la donna si sente aprirsi la bocéa délTu- 
tfero; formarsi la borsa tesh, ed elastica afl- 
T atto della doglia, indi farsi lacctda duranti 
hr calma < i quali segni riuniti costituiscono 
la diagnosi intera d'attuale travaglio. Inoltre 
le doglie hanno per carattere di farsi sentire 
tiai lombi verso il coccige, dal bellico verse 
f ano? i dolori falsi, o ventrali possono pere 
consistere colle varie doglie uterine, o prove* 
carie sfctyatfcatoente. 

- La dilatartene dell* orifizio sembra V ef- 
fttte composto delle contrazioni uterine , e 
della borsa delle acque, e della testa del fe- 
to sospinta dalle stesse contrazioni. Non è gii 
che le fibre del collo sièno in antagonismo 
con quelle del corpo dell* utero; come 6 sta- 
ta 1 opinione di Stein ed altri, ma contraen- 
dosi la massa delle fibre uterine per ogni verso, 
è naturale che col ravvicinarsi le loro eetre* 
miti, le fibre del collo si devono allontana- 



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>— 53 — 

re dalla periferia che forma P orifizio, e qui- 
vi lasciare maggiore spazio : frattantochè la 
borsa e la testa, spinte in basso dal fondo 
del viscere, s'insinuano frammezzo, e servo- 
no anch' esse di mezzo dilatante, tanto più 
che il collo noti ha alP intorno punto d' ap- 
poggio, ehe faccia resistenza. Forse ancora le 
fibre del collo meno numerose, benché piti 
fitte, hanno minor forza per resistere, sicché 
la testa del feto deve uscire per dove trova 
minor resistenza. Che poi sia un ideamen- 
te iP antagonismo fra le fibre del collo, e 
quelle del corpo è dimostrato singolarmente 
dall' osservare ehe il contorno vaginale del 
collo si apre, e si ammollisce anche primi 
ilei contorno dell' orifizio interno., mentre nel- 
V ipotesi suddetta le fibre del collo le più 
■prossime al corpo del viscere dovrebbero es- 
sere lo prime ad ammollirsi, e dilatarsi. - L'o- 
rifizio si apre, e si dilata più lentamente nelr- 
le primipare, e nelle donne malore. In oltre 
è degno d'osservazione, impiegare esso più 
tempo ad acquistare i primi gradi di dilata- 
zione che il resto di dilatazione necessaria al- 
l' uscita del feto, lo che «influisce sul progno- 
stico della durata del travaglio. 

La borsa dell' acque ha diverse forme # , 
per Io più è rotonda e prout*n$nte, e que- 
sta è la forma più favorevole al parto; 
talvolta è irregolare, se irregolare, è la forma 
della bocca uterina*, altra volta schiacciata, 
poco o niente prominente oltre P orifizio, al- 
tre volte è floscia, e allunata in forma di 



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— 54 *- 

budello fino alla vulva. Le quali divene con- 
figurazioni turbano più o meno 1' andamento 
del travaglio. 

Il muco sanguigno procede dal romper- 
si i vasellini di connessione fra la parete 
interna dell' utero, e le membrane. 

41. Nel principio del travaglio del parto 
la donna ha polsi piccoli e contratti, è presa 
da brividi, da senso di abbattimento: teme, 
dispera. L' orifizio allora è appena aperto, e 
cessata la doglia, si richiude. I suoi orli tu- 
midi e molli durante la calma, si fauno duri, 
sottili, quasi taglienti sotto le doglie. Succe- 
de quindi generale reazione, V orifizio che si 
trova verso il sacro, viene verso il centro, ed 
è più aperto, la borsa s' insinua in esso, la 
donna si sente dilaniare le reni, s f agita, si 
contorce, ma non sa far valere le doglie. Pro- 
gredendo il travaglio, i labbri della bocca 
-uterina scivolano sulla testa, la quale valica 
oltre P orifizio; la donna prova in fondo al 
bacino un senso di peso, che 1' obbliga a pon- 
zare per liberarsene; allora la faccia s' anima, 
i polsi s' aprono, s* accende sete, talvolta suc- 
cede il vomito, il tenesmo, e quindi lo sca- 
rico involontario delle feccie, e il crampo al- 
le sure . Quando le membrane si rompono , 
viene una breve calma, alla quale succedono 
le doglie conquassanti, forti, efficaci. La te- 
sta è nuda' ini vagina ; comincia a distendersi 
il perineo, si presenta il cuoio capelluto; ad 
ogni doglia se ne scuopre una porzione mag- 
giore circondata dall 9 esterno pudendo, che 



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— 55 — 

assottiglialo e disteso, il ricinge quasi coro- 
na, ma sembra sparire e retrocedere, Cncbè 
prevalendo le contrazioni uterine, ne fanno a- 
vansare la più gran parte. Infine la donna 
raddoppia le sue forze, si aggrappa a tuttociò 
che incontra, morde, lacera, percuote gli og- 
getti vicini , e 1' utero con doglie più effica- 
ci scaglia fuori la testa, strappando il frenu- 
lo, e soverchiando la resistenza del perineo 
distesissimo, e prominente a foggia di emi- 
sfero. Tale è r andamento del parto naturale. 
Resta a vedere il meccanismo con cui si ef- 
fettua. 




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56 — 



C A P. 8. 



Ielle diverti specie di., par lo naturale, 
e toro meccanismo. 



42. Il parto può terminarsi naturalmente, 
sia che si presenti la testa, sia che si pre- 
sentino le natiche, le ginocchia, od i piedi. 
Si sa che quello per la testa è il più fre- 
quente, indi quello per le natiche. Ma per- 
chè il parto per la testa si termini natural- 
mente, richiedesi, oltre la buona conformazio- 
ne del bacino muliebre, che la direzione del- 
l' asse longitudinale dell' utero coincida colla 
lunghezza della testa, e che la testa si pre- 
senti allo stretto superiore in modo, che il 
suo diametro mento-occipilale, maggiore di tut- 
ti i diametri del bacino ( $• 31 . ) sia paralle- 
lo all' asse dello stretto medesimo. Che se 
inclinando per T una o per T altra parte esso 
tenda a toccare eoa le sue estremità il mar- 
gine pelvico, la testa si dispone a presentare 
o la nuca, o la fronte, o le .tempii, parti 
le quali , incontrando col lungo diapielro 
della testa allo stretto diametri più brevi, non 
possono attraversarlo. 

Del resto il parto per. 1* estremità pelvica 
comechè possa compiersi naturalmente , non 
presenta già la stessa facilità e sicurezza che 
il parto per la estremità occipitale. La com- 



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— 57 — 

pressione dei fairfcotoe de* visceri cbfost nel- 
le cavità splancniche è inevitabile per lo mei* 
re del feto a modo di cuneo. La tetta, 
appena valicate lo stretto, è fuori del pe- 
lerò deir utero: onde nelF istante ohe que- 
sto viscere abbisogna di tetta la sua fona per 
espettorò la parte pHi voluminosa del feto, 
questa si sottrae al potere espulsivo dell' w- 
tero per essere abbandonata ai pressiti dei 
muscoli addominali, 

43. Si riconosce il parto per la testa alla 
presentanone di un tumore solido rotondo, nel 
quale si distinguono le suture e le fontanelle. 
44* La testa si pub presentare * in quattro 
pernioni diagonali, (folla prima ^ oocrptte è. ri- 
solto alla caviti cotiloidea sinistra, e la freiri* 
alla sinfisi sacife-iliaca destra; la sutura sa- 
gittale dirètta dalla carità cotiloidea sinistra 
ali» sinfisi sacro-iliaca destra corrispondeva 
quel diametro obliquo del bacino. Nella ser- 
conda posizione P occipite è rivolto alla ca- 
tto cotiloidea destra, e la fronte alla sinfisi 
sacro iliaca sinistra. Nella terza, die è P op- 
porta della prima; P occipite riguarda la ain- 
gsi-sacro iliaca destra, la fronte la cavità ce- 
tHoidea «nutra. Nella quarta, che è P one- 
sta della seconda,' V occipite è alla sinfisi sa- 
ere-iliaca sinistra* la, fronte alla carità coti- 
loidea destra: 

Le posizioni dirette ammesse da alcuni au- 
tori, ne* meritano posto tra le posizioni, oa- 
tuqaK, perchè a cagione detta oonvessèU del* 
la. fruite, dell' acei^ite, e dall'angolo s«m>- 



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— SH* — 

vertebra!*, qmadt qtoetta pferftt pmo a 
tatù, éhbcriefido alla, fona delle oooiraator* 
utertoe volgono a destra e a sinistra, lati tre 
quando la letta si rimanesse- in quella aiuta- 
mut, il parto sarebbe tempro più difficile. l*e 
trasversali tiriducoa* più « omo «Ile oblique. 
La prima delle pwiwMt indicate ( eoeip»- 
to^otiloidea sinittra) ohe è la pie Ire^teii- 
le, è, eziandio la più fittile di little. 

45. Al principio del travaglio del parto, 
p. e. nella prima periziane il diametro «folla 
te*ta, cho corrisponde all' oblique dal becro* 
elle fa do sinistra a destra è V oecipilo-fn*^ 
talè} all' altro diauHtrO oblique : efet fatino 
«•c+itfMonde U ^pai-telate é*Ha U*i* i* tour 
gbwia della teala, citò H sue diameli» <*lv- 
qto taglia ad aogald r atee del JitfteUot tf 
ncUamelra perpendicolare è. parallelo a «furato 
M»see.* «ode si> tede ohe Boom la ruttateti! fot 
A diatneiri dulia teista * dei bacie* nera Meo 
le più favorevoli al parto ( J. 39. ) Se la 
natura poteva scorrere ma ria dubbia <e 
pietà di pericolo, te avrene altra più spe- 
dite e «icori. Perciò la tetta, toccalo. ooH» 
na eireeafefenza il cantorie del diataedo 
superiore nella titoaiione, e cotte retatali 
indiente, fa un moto «di Bession* del metto 
Milla sterno, per il quale ei dispane pi* fa- 
vorevolmente al passaggio, perciocché U stia 
faaghena si fa parai leti mB' atte del distret- 
to, : il diametro ©ocipito-fpt*Ule iti la obliquo 
aM'Mte medesimo,, e il ptfrpandicdaqe o piut- 
tosto il iinfgma-occipitale viaàe a c»rrtl[)tìn- 



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— f» — 

4lér« ali 4 abitai* del bacioo, a eoi cojrisp op- 
d4»vb P Oc^ipito-fnooUJe ; il bìparietqle solo 
rimala alsée posta. Cosi la, testa scende fe- 
licet»eiH*\ i<kèe più piccoli diametri di essa 
traversando i maggiori del distretto. Giunta 
la. troia neiP eaeavazione io grazia dei piaqi 
animali dell' ischio anteriore e posi priore, e 
della sua ferma si volge «so ve moto di ter- 
«mie del colla, ruotando sii. proprio asse da 
sinistra a destra; onde P occipite viene a col- 
locarsi sotto P ateo del pube, la fronte nella 
concavità dal sacra. Tutti i quali moti som 
tati palesi al dito esploratore, perchè la ten- 
tanti la posteriore, che Bel principio del tra- 
vaglio era versa la caviti» cotiloidea sinistra, 
si abbassa, e si porta verso il centro del ba- 
cino; tedi a poco a poco da sinistra a de- 
stra si volge verso Parodiai del pube, mentre 
P anteriore s' innalzi, e si fa «accessibile. 
Gianta la testa nelPescnvaaione, si vede con 
quel molo di rotazione orizzontale aver cam- 
biato assai le sue relazioni <wi diametri del 
bacine. Tuttavia il <sho tango diametro si fa 
be* presto parallelo all' esse dello stretto in- 
feriore; come si concepisce essendo l'occipi- 
te M4o P aree dei pube, e il mente in alto 
al di sotto del promontorio. Del resto con- 
vertendo la testa la sua direzione diagonale in 
dioetta, il suo diametro trasversale corrispon- 
de al trasversale dello stretto inferiore il 
kregma^cCipitale M pube- cocclgeo. Col qual 
cambiamento di direzione la testa ba dui>- 
</jne guadagnale 4u* grandi vantaggi, cioi 



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— <M) — 

di far cnrrfypofidere anche a4 distretto infe- 
riore i suoi piccoli diametri ai grandi 'del ba- 
cino, e di fare che essa ed il Itone», incentran- 
dosi ad angolo alla nuca, fossero paralleli o- 
gnuno air asse del respettiv o distretto. A que- 
sto ponto le contrazioni uterine operando sul 
mento, e suilk faccia che corrispondono al 
centro, ove collimano gK fifoni uterini, ob- 
bligano quello ad allontanarsi dal petto, que- 
sta a percorrer la linea curva del sacro, e 
T occipite, in proporzione che questa discen- 
de air indietro, a rimontare verso l'arco del 
pube. Finalmente la fronte supera la commet- 
titura posteriore e la testa è sviluppata. Qué- 
sta, appena fatto un moto di flessione ali 9 in- 
dietro per cui s'alza verso il pube, resasi libera, 
riprende La sua naturale relazione col tronco, 
l'occipite rivolgendosi verso F inguine sini- 
stro, e la faccia verso la parte posteriore in- 
terna della coscia destra : intanto eh* le spal- 
le, le quali non hanno partecipato at muto di 
rotazione della testa, s' Impegnano esse pure 
diagonalmente: nel! 9 cseavatione esse pure fan- 
no un moto rotatorie in senso opposto a quel- 
lo della testa, onde si presentano all' uscita 
la sinistra all' indietro nella concavità del *a- 
cro, la destra sotto il pube; quella sentendo 
direttamente le contrazioni Uterine, esco la 
prima, questa che serve a quella di punto di 
appoggio, le succede. Allora la testa cambia 
pure di relazione al di bori, la faceta riguar- 
dando direttamente la parte interna cUUa co- 
scia destra, V occipite V interna della sinistra. 



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— 61 — 

* 

Por le cose anzidette è eziandio evidente che 
quando il tronco è neireseavazione dee rap- 
presentare una specie di arco colla concavità 
in avanti. Così la discesa progressiva della 
testa e del tronco si fa per una serie di li- 
nee curve, le quali fanno descrivere al feto 
un moto parabolico. 

Nella seconda posizione il meccanismo è lo 
stesso: se non che il moto di rotazione della 
testa e delle spalle facendosi in senso inver- 
so, T intestino retto, più o meno occupato da 
feccie v , può essere alquanto d* intoppo a que- 
sti moti. Il meccanismo è pure lo stesso nel- 
la terza e quarta posizione; gli stessi diame- 
tri della testa corrispondendo alli stessi del 
bacino. Ma appena V occipite si è sviluppa- 
to, si rovescia all' indietro sul perineo; men- 
tre successivamente si sviluppano di sotto al 
pube i varii punti della faccia. Onde quando 
la testa ha preso una situazione diretta nella 
escavazione, e che le contrazioni uterine si 
esercitano sult' occipite verso la concavità del 
sacro, esso ha un maggiore spazio a percor- 
rere lungo il sacro, per comparire il primo, 
di quello che scendendo dietro al pube. 
Inoltre la faccia per la sua forma irregolare 
si ripiega, e risale con stento verso il pube, 
e tra per F una e l'altra di queste cagioni il 
parto è reso più lento e difficile. Nella quar- 
ta posizione poi si aggiunge la difficoltà che 
essa ha insieme colla seconda, cioè V intop- 
po dell* intestino retto al moto da sinistra a 

6 



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— 62 — 

destra. Onde non senza ragione forse Stein 
riconosceva una specie unica di parto natu- 
rale, cioè la presentazione della testa coir oc- 
cipite in avanti. 

46. I piedi, le ginocchia, le natiche si pre- 
sentano pure in quattro posizioni oblique a- 
naloghe à quelle della testa. Nella prima po- 
sizione dei piedi le calcagna corrispondono 
alla cavità cotiloidea sinistra, le dita dei pie- 
di alla sinfisi sacro-iliaca destra, il dorso ri- 
guarda il lato anteriore sinistro dell' utero. 
Nella seconda le calcagna sono rivolte verso 
la cavità cotiloidea destra, le dita verso la 
sinfisi sacro-iliaca sinistra, il dorso al lato 
destro anteriore dell'utero. La terza posizio- 
ne è opposta alla prima. La quarta alla se- 
conda. 

47. Nella prima posizione delle ginocchia 
la parte anteriore delle gambe corrisponde 
alla cavità cotiloide sinistra, 1' anteriore delle 
cosce alla sinfisi sacro-iliaca destra: il dorso, 
come nella prima dei piedi. Nella seconda 
posizione la parte anteriore della gamba è 
dirimpetto alla cavità cotiloide destra, F ante- 
riore delle cosce alla sinfisi sacro iliaca si- 
nistra: il dorso come nella seconda dei pie- 
di. La terza e la quarta sono inverse alla 
prima e alla seconda. 

48. Nella prima posizione delle natiche la 
faccia posteriore del sacro è quella che cor- 
risponde alla cavila cotiloidea sinistra: le co- 
sce applicate al ventre corrispondono colla 
loro faccia posteriore alla sinfisi sacro iliaca 



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— 63 — 

destra: nella seconda posatone il sacro alla 
cavità cotiloidea destra, la faccia posteriore 
delle cosce alla sinfisi sacro-iliaca sinistra. 
La terza e la quarta inverse alla prima e al- 
la seconda. Del resto le natiche, e le spalle 
oltre r imboccare lo stretto superiore nella 
stessa posizione diagonale che nel parto per 
la testa, eseguiscono li stessi moti di rotazio- 
ne, e si presentano all' uscita in situazione 
diretta. La testa eseguisce pure li stessi moti, 
cioè di flessione in avanti, di rotazione „ di t- 
s tensione o rovesciamento *IV indietro. Il mento, 
invece deli' occipite, corrisponde al centro del 
bacino, esso scorre la curva del sacro e dèi 
coccige, esce il primo invece deli' oecipite, 
che comparisce ultimo. 




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— 64 — 



GAP. 9. 

Dei soccorri da darsi durante il parto naturati 
alla madre ed al feto. 

49. Appena giunto alla donna l' ostetrico, 
prima di tutto dee esplorarla, tanto per co- 
noscere le dimensioni del bacino, e lo stato 
delle parti genitali, quanto per verificare o 
no il travaglio del parto : esaminare quindi 
lo stato generale di salute. Poscia è bene di 
ordinario vuotare l' intestino retto con un sem- 
plice clistere. La bevanda da usarsi nel cor- 
so del travaglio naturale deve esser brodo di 
fresca carne, o qualunque pozione tepida tem- 
perante. I liquori spiritosi, le bevande riscal- 
danti aromatizzate, altre volte in uso coli 9 idea 
di facilitare e sollecitare il parto, sono con- 
troindicate e nocive. L' esperienza ha fatto 
vedere che le contrazioni uterine, e 1' anda- 
mento del travaglio si favoriscono coi mezzi 
acconci a stentare la fibra, e ad ammollirla ; 
mentre si ritardano, si assopiscono con tutto 
ciò che la irrigidisce e ritende. Il travaglio 
del parto è una condizione della macchina, 
che la dispone ad uno stato infiammatorio, e 
il far uso dei calefacenti nel tempo del tra- 
vaglio è un dare adito, o predisporre alle me- 
triti, peritoniti, emorragie attive. In fine è 
ben raro che la donna in travaglio abbisogni 



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— 65 — 

di eccitanti, poiché, se essa è ben costituita, 
r utero ha sempre sufficienti forze per espel- 
lere il feto, e la debolezza non è quasi mai 
<T ostacolo al parto. Similmente è pratica ri- 
provevole l'andare stuzzicando con spessi e 
rozzi toccamenti le parti pudende colla falsa 
idea di dilatarle; che anzi così adoperando 
si disseccano, si gonfiano e si rendono meno 
atte al passaggio del feto. E pratica erronea 
ella ò pure il respingere indietro il coccige, 
perchè la curva di esso determinando una via 
rivolta air apertura esterna delle parti ses- 
suali dirige la discesa naturale del feto. 

50. Prima della rottura delle membrane la 
donna è in libertà di passeggiare, accudire, e 
si andrà intrattenendo con piacevoli discorsi; 
ma al rompersi delle membrane incominciano 
allora gli uffizi dell' ostetrico. Ordinariamente 
la borsa delle acque si apre quando ha già 
soddisfatto allo scopo di dilatare compiuta- 
mente T orifizio uterino ( §. 40. ) Ma non 
sempre quosta rottura si fa nel debito tem- 
po e modo : or troppo sollecita , or troppo 
tarda, nell' un caso e nell' altro nuoce al tra- 
vaglio del parto. Quando la borsa si rompe 
presto, F orifizio dell' ulerb si dilata- don più 
stento, perchè la testa del feto troppo solida 
venuta a contatto col suo contorno neir atto 
delle contrazioni , lo irrita ; il feto è troppo 
esposto alle contrazioni immediate dell' utero 
mancando. l'intermezzo delle acque, onde cor- 
re pericolo di perire, o di nascere asfittico. 
Inoltre si disseccano le parti genitali. Se poi 



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— (J6 — 

si rompono troppo tardi, il feto esce invi- 
luppato nelle membrane, il cordone rischia 
di strapparsi, a di staccarsi troppo presto la 
placenta, o di rovesciarsi l' utero. Quando io- 
vece di rompersi verso il centro dell' aperto 
orifizio uterino, cioè verso il loro estremo o- 
voideo, le membrane si rompono al di sopra, 
e dai Iati, le acque colano lentamente goccio- 
lando, la borsa non si tende air atto del dolo- 
re, il travaglio è languido, lungo ed inerte. In 
questo caso è d'uopo rompere le membrane 
verso il centro dell 9 orifizio uterino. È d* uopo 
inoltre romperle quando compariscono flaccide, 
e allungate in vagina a forma di budello: quan- 
do vi è strabocchevole quantità di acque, per 
prevenire un parto precipitoso, V inerzia ute- 
rina, o l'emorragia: quando le doglie violente 
e frequentissime fin da principio minacciano 
la troppo sollecita espulsione del feto, e il 
vuotamento della cavità addominale : infine 
ogni volta che 1' orifizio essendo aperto com- 
piutamente, e la testa discesa neir escava- 
zione, la borsa tuttavia resistente non si apre 
spontaneamente. - Lia perforazione delle mem- 
brane si fa nel tempo della doglia, urtando 
colla punta dell' indice contro la tesa borsa, 
o scalfendole coir unghie, o pizzicandole, e 
quasi .graffiandole, o pungendole coir ago ap- 
puntato di Stein, o meglio aprendole con for- 
bici ottuse. Un'avvertenza necessaria, se l' u- 
tero è inattivo, è : quando dopo avere rotto 
le membrane non scolano tutte le acque, di 
sollevare la testa per far difendere le acque 



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— 67 — 

rimaste indietro: lo ohe serre talvolta a ria- 
nimare il travaglio. 

51. Appena colate le acque si dee rivisi- 
tare la donna ; che allora meglio si conosce 
la parte che si presenta, e la sua posizione, 
ed è questo 1' istante pili favorevole per ri- 
condurre, se fia d'uopo, le parti in buona 
posizione. Molli letti, sedie e situazioni va- 
rie sono state inventate dagli ostetrici di di- 
verse nazioni, ed ogni nazione e paese ha le 
sue proprie; donde si può inferire che in cia- 
scuna la donna può partorire. La migliore e 
la ptU comoda situazione per la donna di 
parto è T orizzontale supina su di un picco* 
lo letto duro trapuntato con un ritegno in 
fondo al letto per puntello ai piedi, un 
alto guanciale, o materasso sotto il bacino, 
ripiegato in modo da lasciare liberi il perine, 
e il coccige. La qual posizione giacente su- 
pina è poi necessaria ed indispensabile nel- 
lo donne esposte ad emorragia, al prolasso 
od obliquità dell' utero, all' ernia, all' idro- 
metra. Nei quali casi si avrà inoltre la cura 
di sostenere colle dita applicate intorno ai 
suoi bordi il collo dell' utero, affinchè la te- 
sta non lo trascini seco: di contenere V er- 
nia con cinto o con le dita: di raddrizzare 
T obliquità dell' utero, portando con una ma- 
no sul venire il fondo del viscere verso il 
centro dell' addome, ed afferrando con le di- 
ta dell' altra in vagina piegate ad uncino i 
labbri della bocca uterina per strascinarla ver- 
so il centro pelvico, e tenendovela fissa, finché 



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— 68 — 

siasi impegnata la testa; ovvero facendo cori- 
care la donna sul lato opposto. Quando la te* 
sta è per superare il perineo, e che questo 
si fa prominente, minacciando di rompersi, è 
necessario di sostenerlo col palmo della mano 
stesa sul piano inclinato del perineo in mo- 
do che il bordo radiale delle dita guardi in 
alto, e il pollice si protenda sul gran labbro 
destro a guisa di corno di luna : con che, 
ohre T impedire la lacerazione del perineo, 
si favorisce il rovesciamento all' indietro 
deir occipite. Talvolta la testa stentando a dis- 
impegnarsi, si può uncinare con uno o due 
dita, insinuate lungo la concavità del sa- 
cro, il mento, e ajutarne lo sviluppo: simil- 
mente per aiutare l'uscita del tronco si al- 
za la parte già uscita verso 1' arco del pube. 
Uscita la testa, si dee subito portare le dita 
sul collo del feto , per vedere se fossevi av- 
volto ri cordone; svolgerlo se si può, se nò, 
reciderlo tosto. Quando poi la testa si pre- 
sentasse nella terza e quarta posizione ( §. 44.) 
e queste fossero conosciute per tempo, con- 
verrà procurare di correggerle, cambiando la 
terza nella seconda, la quarta nella prima. La 
natura opera talvolta da se questo cambiamen- 
to. Del resto il parto per V estremila pelviche 
richiede maggiori soccorsi , i quali si espor- 
ranno parlando del parlo manuale. 

52. Allora quando H travaglio del parto si 
illanguidisce, si sospende, o come dicono, si 
raffredda, si rianima con mezzi diversi appro- 
priati alla causa operatrice del ritardo. Quan- 



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— 69 — 

do il rallentamento dipende da pletora gene- 
rale o parziale riconoscibile al temperamen- 
to, ai polsi pieni, viso acceso, occhi iniettati, 
anelito, senso di orgasmo., il travaglio si ria- 
nima col salasso. Altre volte, singolarmente 
nelle donne provette, procedendo danna certa 
rigidità, o spasmo delle fibre uterine con- 
vengono oltre il salasso i bagni tiepidi, gli 
anodini, le fumigazioni calde, le unzioni oleo- 
se, e la pomata di estratto di belladonna sul- 
1' orifizio uterino. Infine può il travaglio es- 
sere languido per inerzia uterina, spossamen- 
to della donna cagionato dal travaglio stes- 
so del parto prolungato, o da inedia, emor- 
ragie, tristi cure dell'animo, convalescenza: 
e allora è evidente la indicazione di riani- 
mare le forze col riposo, coi refocillanti, a- 
nalettici, con regime nutriente. La segale 
cornuta è rimedio efficacissimo a risvegliare 
le doglie del parto illanguidite, rade ed inerti. 
Quando vi sia pletora, sarà bene prima sa- 
lassare, e passare quindi all' amministrazione 
della segale. Del resto si può impiegare con 
profitto qualunque siasi la causa, onde pro- 
cede il ritardo del travaglio, purché 1. non 
vi sieno ostacoli al parto. 2. Il collo dell' u- 
tero sia ben disposto. 3. la testa impegnata. 
Si dà in polvere infusa neir acqua da un mez- 
zo denaro fino a un denaro, e ripetendo la 
dose, se sia d' uopo. 

53. Uscito il feto, si colloca ai lati del- 
la coscia materna per difenderlo dal sangue 
fluente dall' ùtero, mentre si lega e si taglia 



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— 70 — 

il funicolo. La legatura si fa con un nastri- 
no ( gik all'uopo preparato) composto di più 
Gli incerati, circa un pollice distante dall' a- 
nello ombilicale: dev' essere assai striata per- 
chè non isfugga, e maggiormente, se il cor- 
done sia grosso per infiltrazione, o varicosi- 
tà, ed allora prima d* allacciare, è bene spre- 
mere con due dita V umore dal ventre verso il 
capo reciso. Similmente se il funicolo è gros- 
so, infundibiliforme presso 1* anello ( indizio 
d'ernia intestinale ) è d' uopo respingere l'er- 
nia prima di allacciare. Ordinariamente appe- 
na il neonato ha emesso un vagito e respira- 
to, si allaccia, indi si recide il funicolo con 
cesoje. 

Ma quando il bambino nasca apoplettico, 
è necessario tagliare prima il cordone, fare 
gocciolare abbondantemente le arterie di es- 
so, onde liberare con questo salasso i vasi 
del capo da una congestione mortale; o se la* 
legatura fosse stata inopportunamente fatta, ta- 
gliare al di lk di essa per fare zampillare i 
vasi, indi legare di nuovo. La legatura poi 
sulla porzione del cordone della placenta al- 
tra volta praticata, oggidì si riconosce inutile, 
fuorché forse in qualche caso di parto gemel- 
lo sul funicolo del feto prima espulso, ove 
mai fossevi commercio vascolare fra le pla- 
cente. 

51 Che se per contrario il feto nasca 
in istato di asfissia a cagione di emorragia, 
o malattie della madre, di compressione tol- 
lerata dal funicolo, di stirature del rachis nel 



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— 71 — 

parto manuale, si dee legare prima di ta- 
gliare il cordone. Anzi è consiglio de' più di 
lasciar intatto per alcun tempo* il cordone, 
per conservare la comunicazione con la pla- 
centa, la quale ove ricevesse tuttora sangue 
dalla madre, può servire a ravvivare il bam- 
bino. Ma soprattutto si provvede air asfissia 
del neonato sgombrando tosto la retrobocca 
dalle mucosità che talvolta la ingombrano con 
un dito in gola, o con morbido pennellino, 
indi praticando con tutta sollecitudine, e con 
insistenza delle fregagioni lungo la spina, im- 
mergendo il corpo del feto in bagno tiepido, 
aromatizzalo, e promovendo V azione de' mu- 
scoli respiratori e dei polmoni collo scuotere 
il torace, tirare sul funicolo in basso; soffian- 
do direttamente nelle vie aeree con la boc- 
ca, o per mezzo di tubi artifiziali ; facendo 
dei clisteri acri ec. 

55. Tagliato, e legato il funicolo, la por- 
zioncella che rimane pendente al ventre del 
bambino si avvolge fra le pieghe di una pez- 
za addoppiata e fessa per metà, onde riceva 
entro di se questa estremità del cordone, che 
si dissecca e cade in pochi giorni. 

56. Separato il feto dalla madre, si netta 
dalle immondezze, e dalla vernice albumino- 
sa che cuopre la sua cute, e singolarmente 
air inguini, alle ascelle, dietro gli orecchi con 
acqua tiepida saponosa, o leggermente aroma- 
tizzata con vino tiepido. 

57. Il parto gemello non si conosce che 
introducendo la mano in vagina, e tastando 



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— 72 — 

il ventre della donna dopo V espulsione del 
primo feto: lo che non dee inai pretermet- 
tersi -dall' ostetrico. E il secondo feto può re- 
stare più o meno di tempo nell' utero: talvol- 
ta è espulso poco dopo il primo : tal altra 
fino dopo slcun giorno, singolarmente se sia 
rinchiuso in sacco suo proprio. Del resto il 
parto si compie dalla natura secondo gli stessi 
principj del parto unico. Se non che i corpi 
dei gemelli, o trigeinelli, impacciandosi reci- 
procamente, od Urtandosi, se mai nuotassero 
nelle stesse acque senza tramezzo membrano- 
so ( $• 25. ) possono di leggieri perdere il pa- 
ralellismo, e presentarsi viziosamente, cioè in- 
crociarsi fra loro, e collocarsi obliquamente 
rispetto all'asse dell'utero e del bacino. Laon- 
de la prima e più favorevole condizione al 
parto gemello si è che F estremità ovoidee di 
ciascun feto si presentino successivamente al 
bacino, e non tutte a un tempo. 



dCfesà 



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— 73 — 

CAP. IO. 

Della liberazione 



58. Uopo espulso il feto, ed allontanato 
dal letto di parto, si fanno delle fregagioni 
blande sull'ipogastro col doppio oggetto di 
favorire il rientramelo dell'utero su se stes- 
so, e T espulsione delle secondine ornai di- 
staccatesi. Questa è annunziata da leggiere do- 
glie, più pronte dopo un travaglio assai lun- 
go, più tarde se il travaglio è stato solleci- 
to, e T utero disteso da soverchia quantità di 
acque: e quando il sentire la donna queste 
nuove doglie, il globo uterino duro au 11' ipo- 
gas tro danno indizio che il viscere entrando 
in nuove contrazioni, tende a Hberarsi, si fa- 
vorisce, e si ajuta l'uscita delle secondine 
esercitando leggiere e metodiche trazioni sul 
cordone. Al quale intendimento si tiene fra 
le dita di una mano avvolto in pezzolina il 
cordone, perchè non scivoli, e si introduco- 
no alcune dita dell'altra, scorrendo dinanzi ad 
esso fino verso l'orifizio uterino, colle quali 
si preme il funicolo in basso, e all' indietro, 
mentre coir altra si tira l'estremità del cor- 
done. Giova pure neir atto ohe si preme ito 
basso, l'alzare il pugno facendo fare alle dita 
col dorso rivolto verso l'arco del pube, un 
moto di altalena. Allora le dita in vagina 

7 



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— 74 — 

rappresentano un vette di primo genere, e 
una carrucola disposta in guisa che la pla- 
centa scenda a seconda della direzione degli 
assi dei due distretti Quindi si vede che il 
tirare direttamente in avanti sotto V arco del 
pube è un agire contro ogry regola: e ciò pur 
fanno rozzamente alcune levatrici; lo che ac- 
crescendo la resistenza, espone a rottura del 
funicolo, ed allora si manca di una guida per 
rintracciare la sede della placenta, quando 
fosse duopo portare la mano nell'utero. So- 
vente poi la placenta già espulsa fuori del- 
l'utero, rimane impegnata nella vagina, e ciò 
singolarmente succede bielle primipare, nelle 
quali V elasticità maggiore della vagina la fa 
rientrare su se stessa, appena espulso il feto, 
o quando la placenta è oltre modo grossa, © 
ingorgata di sangue. Altre volte sono dei gros- 
si coaguli rimasti in dietro trattenuti, ed in- 
volti fra le membrane, che le impediscono di 
discendere. Quando la placenta è alla vulva, 
si sostiene colla sinistra in supinazióne stesa 
in traverso dinanzi al perineo, e si raccoglie 
fra le due mani, e così abbrancata si ripie- 
ga su se stessa per contorcere a guisa di fu- 
ne le membrane, che sono indietro. Del re* 
sto quando non vi sono accidenti, si può, an- 
zi si dee aspettare qualche ora prima di pro- 
cedere all' estrazione della placenta mediante 
r introduzione della mano nell'utero. 

59. Ma la liberazione si può complicare 
con alami accidenti, i quali domandano spe- 
ttai attenzione. Tali sono l'inerzia uterina, 



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. — 15 — 

1* insaccamento della placenta, la stia aderen- 
za morbosa alle pareli dell' utero, lo spasmo 
del collo uterino, accidenti che ritengono la 
placenta, o si oppongono ad una pronta libera- 
zione: la metrorragia, le convulsioni, le sin- 
copa le quali impongono le necessità di sol- 
lecitarla. 

60. Prima di passare ali* artificiate estra- 
zione della placenta coli' introduzione delia 
mano nell'utero, tuttavolta che l'uscita di 
essa si fa troppo a lungo desiderare, si dee 
ricorrere air iniezioni fatte per la vena om- 
bilicale secondo il metodo di Mojon. Esso 
consiste nello spingere per mezzo di un si- 
fone dell' acqua fredda semplice, o legger- 
mente acidulata per l'estremità recisa della 
vena della porzione di funicolo, che rimane 
attaccato alla placenta: il fluido scorre fino 
nel parenchima della placenta, e ne promuo- 
ve e sollecita il distacco e 1' espulsione, ec- 
citando piccole doglie e contrazioni uterine. 
E certamente quest'utile ritrovato può spes- 
so risparmiare V introduzione della mano nel- 
la cavità uterina, e molti di quei mali, che 
conseguitano a questa manovra. 

61. L'inerzia uterina, riconoscibile alla (Uc- 
ciditi e distensione del viscere, succede nel- 
le donne dilicate, sfinite per emorragie, o 
spossate da lungo e penoso travaglio ; o do- 
po un parto precipitoso. L' estrazione della 
placenta, finché sussiste V inerzia, produrrebbe 
il rovesciamento del viscere, o l' emorragia : 
onde innanzi tutto si dee con forti pressioni 



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— 76. — 

e confricazioni sull' ipogaslro, coi diffusivi, 
cogli analettici, colla segale cornuta rianima- 
re l'illanguidito potere dell'utero, e di tutto 
il sistema. Cosi . 1 utero può ricuperare la fa* 
col tU di espellere spontaneamente la placenta. 
Nulla dimeno v' è appena a sperare, general- 
mente parlando, che la placenta sia espulsa 
dalle sole forze del V utero, dopoché sta stata 
ritenuta alquante ore. Noi possiamo quindi 
considerarci come giustificati a introdurre al- 
lora la mano nell' utero; con che si provvede 
ad un tempo all'inerzia, eccitando le sue pa- 
reti, e si estrae la placenta. 

62. Dicesi placenta insaccata, quando è 
rinchiusa in una cellula, o ciste formata dal- 
le slesse pareti uterine. La qual ciste si con- 
cepisce potersi formare in più modi. Può l'u- 
tero contrarsi irregolarmente, sicché una par- 
te di esso resti nell' inerzia, mentre 1' altra 
fti contrae; onde la placenta può restare ver- 
so quella porzione di cavità, che è rimasta 
per inerzia più ampia, e ciò accade secondo 
l 1 osservazioni di Levret, e di Plesman a quel- 
la porzione che corrisponde alla placenta :o 
al contrario la placenta distaccata può essere 
spinta dalle contrazioni disuguali dell'utero 
in quella porzione di sua cavità meno dispo- 
sta a contrarsi. Ma la causa più naturale, e 
forse più frequente dell 9 insaccamento è la 
contrazione delle fibre dell'orifizio interno del 
collo dell' utero per una tendenza, cht? devo- 
no naturalmente conservare a contrarsi : onde 
nelle primipare singolarmente, appena il tran* 



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— 77 — _ 

co ha valicato 1' orifizio suddetto, queste fi- 
bre obbedendo alla loro naturale tendenza, 
fanno che l'orifizio si ristringa ben tosto, do- 
po che è vuotata la cavità dell' utero, il qua- 
le allora assume la forma di zucca a due ven- 
tri col colletto intermedio, restando la pla- 
centa rannicchiata nella cavità del corpo; per 
arrivare alla quale bisogna traversare, e su- 
perare la resistenza dell' orifizio interno del 
collo più o meno contratto. Tal volta nello 
incantonamento della placenta vi ha più di 
un ristringimente, e questa massa può esser 
talvolta strozzata fra -l'uno e l'altro. Altro 
modo di strozzamento ho io pure osservalo, 
che consiste nell'essere la placenta pendente 
in parte in vagina, in parte entro Y utero, e 
incarcerata dall' orifizio spasmodicamente con- 
tratto. - Nel caso d' insaccamento pertanto per 
lo più e d* uopo fare !a liberazione artificiale, 
quantunque l'osservazione dimostri che la don- 
na talvolta si liberi da se medesima ; onde pri- 
ma di passare alla manovra, sarà prudenza il ve- 
dere, se le fumigazioni, gli anodini, la calma, le 
frizioni sul!' ipogastro bastino a sciorre lo spa- 
smo uterino, unico ostacolo alla liberazione 
spontanea. 

63 L'estrazione della placenta si fa intro- 
ducendo in vagina una mano, spalmata d' olio 
secondo l' asse dello stretto inferiore, mentre 
coir altra si tiene avvolto fra le dite il cordone. 
Arrivati all' orifizio dell'utero si procura col- 
le dita di riconoscere dalla direzione del cor- 
done la sede della placenta, per tirare nel seu- 



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— 78 — 

so dell' asse longitudinale dell' utero : ma sic- 
come quest' asse può inclinare, e deviare più 
o meno da quello del distretto,, portandosi in 
avanti, a destra, a sinistra secondo la posi- 
zione, forma e direzione che prende 1' ute- 
ro dopo T uscita del feto, cosi sarà bene di- 
rigere le trazioni più o meno ora ai lati, ora 
air indiètro. Le quali riuscendo vane, è for- 
za allora inoltrare la mano in cerca della pla- 
centa. Quando essa risiede, com' è d' ordi- 
nario, in uno dei lati dell' utero, è meglio 
servirsi a preferenza di quella mano, che na- 
turalmente volta il dorso alle pareti uterine; 
tolto il caso che sia duopo distaccare la piar 
centa dall' alto al basso; chò allora torna me- 
glio usare la mano che riguarda col palmo 
T interno dell' utero. Giunti in cavitò il fu- 
nicolo se è tuttora intatto, serve di guida al- 
la di lei sede *, se nò, si va cercando la par- 
te più liscia, più crassa delle pareti uterine, 
sparsa di rete vascolare, ove la donna non sen- 
ta ò poco, il tatto della mano operatrice. Ivi o 
la placenta è tutta aderente, e se ne comincia 
il distacco dal margine, o è staccata per una 
parte di sua circoferenza, e girandovi attorno si 
afferra come un foglio di carta, cioè colle quat- 
tro dita rivolte a piatto col dorso verso la pa- 
rete interna dell'utero, e la placenta fra il 
palmo della mano e il pollice ; nei qual tempo 
si dee tenere applicata l'altra mano sul ventre, 
per fare che V asse dell' utero coincida coli' as- 
se dello stretto addominale. Altre volte la pla- 
centa aderente tutt'all' intorno con la periferia, 



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— T9 — 

è staccala nel centro :lo che ai riconosce alfa 
presenza di una elevatezza sporgente nelT ute- 
ro- allora si afferra colle dita insieme riunito 
tirandola a sé. Infine alle volte si trova natan- 
te nella cavità uterina, ed è facile il prenderla. 
Alcune volte a meglio afferrarla quando è ade- 
rente, è utile il forarla, insinuandovi per entro 
-uno o due dita a guisa d' uncino, e ^poscia ti- 
rare a sé. 

Neil' insaccamento si comincia dal dilata- 
re con graduata e successiva introduzione delle 
dita il cerchio della ciste, e alcune volte que- 
sto primo tentativo ha bastalo a far contrarre 
V utero, e fare cessare V incantonamento delta 
placenta. 

64, Finalmente quando la placenta si tro- 
va o tutta o in parte così aderente o quasi 
kxn&edesimata coir utero da non potersi distac- 
care fuorché lacerandola insieme col tessuto 
uterino, è meglio lasciarla. Che se grandi sono 
i danni della placenta rimasta neU* utero, non 
è per certo sorgente di minori accidenti V osti- 
narsi ad un impossibile o forzato distacco del- 
la medesima. La quaia poscia a poco a poco 
suppura, marcisce, e si stacca disfatta, ed 
impicciolita, uscendo con la marcia per la va- 
gina. Laonde se ne promuoverà il dislacco e 
r uscita con iniezioni ammollienti, e quindi 
colle antisettiche e detersive si cercherà di 
correggere gli effetti dell* icore tramandato dal 
suo disfacimento. Sembra provato da parecchi 
esempj, che essa possa dissiparsi, e svanire 
nella stessa cavità uterina per via di assor- 



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— 80 — 

bimento ; e dopo l' aborto io pure ho esera- 
pj di placenta rimasta nelP utero, almeno non 
comparsa malgrado le più scrupolose attenzioni 
a tutto ciò che usciva dall' utero. Forse non 
è irragionevole il pensare che alla foggia del- 
le pseudo-membrane talora s' immedesimi col 
tempo colle pareti uterine, facendo con que- 
ste continuità di tessuto. Del resto la presèn- 
za della placenta nell' utero non ha impedito 
un nuovo concepimento, ed è stata quindi e- 
spulsa all' occasione del nuovo parto. ( * ) 

65. Nella gravidanza composta dopo l'espul- 
sione del primo feto non si dee essere solleci- 
ti di cooperare alla estrazione della placenta, 
perchè le placente dei gemelli possono esse- 
re insieme connesse ( $. 25. ) Che se le pla- 
cente dei gemelli scendessero spontaneamente 
dietro al primo, è evidente la necessità di 
sollecitare il parto del secondo, che è in pro- 
cinto di perire esangue. E se le placente con- 
fuse incontrino ostacolo ad uscire pel troppo 
volume, si tira sul cordone prima uscito, o si 
afferrano con la mano in modo da farle im- 
boccare coi lori margini. 



( * ) Ve'peau pagina 484. op*ra citata. 



Digitized by LjOOQlC 



— SI — 

C A P. 11. 

Del Puerperio 



60 11 puerperio è quello stato dell' eco- 
nomia organica della donna, il quale abbrac- 
cia quel periodo di tempo che dal parto dura 
Gno al cessare delle conseguenze naturali del 
parto. 

67. Il trattammento del puerperio può ri- 
guardare o lo cure locali dovute alle pareli 
dell' addome, al seno, e alle parti genitali 
esterne ; o lo stato universale della donna. 

A Per ben dirigere il puerperio vuoisi por- 
re attenzione alle cose dette non naturali, cioè 
aria, lucè, regime, sonno, quiete, affezioni del- 
l' animo e secrezioni. 

1 . ° Fra le secrezioni ed escrezioni meri- 
tano nelle puerpere singolare riguardo il latte 
e i locbj. 1 lochj sono una secrezione della 
superficie interna dell' utero, che comincia do- 
po il parto, e si continua per un tempo più 
o meno lungo, cioè da quindici a venti 
giorni, e più oltre ancora. La loro durata 
determina quella del puerperio. Sanguigni 
in principio, assumono dopo pochi dì una 
apparenza linfatica , quindi puriforme, o mu- 
cosa : esalano un odore graveolente mi ge- 
neris. Pare che provengano daH' estremi- 
là esalanti dei vasi uterini nel restringer- 



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— 8* — 

si che fa l'utero, e sgravarsi degli umori. Ciò 
è tanto più verisimile, perchè in alcune don- 
ne, specialmente quando il parto è stato trop- 
po sollecito e con poche doglie, l'uscita del- 
le prime sierosità sanguigne s v accompagna, e 
forse genera dolorose contrazioni uterine, (det- 
te morsi uterini) per gli sforzi del viscere non 
compiutamente rientrato nel tempo del troppo 
sollecito travaglio, dirette a liberarsi dei grumi, 
od altro corpo straniero. Onde succede quasi 
costantemente che quanto più il parto è stato 
speditivo, tanto più i primi dì del puerperio 
sogliono essere accompagnati dai dolori uteri- 
ni : scontando così la donna la speditezza del 
travaglio con Y amarezza di quelli : a calma- 
re i quali occorrono gli olj soli, o maritati 
agli anodini, i topici emollienti, il rompere 
colle dita a traverso I* orifizio ed estrarre i 
grumi ec. - La secrezione del latte, già pro- 
parata con leggero trasudamento d' una so- 
stanza detta colostro nella gravidanza, s'an- 
nunzia con febbre così detta lattea, la quale 
si manifesta tre o quattro giorni dopo il par- 
to coi caratteri di un' efemera prolungata, ac- 
compagnata da sete, cefalalgia, polsi ampli e 
frequenti, pelle arida urente, e turgore dolo* 
roso alle mammelle. Lo scolo dei lochj smi- 
nuisce, o si sospende durante il suo corso. Si 
è disputato sulla etiologia di questa febbre, 
ma pare, che non si possa dubitare essere 1' ef- 
fetto del turgore prodotto dall'afflusso del lat- 
te alle mammelle, e da una certa resistenza 
dell' organo alla prima escrezione. Impercioc- 



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— 83 — 

che nelle donne robuste, io quello che non 
allattano, o che traspirano poco, viene più ri- 
sentita e durevole: al contrario manca, o è ap- 
pena sensibile nelle sobrie, nelle deboli, o in 
quelle che allattano la prole. Si previene e 
si cura collo svotare per tempo il seno, col- 
la dieta, colle bevande nitrato. Quindi si ve- 
de, che il miglior mezzo per opporsi alla se- 
crezione Jattea nelle donne non destinate al- 
l' allattamento, è l' impedire, o sviare l'afflus- 
so degli umori alle mamme; lo che s' ottie- 
ne con dieta severa, coi purgativi, colla leg- 
giera compressione del seno, e con fomenta 
anodine. Neil' inverno poi è necessario guar- 
nire il seno con moribide pelli, con pezze 
di lana, od ovatta per difenderlo dall' impres- 
sione dell' aria, la prima e più possente ca- 
gione acconcia a disturbare la secrezione lat- 
tea, e produrre congestioni e flegmoni al- 
le mammelle. 

2° La donna acquista nel puerperio una 
sensibilità straordinaria : le più leggiere im- 
pressioni, forse impercettibili ai sensi altrui, 
ed ai suoi stessi fuori del puerperio, la com- 
muovono vivamente. Quindi è necessaria la 
maggior purezza dell' aria, 1' allontanamento 
della luce, di ogni immondezza dalla Sua stan- 
za, di ogni piacevole, o dispiacevole odore : è 
duopo pure evitare le brusche impressioni del- 
l' atmosfera, 1' incontro di due correnti atmo- 
sferiche V T aria troppo fredda e troppo calda: 
onde sarà bene in ora opportuna aprire per 



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— 84 — . 

brievi istanti le finestre affine di rinnovare Y a- 
ria della camera, e cambiarne la temperatura. 

3.° Ed appunto in vista di questa mara- 
vtgliosa sensibilità propria della puerpera si 
avrk cura di regolare gli affetti dell 9 animo 
per modo da rimuovere da essa ogni tristez- 
za, la sorpresa, le liete e tristi notizie, 1 ira, 
V amore : onde le si nasconderà destramente 
la morte, le imperfezioni, e talvolta pure il ses- 
so del Ceto; sì eviteranno le visite importune, 
la vista di ogni oggetto sgradevole, la conver- 
sazione loquace, ec. 

4.° e 5.° Il cibo deve (esser parco nei 
primi giorni, e più nelle donne che non al- 
lattano la propria prole : la bevanda deve es- 
sere di brodo leggero, o di acqua acidulata : 
le bevande troppo fredde, o troppo calde 
sopprimono del pari i lochj. L v uso dpi vino 
non si potrà concedere che dopo trascorso il 
periodo della febbre lattea. 

6. ° È un errore di alcuni scrittori, e un 
pregiudizio del volgo il proibire alle donne il 
sonno nelle prime ore dopo il parto. Con qoel 
senso di lassezza generale, e quel tremito cbe 
spesso le assale dopo il travaglio del parto, 
il sonno anzi le ristora in guisa che da es- 
so si destano col sentimento della miglior sa- 
lute, e dimentiche dei sofferti dolori. 

JR. Mal grado le declamazioui di La-Mottó 
e Levret la pràtica di fasciare il ventre è 
utile, non solo per sostenere i muscoli ad- 
dominali, ma specialmente per opporsi alle 
flussioni dei vasi aortici addominali, ai quali 



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— 85 — 

per il votamento repentino dell' utero il san- 
gue si trasporta come dopo la paracentesi 
nelP ascile. 

Le parti genitali esterne si detergono trat- 
te tratto con decozioni emollienti, e se sien- 
vi escoriazioni, o leggere lacerazioni della 
forchetta si terranno continuamente coperte 
con fomenta, irrorazioni della stessa natnra. 
Le lavande astringenti, e aromatiche, pratica- 
te anche oggidì da alcune levatrici con false 
vedute, sono certamente dannose. 




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— 86 — 



C A P. 12. 



Delle cause in genere del parlo 
non naturale 



68. JT in qui abbiamo supposto procedere 
il parto secondo 1' ordine naturale. Ma spes- 
so è necessario il ministero efficace dell'arte, 
la quale viene in soccorso colla mano or nu- 
da, or armata di strumento innocente, o vul- 
nerante. 

La cause principali che possono ostare al- 
la naturale e felice terminazione del parto 
complessivamente considerate sono. 

1 ° Alcuni accidenti o complicazioni , ora 
relative alla madre, ora al feto, le quali pre- 
esistono o intervengono nel travaglio del par- 
to. Tali sono in quanto alla madre l' inerzia 
dell' utero, V emorragia, la somma debolez- 
za, le sincopi, le convulsioni, lo stringimento 
del collo dell 9 utero sul corpo del feto in par- 
te uscito, un ernia, un aneurisma, le idropi, 
la rottura deir utero, la placenta attaccata ver- 
so il di lui collo. In quanto al feto lo strap- 
pamento del cordone, la sua procidenza in 
vagina. 

2.° Le viziose posizioni del feto. 

3. ° 1 vizj di organismo alteranti la forma, 
o la sede di alcuni organi della madre o del 
felo. Rispetto alia madre i difetti del baci- 



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— 87 — 

no, ed altri dell' apparecchio genitale ( $. 6. 
14. )> le inclinazioni forti, ed altre deviazio- 
ni dell'utero e del bacino, lo scirro del 
collo uterino. Riguardo al feto il funicolo 
o troppo lungo o troppo corta, le mostruosi- 
tà per eccesso di parti, l' idrocefalo. Molte 
delle quali cause meritano speciale trattazio- 
ne, della quale andiamo ad occuparci. 




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— 88 — 

c A p. ia. 

Dtlla melrorrugia 



V 



69. Li emorragia uterina è così frequente, 
e forma un così grave accidente nei diversi 
periodi della gravidanza, e del parto, che ho 
reputato conveniente esaminarla noti solo 
come complicazione del travaglio del parto, 
ma come distinta e special malattia delle 
gravide. Essa dunque può avvenire avanti il 
parto, nell'atto del parto e dopo di esso. 
Inoltre il sangue può comparire al di fuori 
della vulva, o accumularsi latente nella cavità 
uterina, o nel sacco delle membrane, o fra 
X utero, e la placenta distaccata nel centro. 

70. Le cause della metforragia nel corso 
della gravidanza sono il distacco violento par- 
ziale della placenta, la congestione sanguigna 
dell' utero prodotta da pletora, la rottura del 
cordone, e particolarmente l'attacco della 
placenta al collo dell' utero» 

Durante il travaglio del parto la causa ef- 
ficiente n' è pure l' inserzione anzidetta della 
placenta al collo, o il distacco parziale della 
medesima. Dopo il parlo è V inerzia dell' u- 
tero la- causa quasi costante di questo acci- 
dente. Infine perchè il sangue si accumuli in- 
ternamente si richiede un ostacolo alla sua 
uscita dall' orifizio uterino, cioè o uno spasmo 



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— 8» — 

dell'orifizio, o più spesso dei grossi grami, 
la placenta staccata, la testa del feto ottu- 
ranti l'orifizio, o r integrità delle membrane, 
quando il sangue esce dal cordone strappato, 
corroso e che si raccoglie nel sacco dell' a- 
mnios. 

71. I segni d'emorragia interna sono il 
non sentirsi dopo il parto il globo doro fatto 
dall' utero air ipogastro, ed invece il sentirsi 
sotto le pressioni un corpo floscio, il qnale va 
cressendo, e riempiendosi come un otre, men- 
tre la donna impallidisce, si cuopre di freddo 
sudore, cade in deliquio, perde i polsi, prova 
fischio negli' orecchi ec. 

Si conosce che la metrorragia procede 
dair inserzione della placenta al collo uterino 
quando il sangue fluisce nell' atto delle con- 
trazioni uterine, rallentasi durante la calma : 
le perdite sonò ricorrenti ( $. 25. ) sul fine 
della gravidanza, e si fanno sempre più ab- 
bondanti fino a condurre la donna in gran 
sfinimento. L' esplorazione fa riconoscere al- 
l' ingresso dell' utero invece del sacco delle 
membrane un corpo spugnoso molliccio, il 
quale si lascia penetrare dal dito, e meno 
friabile di un grumo sanguigno, col quale 
potrebbe per avventura confondersi. 

72. La metrorragia e specialmente V intera 
na, è uno dei più terribili accidenti e delle 
maggiori sciagure che possono intervenire 
nel! esercizio dell' arte, e capace di far pe- 
rire la donna impensatamente in pochi istan- 
ti, e fralle mani stesse dell'ostetrico. 



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— 90 — 

73. La cura -della metrorragia varia secon- 
do le diverse cause, e nei diversi periodi 
dianzi accennati. Così può essere quella co- 
mune alle emorragie in generale, e speciale 
ai diversi casi. 

I mezzi in generale praticabili, e praticati 
contro la metrorragia sono : 1 ° Il salasso, 
quando la perdita è mediocre, e quando e 
l'effetto di una congestione sanguigna, o del 
molimen hommorragicum. 2. ° Gli astringenti, 
i refrigeranti, le fredde applicazioni locali. 
3.° La segale cornuta: la quale eccitando 
le contrazioni uterine, ristringe i vasi, e fa- 
vorisce e provoca Y uscita dell' uovo. Quindi 
è manifesto non giovare che indirettamente, 
e che non è permesso usarne finché non si 
è certi della morte del feto, o della sua in- 
capacità a vivere, o che Y espulsione dell' uo- 
vo è inevitabile. 4. ° Il metodo del Puzos, 
il quale consiste nel dilatare I' orifizio con 
graduata e successiva introduzione delle dita; 
.risvegliare le contrazioni uterine, e quindi 
rompere le membrane. 5.° Il parto manuale: 
per far il quale non si aspetterà sempre la com- 
piuta dilatazione dell'orifizio; ma una volta 
che la natura, ed i mezzi or. indicati hanno 
suscitato un principio di travaglio, purché 
quello sia molle e dilatabile, è evidente che 
è meglio vincere con qualche violenza la re- 
sistenza dell' orifizio, che abbandonare la don- 
na agli effetti rapidamente fatali di straboc- 
chevole perdita. C. ° Il tamponamento inven- 
tato e preconizzato dal Leroux. Neil' eraorra- 



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— 91 — 

già por aborto esso favorisce il grumo che 
dall'apice dello zaffo estendendosi a guisa di 
cono sin oltre F orifizio uterino, sollecita le 
contrazioni dell'utero, le quali quando hanno 
acquistato assai di validità, espellono a un 
tratto e grumo e zaffo e placenta, liberando 
nel tempo stesso dalia perdita. Le opinioni 
sono slate quindi divise sul merito di questo 
mezzo emostatico. Il Capuron ed altri lo han- 
no rigettato nelle perdite dopo il parto, e 
accompagnate da inerzia. L' otturamento se- 
condo lui chiudendo allora la via al sangue 
per la vagina^ io fa accumulare nella cavitò 
uterina, la quale si distende sempre più: ma 
i fatti provano che il tamponamento è vale- 
vole a sollecitare le contrazioni uterine, e 
quindi a ristringere la vuota cavità ; onde 
nella insufficienza degli altri mezzi i pratici 
moderni vi ricorrono non meno che in altre 
emorragie avanti il parto. 

Il miglior modo di applicarlo consiste nel- 
P introdurre fin oltre 1' orifizio uterino un 
pezzo di tela a guisa di saccoccia, la quale 
si empie di stuelli successivamente introdot- 
ti, come neir otturamento delle narici per 
F epistaxis, sui quali si applicano poi esterior- 
mente delle compresse sostenute da fascia à 
T. La faccia addominale con compresse pure 
graduate sulF ipogastro potrebbe sostenerne 
F azione massime nei casi d' inerzia. 7.° La 
compressione del viscere, quella dei gran 
vasi contro la convessità delle vertebre. 8. ° 
I revulsivi, ira i quali è singolarmente utile 



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— 92 — 

un largo senapismo fra le scapole, le coppe 
alle mammelle già vantate da Ippocrate, o la 
suzione forte di esse. 

Nell'emorragia da inserzione della placenta 
t&rso il collo, se le perdite cominciano pri- 
ma del parto, si cercherà innanzi tutto di 
moderarle col riposo, coi refrigeranti, e in 
caso di ostinazione colT otturamento della 
vagina. (6) Che se poi si facessero taoto 
profuse da porre in pericolo la donna, non 
rimane che sollecitare il parto col dilatare 
T orifizio per mezzo del dito, o introducen- 
dovi un cilindro di spugna preparata, o col* 
T aprir le membrane, o col far fregagioni 
sul ventre, o col titillare il collo dell' utero, 
o coli' animarne le contrazioni per mezzo 
della segale cornuta. All'atto del parto poi, 
oltre T emorragia, succede che, se la placen- 
ta si impianta tutta all' intorno dell' orifizio, 
corrispondendo il centro di questo al centro 
della placenta, la testa del feto sospinta dalle 
contrazioni uterine se la caccia avanti: dal 
che ne segue che la placenta precedendo il 
feto ned' uscita, non gli comparte più san- 
gue, ed egli è perciò in gran rischio di pe- 
rire. Laonde 1' ostetrico passerà la mano fra 
la placenta e 1' utero da quella parte ove 
è già distaccata, o dove girandovi attorno, si 
trova più agevole lo staccarla, romperà le 
membrane, e farh la versione del feto, avver- 
tendo di staccare solo la porzione di placen- 
ta necessaria al passaggio della mano. Tal- 
volta dopo la rottura fatta dèlie membrane 



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— 93 — 

si arresta V emorragia, l'utero si contrae sul 
fato e lo espelle; onde allora vedendo la 
cosa disporsi così favorevolmente, si può ab- 
bandonare il parto alla natura, singolarmente 
se la placenta si attacchi all' orifizio col suo 
margine, e non col suo centro. Ma in questo 
attimo caso è quasi indispensabile il fare sol- 
lecitamente il parto manuale. Ma il passar di 
fianco alla placenta è senza fallo miglior con- 
siglio che il perforare colle dita questa massa 
per entrare nelP utero, precetto pericoloso, 
comunque rinnovato, e sostenuto da Meygrier,^ 
e da Àlmagraad:. 

L' emorragia da inerzia uterina, la quale 
interviene dopo il votamento dell' utero, si 
cura, facendo sdrajare immediatamente la 
donna su letto duro senza piume a corpo 
tutto nudo, o appena coperto per la decenza, 
e mentre con una mano si fanno forti frega- 
gioni sul ventre per torre l' utero dallo stato 
d' inerzia, 1* altra prontamente introdotta nel- 
la cavità uterina, ne va solleticando franca- 
mente le interne pareti. L'introduzione del- 
la mano, dice La-Motte è il più sicuro mez- 
zo di far cessare l' inerzia e V emorragia : 
ned' istesso tempo se 1' emorragia incalza, uu 
ajuto injetta in cavita dell' acqua fredda aci- 
dulata. Alcuni portano nella mano stessa in- 
trodotta un limone sbucciato per lasciarlo in 
cavità, o so Sfregarne qua e là le pareti del 
viscere. Una spugna intrisa di osicrato lascia- 
ta in cavità, e legata ad un filo per poterla 
ritirare, cessato il bisogno, parrebbemi prefe- 



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— 94 — 

ribile alle vesciche ripiene di fluidi già van- 
tate da altri. Se poi 1' emorragia è interna, 
coli' istessa mano nell' utero si riconosce la 
causa che trattiene il sangue in cavità. Se è 
lo stringimento del collo, si dissipa ben pre- 
sto, titillando il medesimo : se sono grumi, 
o la placenta si tolgono via, e quindi colla 
mano in cavità si provvede air inerzia, come 
si ò detto. L' estrazione della placenta, fin- 
ché sussiste T inerzia, non è certamente l' in- 
dicazione la più urgente, nò forse la più ra- 
gionevole, ma coir istessa mano si provvede 
air inerzia, e alla liberazione quasi ad un tem- 
po medesimo. 



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95 — 



C A P. 14 

Belle convulsioni 

74. JLie convulsioni possono sorprender là 
donna nel corso della gravidanza, e singolar- 
mente sul fide ; più sovente nel travaglio del 
parto, o dopo di esso. Poiché essendo la fem- 
mina proclive alle convulsioni per la natura 
della sua costituzione, è naturale che nelle 
tre indicate condizioni vi deve essere più 
che mai predisposta, ed in specie se primi- 
para. Talvolta la donna soggiaceva già ai 
mali convulsivi avanti la gravidanza; più spes- 
so si generano come effètto di questa. Le 
convulsioni delle gestanti assumono ora la 
forma isterica, ora la forma di speciale epi- 
lessia, la quale è stata distìnta col nome di 
eclampsia panurienliutn. 

75. Le nevrosi tutte, e singolarmente le 
convulsioni si attengono ad una condizione 
originaria predisponente, e ad una causa deter- 
minante, la quale provoca V atto convulsivo. 
L' osservazione prova che quest' ultima può 
essere ora una locale irritazione idiopatica, o 
simpatica; ora uno stimolo commovente il 
sistema nervoso, o circolatorio ; ora per con- 
trario il difetto d' innervazione. Sulla guida 
di questo triplice elemento vuoisi considerare 
T eziologia delle convulsioni nelle pregnanti. 



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_ 96 — 

Nella gravidanza, come nel parto, oltre le 
cause comuni, possono le convulsioni pro- 
venire: 1.° Da soverchia distensione dell'u- 
tero prodotta da più feti, a troppo fluido 
amniotico, da pletora, da pressione sui nervi 
principali, da soverchio afflusso di sangue ai 
capo. 2. ° Da soverchia resistenza del collo 
dell' utero o troppo rigido, o troppo sensibi- 
le, da coartazione dell' orifizio, o da tutt' al- 
tro ostacolo al parto, e da qualsivoglia irri- 
tazione locale propagata ai centri nervosi 
dalle parti genitali esterne. 3.° Da inanizione 
per emorragia, vomiti diuturni ec. Dopo il 
parto le convulsioni dipendono dalla ritenzio- 
ne delle secondine, dalle operazioni tocologi- 
che, dai fluidi che si versano nella cavità uteri- 
na decomposti ed assorbiti: da subito vuotamen- 
te dell'utero, o da emorragia, per cui manchi 
lo stimolo naturale necessario ai nervi e ai vasi. 
Secondo le osservazioni a me occorse le 
primipare floride, bionde, di carnagione bian- 
ca, di temperamento sanguigno nervoso; quel- 
le pure di forme rotondeggianti, nelle quali 
il cellulare nella gravidanza s' infiltra con lie- 
vi indizi di leucoflemmasia, vi sarebbero più 
predisposte. ( ì ) 

(i) He fra gli altri Y esempio di due sorelle con 
un loro fratello, somiglianti per sembianze e per tem- 
peramento, bionde, di bianca carnagione, di molle com- 
page. Ambo le sorelle furono prese da eclampsia a 
gravidanza inoltrata, in una delle quali fu fatale. L'al- 
tra guarì , dopo corso grave pericolo, esseuilo stato 
provocato e sollecitato il parto, ed operata col forcipe 
ilei mio sostituto ed aYnico Dottor Nicolai. Jl frate Ha 
mori pure di tetano. 



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— 97 — 

76. li male qualche volta si manifesta con 
violenti invokmtarj moti dei muscoli princi- 
pali del tronco e delle membra, ora clonici, 
talvolta tetanici, conservandosi intatte le facoltà 
intellettuali. Ma per lo più si dichiara coi 
sintomi d' un accesso epilettico, cioè moli con- 
vulsivi e strani contorcimenti, perdita de' sensi 
interni ed esterni, versamento di bava dalla 
bocca, digrignar de' denii, finché il parossi- 
smo q si scioglie per rinnovarsi dòpo un più 
o meno luogo intervallo, o si converte in coma 
profondo. 

L* eclampsia termina spesso in una morta- 
le apoplessia: talvolta le succede la peritonite. 

77. Si comprende di leggieri, che la cura 
della eclampsia dee variare secondo la natu- 
ra delle cause, e che la investigazione accu- 
rata di queste è il fondamento di una retta 
terapeutica. Quindi ora le deplezioni sangui- 
gne, le revulsioni coi pediluvj senapati, o 
cogli epispastici, i bagni tepidi, le fredde ablu- 
zioni sulla testa, i salini, i drastici; ora i ner- 
vini, gli analettici; ora i torpenti si dovran- 
no secondo la varietà delle circostanze am- 
ministrare. Se non che le cause suscitanti 1' e- 
clampsia essendo quasi sempre del genere det- 
to prementi o stimolanti il sistema cerebro- 
spinale, il metodo depletorio ò quello che 
conviene nella massima parte dei casi, e che 
è stato più utilmente impiegato dai -buoni 
pratici. 

Ma oltre i presidj medici è manifesto che 
quando V eclampsia minaccia, la vita della don- 

9 



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— ft» — 

na, si dee considerare quanta influenza abbia 
la gravidanza o il parto sullo sviluppo del- 
l' accesso, per quindi impiegare i mezzi atti 
ad accelerare, o provocare il parto, e termi- 
narlo neir attuale travaglio, purché il collo 
già molle si lasci attraversare senza violenza, 
la quale irritando, accrescerebbe il male. E 
benché talvolta le convulsioni perseverino an- 
che dopo T espulsione del feto, il più delle 
volte il vuotamente del viscere le dissipa se- 
condo Moriceau e Menard, e si sono vedute 
donne partorire inscientemente durante V in- 
sulto, e trovarsi così guarite definitivamente. 
Quindi nello stato di gravidanza inoltrata sarà 
permesso distaccare le membrane, o romperle. 
Nel tempo poi del parto terminarlo o con la 
versione, o col forcipe secondo lo stadio del 
travaglio, e lo stato delle parti genitali : e 
nei casi di durezza, o malattia del collo ute- 
rino, o coartazione del suo orifizio coir inci- 
sione di esso* Dopo il parto V estrazione di 
ciò che si contiene nell' utero, ed anco il ti* 
tillamento delle sue pareti sono il mezzo 
idoneo a dissipare le convulsioni. In ogni caso 
prima di accingersi a terminare, sollecitare, 
e* provocare il parto, un salasso sarà conve- 
niente per diminuire la congestione al capo, 
e i pericoli d' un versamento, quando il parto 
non Sia cosi ben disposto da potere' termi- 
narsi •prontissimamente. 



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99 — 



C A P. 15. 

Dello stringimento spasmodico 
dell 9 orifizio delV utero* 



98. Questo può ostare al parto o impe- 
dendo la uscita del vertice, o delle natiche; 
o stringendosi sol collo del feto, o sul tron- 
co, dopo che quello ha già valicato l'orifizio 
uterino. 

79. Lo spasmo dell' oriflria dell'utero è 
spesso F effetto della troppo sollecita rottura 
delle membrane, e della impazienza del- 
l'ostetrico. 

80. Si conosce da ciò che l'orifizio, dopo 
essersi dilatato si ristringe; i suoi orli san 
dolenti e gonfi : la donna è irritabile. Quan- 
do lo strignimento opera sul collo del feto, 
la testa è mobile in vagina; le doglie sonò 
energiche; non resistenza delle parti molli, 
eppure la testa non avanza. Inoltre la mano 
introdotta, se pure è possibile, in vagina ol- 
tre la testa, sente il cingolo spasmodico. 
Quando 1' orlo dell' orifizio strigne il torace 

. n**l parto pei piedi, tirando so questi, invece 
di scendere il feto, si abbassa V utero, che 
vien dietro alle trazioni. 

81. Il forcipe non giova. Gli emollienti, e 
gli antispasmodici lo dissipano, e piò di tutto 
il temporeggiare, e la pazienza dell'ostetrico» 



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— 100 — 

C A P. 1§. 

Della roUura dell' ultro, $ della vagina. 



82. %/uesta può procedere duratile il tra- 
vaglio del parto o da troppo violente contra- 
zioni uterine per superare forti ostacoli al 
passaggio del feto, o mal dirette contro il mar- 
gine pelvico per deviazioni del viscere ; dagli 
stromenti, o da manovre senza metodo impie- 
gate dall' ostetrico per terminare il parto. Può 
anche accadere lentamente nella gravidanza 
per una cronica esulcerazione delle pareti 
uterine proveniente o da colpi ricevuti sul 
venire, o dal diuturno imprigionameuto di 
qualche punto del viscere contro i margini 
della pelvi nelle forti inclinazioni di esso, o 
dallo schiacciamento delie pareti poste fra U 
testa e i contorni del baci ivo . À norma della 
causa la rottura succede talvolta verso il fon- 
do e corpo del viscere, più spesso verso il 
segmento inferiore, ove esso si congiunge eoi 
fondo della vagina, la quale pure partecipa 
della rottura. Talvolta questa è incompleta, 
restando intatto il peritoneo, o al contrarie. 

83. "Quando avviene la rottura dell' utero 
la donna prova a un tratto un vivissimo sen- 
so di strappamento, al quale succedono lipo- 
timìe, sudor freddo, meteorismo, cambiamento 
di forma nel ventre* cessazione delle doglie* 



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— 101 — 

e in loro vece coliche con senso di angoscia, 
ansietà, singhiozzo, vomito: inoltre la parte 
che si presentava all'orifìzio se ne allontana, 
e coiresplorazione oltre la lacerazione si trova 
eziandio il più delle volle alcuna parte del 
feto insinuata per quella nel ventre rimanen- 
do il resto nell'utero: altre volte tutto il fe- 
to cacciato nel ventre; ed altre infine, forse 
per essere già tropp'oltre impegnato, il feto 
non abbandona il suo posto. 

84. Benché questo sciagurato accidente sia 
quasi sempre fatale alla madre e al feto, so- 
novi alcuni esempi di guarigione o spontanea 
o procurata dall'arte. Se il feto fra labbri 
della lacerazione è entrato cogl'arti inferiori 
nel ventre, restando la testa nell'utero, si es- 
trae per i piedi, insinuando, se è d'uopo, la 
mano nella cavitò addominale: se la testa' è 
già impegnata, si estrae col forcipe. Se è ca- 
duto o tutto, od anche la parte più volumi- 
nosa del tronco nell'addome, vien proposta la 
• gastrotomia, come nella gravidanza .extraute- 
rina. 



/ 



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— - D02 — 

C A P. 11 

PeMa procedenza del funicoli* 



85. Lja discesa dei fonicelo in vagina no» 
indica già, come è stato creduto, la presen- 
tazione dell'addome; ma può esso presentarsi 
con qualuque altra parte del corpo. 

86; Se il funicolo è pulsante, si dee innan*- 
zi tutto procacciare di rimuovere da esso ogni 
compressione, collocandolo verso una delle sin- 
fisi sacro-iliache, ov' è maggiore spazio. Che 
se malgrado ciò prolungandosi il parto, e sof- 
ferendo esso compressione o per leggiera an- 
gustia, o per troppo volume della testa, si 
sentisse freddo, e si indebolissero le sue pulsar 
zìoni, allora è <F uopo affrettarci a terminare il 
parto o con la versione, se la testa è libera, o 
c#l foccipe* se è- gik impegnato neL cavo del- 
la pelvL Alcuni hanno insegnato di riporlo, 
mantenendolo sopra la testa, finché sia disce- 
sa; altri il rinchiuse in un tubo flessibile, od 
in una borsa per protèggerlo. Se poi il cor- 
done fosse già flaccido, freddo, non pulsante, 
si può considerare il feto come morto, e ter- 
minare il parto seconde la circostanza, com* 
esporremo a suo luogo* 



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— 1035 — 



GAP. 18 



Jfc ? mii di situazione di alcune 
parti molti del bucina 



87. Aj-e deviazioni- principali che possono» 
turbare la libera uscita del feto sono 1.° Le- 
notabili inclinazioni dell'utero. 2.° Il suo pro- 
lasso. 3* ° ■ Il rovesciamento della vagina. 
4.° L'ernia della vescica, e dell'intestina* 
io vagina. 5. ° L' ernia della matrice. 

88. L'obliquità dell' utero* e singolarmente 
¥ anteriore e la posteriore possono talvolta 
essere portate ad un grado da imbarazzare la* 
diagnosi, e l' andamento del travaglio. Le due 
laterali non si fanno mai rilevanti a cagione 
del ritegno che P utera melinantesi dall' un 
lato o dall' altro trova nelle coste spurie*. 
Neil' obliquità anteriore,, essendo P utero ca* 
scante sull' ipegastino, P orifizio è all' indietro 
verso P angolo sacro — vertebrale : e siccome 
è talvolta inaccessibile al dito esploratore, iì 
quale non P aggiunge a quell' altezza j e sicco- 
me la testa spinta dalle contrazioni uterine di- 
stende, e deprime la parete anteriore dell' ute- 
ro^ che corrisponde al: centro j può* accadere 
ai meno periti di credere di toecare la test* 
nuda, mentre essa è incappucciata dalle- par- 
seti uterine assottigliate. Questa disposizione io» 
giudico poter esser sorgente di gravi abbagli 
* disordini ;, poiché essendo questo modo di 



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— 104 — 

obliquità uterina il più frequente, si concepisce 
che la contusione, la cancrena, la rottura stes- 
sa dell' utero possono avvenirne, ove ignorando 
questa causa di distocia, non si aiuti debita- 
mente la natura, la quale per fortuna talvolta 
corregge da se sola il male. In questa, specie 
di obliquità pertanto, oltre la presunzione de- 
sunta dalla grande discesa del ventre rilassalo 
da precedenti gestazioni, il travaglio si dichia- 
ra coi dolori direni; ed esplorando si sente beo- 
sì la testa, ma girando intorno non si trova il 
contorno dell 1 orifizio, il quale si arriva forse 
a sentire verso il sacro, se si alzi con 1' altra 
mano l' ipogastro. Dal che si comprende ezian- 
dio che questa manovra appunto sarà il più ac- 
concio mezzo per soccorrere il parto, affine di 
riportare l' asse longitudinale dell' utero paral- 
lelo a quello delio stretto : lo che basta il più 
delle volte. In caso contrario si uncinerà nel- 
r intervallo dei dolori con due dita 1' orifizio 
sostenendolo fisso durante la doglia, finché 
siasi bene impegnata la testa ($.50.) Giova inol- 
tre, massime quando P utero fa gomito a gui- 
sa di una storta, di proibire alla donna di pon- 
zare, perchè le contrazioni del diaframma ab- 
bassando la faccia posteriore delP utero dive- 
nuta orizzontale, annullano P azione della ma- 
no che tende ad elevare e riportare in dietro 
il fondo delP utero, ed accrescono P inclinazione. 
89. Meno dannosa e pih rara assai è P obli- 
quità posteriore, nella quale P orifizio è verso 
il pube. Anzi in un caso di Merriman P orifizio 
era dietro alla sinfisi del pube, e il fondo ver- 



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— 105 — 

»o il sacro. Bisognata dunque che il deviamen- 
to avesse cominciato dai primi mesi di gravi- 
danza, perchè apparendo veramente qual retro- 
versione, o approsshnandovisi, questa è impossi- 
bile a gravidanza inoltrata. (S*14) In queslo de- 
viamento giova di far restare la donna in pie- 
di, e comprimere indentro e in basso soli' ipo- 
gastri) : e forse anco di collocarla sulle ginoc- 
chia e sui gomiti. 

90 Velpeau nota una specie di deviazione 
posteriore dell' utero con deviazione della te- 
sta in avanti. L' orifizio sembra aperto nel mez- 
zo di questa bisaccia, e allungato air indietro. 
La testa forma al disopra del distretto un tu- 
more che discende fin presso alla vulva dinanzi 
alla sinfisi pubina: onde per trovare l'orifizio 
bisogna ricurvare il dito, e portarlo orizzon- 
talmente sopra il pube. In questo caso per con* 
durre la testa al centro del bacino bisogna far- 
la risalire di basso in alto e dall' avanti al- 
l' indietro al disopra del pube. 

91. 11 prolasso della matrice si può osserva- 
re in diversi aspetti. Può la donna rimanere fe- 
conda avendo gikl' utero procidente. Può V ute- 
ro cadere giù nello stato di pregnezza, ben- 
ché la gravidanza sia più spesso rimedio tem- 
pororio che causa al prolasso dell* utero. Pos- 
sono le contrazioni uterine spingerlo fuori della 
vulva neir atto del parto, strascinandolo avaati 
alla testa. Quando Y utero nell' atto del parte 
è pendente fra le coscio, è raro che la natura 
basti da se sola, mancando il soccorso dei mu- 
scoli addominali. Onde soli' esempio del Mau- 



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— 106 — 

riceau converrebbe coi rilassanti irrorare con- 
tinuamente il collo, dilatarlo colle dita aperte 
introdotte dolcemente entro di esso, e nei 
peggiori casi inciderlo. 

92. Il rovesciamento della vagina può ave- 
re luogo, quando questo canale sia rilassatisi 
simo, e gik soggetto per lo innanzi al pro- 
lasso* Si conosce ad un gran cercine livido, 
fungoso, increspato che precede la testa o la 
cinge.- Se non giova il sostenerlo, il miglior 
mezzo sarà applicare il forcipe. 

03. Si conosce V enteroceie vaginale ad uà 
tumore elastico occupante le pareti anteriori f 
o posteriori della vaginali quale rientra gorgo- 
gliando sotto la pressione o nella giacitura. Si 
sostiene, o si riduce finché sia discesa la testa. 

94. L'ernia della vescica, (cistocele vagi- 
nale) si distingue ad un tumore indolente 
fluttuante sul la v parete anteriore della vagina, 
il quale sotto la pressione si avvalla eccitan- 
do lo stimolo di orinare. 11 cateterismo sene 
a confermare ad un tempo e ad allontanare 
questo ostacolo al parto. 

95. L' ernia delta matrice dall' apertura 
erurale, o dalla linea alba domanderebbe gli 
stessi soccorsi che le forti inclinazioni anteriori. 
11 taglio cesareo consigliato e praticato io 
simile circostanza non mi sembra nò necessa- 
rio, uè giustificato, fuor che nei casi di stran- 
golamento. E' verisimile però che le osserva- 
zioni riportate da Sennert, Ru ischio di ernie 
della matrice non fossero che esempj male 
interpetrati di antiversiono uterina. 



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— 107 — 



C A P. 19. 

DelU vi%ios$ posizioni del feto. 

96. Avendo indicato ( S. 42. ) quali parti 
è d' uopo che si presentino, e in quali posi- 
zioni, perchè il parto si compia naturalmente, 
è evidente, tutte quelle posizioni del feto 
neir utero, nelle quali esso non presenta al 
suo orifizio una delle estremità ovoidee, o 
quéste non si presentano nelle debite relazio- 
ni, costituire un modo di parto non naturale. 

97. Le cause, per le quali il feto pub 
assumere una posizione sfavorevole al parto 
sono : 1 . ° una soverchia quantità di fluido 
amniotico, o la sua uscita anticipata. 2. ° L'obli- 
quila eccessiva della matrice. 3.° un bacino 
troppo ampio o difforme. 4.° Alcuni tumori 
dell 1 addome comprimenti F utero ed il feto. 
5.° Alcune viziose attitudini, o moti incon- 
siderati della madre. 6 ° IL feto troppo pic- 
colo, e troppo mobile. 7. ° L'utero mai con- 
formato. 

98. Ciascuna regione e parte del feto è 
riconoscibile ai suoi speciali caratteri, i quali 
si ricavano agevolmente per poco che si at- 
tenda alla figura e alla disposinone e rela- 
zioni di ciascuna di esse. 

Così le natiche si distinguono al sentiri 
due eminenze con sólco frapposto, V ano nel 



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— 108 — 

mezzo con accanto le partì sessuali ; il veder 
comparire del meconio conferma la diagnosi. 

Si riconoscono i fianchi al sentire la cre- 
sta degli Ilei da una parte e le coste spurie 
dalP altra. 

Il dorso si riconosce al trovare una super- 
ficie piana, se non che percorrendola col dito 
si sente la serie delle apofisi spinose delle 
verfelre. 

È agevole riconoscere la presentazione 
del ventre alla sua superficie piana sovra ogni 
altra molle, e singolarmente air impianto del- 
l' ombelico. 

Si dislingue il torace al sentire P ordioe 
e la conformazione delle coste. 

Si giudica presentarsi le spalle al sentire una 
piccola eminenza rotonda frapposta al collo e 
alla clavicola, ad un cavo, eh' è V ascella, e 
ad una superficie dura, scabra eh 9 è l'omoplatta. 

Si riconoscono le tempia al trovare I au- 
ricola, e con la concavità del margine dei 
padiglione rivolto indietro, se si presenta la 
tempia destra al lato sinistro; in avanti, se 
la tempia sinistra : colla concavita all' indie- 
tro, se al lato destro si presenta la tempia 
sinistra ; in avanti se la destra : la faccia 
pure è rivolta dal lato ove riguarda il mar- 
gine concavo della conca. 

La faccia si conosce alia superficie roton- 
da, ed irregolare a cagione del mento, della 
bocca, del naso, dell' orbita. 

Tutte le quali parti riconoscibili finché 
conservano i loro naturali caratteri, posson 



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offerire difficoltà nella diagnosi, quando lai pres- 
sione e la strettura del collo ul orino le abfeuf 
così tumefatte e sfigurate da poter ^confonder* 
V una coli' altra, e singolarmente la faccia 
colle natiche. È noto l'esempio di qpiel p*o* 
fossore, che in tuono dogmatico, dopò ave* 
esplorata la donna, credendo aver toccata la 
faccia,; sosteneva ai suoi alunni non p^erstf 
mai confondere la faccia colle natiche, «ter*-* 
ire il inecouio, del quale aveva intrise. It 
dita ritirate allora dall' utero, schizzogJi in 
viso per manifestarli la sua presunzione, e 
il suo disinganno. È facile distinguere, la man 
no dal piede dalla lunghezza, forma, e dispo4 
sizione delle dita diverse nelP uno, e nell'air 
ira, dall' angolo delta tibia col piede, e dai 
malleoli : come pure dalla direzione del dito 
grosso del piede relativamente al bacino $i 
distingue il destro dal sinisrro ; e dalle reto* 
zioni parallele dei due pollici si può giudicar 
re che i due piedi usciti appartengono allo 
stesso feto unico neli' utero, e non a gemelli. 
11 gomito è più acuminato del ginocchio a 
cagione dell' apofisi olecrano nel primo, della 
rotula nel secondo. ^ 

99. Nei libri di ostetricia, e specialmente 
nel Baudelocque si trovano di soverchio mot* 
tiplicate le viziose posizioni del feto, perchè 
potendo ciascun punto della sua superficie 
presentarsi all' orifizio, ed assumere poi di- 
verse situazioni relative al bacino, è per se 
manifesto, che il voler fare di tutte le parti 
del feto, e di tutte le situazioni che le sia- 
lo 



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— 110 ~^ 

gafojpdrti possono prendere, tanti generi éi 
farlo, è un sopraccaricare la scienza di 
mpòrflùe qualità fastidiose divisioni. Laonde 
io credo che tante distinzioni di presentazioni 
votola cip gli autori sieno arbitrarie ed inutili. 
Che sieno arbitrarie lo deduco dall' osservare 
efce gli altieri discordano sommamente nel- 
r*F*rc*eUer*e il mimerò ed il modo. Che se 
te indicate posizioni significassero le devia- 
tici* reali della naiura dall' ordine consueto, 
non potrebbero variare a talento degti autori; 
onde mi pare si debbano avere appunto in 
quel conto, in che i buoni pratici tengono 
le distribuzioni nosologiché dei morbi. In 
effetto non vedo perchè la natura non possa 
nelle* so* deviazioni variare per molte guise 
incostanti i punti di relazione d' una parte 
del feto colle pareti del bacino. Che poi 
sieno inutili il vedremo parlando della mano* 
vra, perchè qualunque sia la diversa posizione 
delle parti del feto relativa al bacino, il parto 
(poste certe modalità) si termina sempre colla 
stessa manovra esercitata or colla destra, or 
«olla sinistra mano. Per le quali cose io esti- 
mo che senza assoggettare a leggi determinate 
le variabili posizioni delle respettive parti del 
feto relativamente al bacino, si debba solo 
cercare quali sieno utili, e necessarie per la 
pratica; e siccome devono tutte correggersi 
o colla destra o colla sinistra mano, e con- 
vertirsi o nella prima, o nella seconda posi-* 
zione della testa, o dei piedi, così devonsi 



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~~ Mi -~ 

ridurre in due sole, cioè una per U lato 
destro del bacino, una per il lato sinistro. 

100. Le viziose posizioni del feto vogliono 
il soccorso della mano, la quale per lo pia 
basta sola a compiere il parto. 11 momento pièi 
favorevole al parto manuale è tosto dopo la 
rottura delle acque, perchè quanto più si 
procrastina V operazione, tanto più 1* utero ai 
contrae sul feto, e le parti esterne si gonfia- 
no, e si fanno dolenti. Onde oltre i pericoli 
che corre il feto si rende più difficile la ma- 
novra, e più ingiuriosa alla madre. Perciò in 
questo ultimo caso prima di accingersi ad oper* 
race sarà prudenza mollificare le parti est eroe 
con fumigazioni, bagni, embrocazioni oleose, 
injezipni di estratto di belladonna, esentare 
la fibra con salassi. 

101. li parto manuale deve avere per «isco- 
pò di ricondurre air orifizio uterino una dell* 
estremila ovoidee del feto, e sempre la p& 
prossima a quello. Quindi o si presentano 1* 
estremità addominali, e si devono condurr* 
convenientemente fuori della vulva: osi presenr 
la una regione del feto, la quale non può 
attraversare il bacino, e allora è duopo o 
correggerne la situazione, e ricondurre l' oc- 
cipite al centro del bacino ; o ciò non riu- 
scendo, ( e di rado riesce) è forza rivolgere 
il corpo del feto conducendo i piedi al- 
l'orificio. Tali sono le tre operazioni fondamen- 
tali, nelte quali risolvesi ogni parto manuale; 

102. Prendo ad esempio il primo caso in 
prima posizione, qome il più semplice, e quasi 



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elemento della manovra degli altri. - Vuotata 
la vessica orinaria, e posta la donna in tra- 
verso sulla sponda d'un lettico idolo duro ed 
elevato a segno che il pudendo corrisponda 
all' ombellico dell' operatore colle spalle ap- 
poggiate a guanciali ammonticchiati, e soste- 
nute da un ajuto posto dietro ad essa sul 
letto, te cosce divaricate e semiflesse, e sor- 
rette da due assistenti, con i piedi posati su 
«di uno scanno a destra e a sinistra, e colle 
natiche sporgenti bene infuori in modo, che 
le parti genitali esterne restino lontane quan- 
to è possibile dal margine del letto: L* opè- 
fòtore posto davanti alla donna e fra le sue 
oosce introduce in semi-pronazione nella va- 
gina la mano unta d' olio, secondo 1' asse 
dello stretto inferiore : ma giunto al promon- 
torio del sacro, abbassa a poco a poco il go- 
mito verso il perineo per secondare entrando 
in cavità V asse dello stretto addominale. La 
mano in vagina s' introduce nel tempo della 
doglia, ma giunti air orifizio bisogna riposarsi 
per aspettare la calma, ed entrare in cavità 
cessata la contrazione. Benché si possa come 
vuol Capuron, usare la mano destra, è più 
utile la sinistra. Con questa si respingono me- 
glio le natiche verso la fossa iliaca sinistra. 
Servendosi della sinistra la semi-pronazione 
pone naturalmente la faccia palmare di essa 
in avanti e dai lati, condizione favorevole per 
obbligare il dorso del feto a rivolgersi verso 
la cavità cotiloide sinistra. Introdotta la mano 
dolcemente e gradatamente, se si presentino 



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— 113 — 

i piedi si afferrano al di sopra dei malleoli 
esterni col pollice e il medio e F indice frap- 
posto agi* interni. Afferrati i quali si estrag- 
gono dirigendoli verso la cavità cótiìoide si- 
nistra, e quando si sono condotti fuori della 
valva s' impugnano le gambe sopra i malleoli 
una colla destra, l'altra colla sinistra: si av- 
volgono in pannolino asciutto, e all' apparire 
delle ginocchia si allungano le mani al di 
sopra di queste, abbracciando le cosce, onde 
restino meno stiracchiate le giunture. Ma'ap- 
pena comincia a comparire il cordone si so- 
spende un istante la trazione, e coir indice 
sinistro si tira in basso la porzione placentare 
del funicolo, onde non resti stirato ; si pro- 
segue allora V estrazione stendendo le mani 
sulle due anche, cioè la mano destra sull'an- 
ca destra, la sinistra sulla sinistra (ino a che 
si presentino le ascelle allo stretto addomi- 
noie. Allora è manifesto che queste per la 
loro grossezza arrestano un poco la progres- 
sione del feto, onde bisogna aiutarne lo svi- 
luppa e la discesa nella escavazione, e perciò 
tenendo così abbracciate le anche del feto 
se ne innalza il tronco verso F inguine destro 
materno, indi si abbassa verso la faccia in- 
terna della coscia sinistra: coi quali moti al- 
ternativi di elevazione e d' abbassamento 
lenti ed* estesi F estremità acromiale delle 
spalle supera il margine pelvico. Discese le 
spalle, e comparse alla vulva colla destra ri- 
volta in supinazione si percorre il lato po- 
steriore del feto per andare in traccia del 



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— 114 — 

praccio destro che è ali 9 indietro, e che dee 
.prima svilupparsi : giunti al quale col pollice 
piegato a foggia d f uncino, e posto sopra Ut 
spalla si abbassa, mentre colla sinistra si so- 
stiene in alto verso l' inguine opposto il tron- 
co del feto. Allora si volge la stessa mano 
dalla supinazione alla pronazione, il pollice 
che era sulla spalla, si porta nel cavo dell' a- 
scella, il medio e l'indice si allungano sulla 
parte esterna del braccio del feto, il quale 
trovasi allungato sul lato del collo e della 
testa, e si fa discendere facendo passare Ta- 
vanbraecio e la mano dal di fuori indentro 
sulla faceta e sul petto del feto. Se uno di 
essi, o ambedue fossero incrociati verso la 
nuca, o sul dorso, conviene prima rispingere 
un poco in allo il tronco; indi si fa rimon- 
tare T arto al di sopra dell* occipite, quando 
resta in traverso dietro al collo; o si fa scor» 
rerc uncinandolo colle dita d* alto in basso 
sul dorso del feto per trarlo fuori: giova pure 
imprimere un moto rotatorio a tutto il tronco 
per riuscire nell'intento. Sviluppato il braccio, 
si distende lungo il tronco, si avvolge esso 
pure nello stesso pannolino che copre il feto, 
e si passa a disimpegnare P altro di sotto il 
pube. Onde si abbassa allora colla destra il 
tronco del feto verso ta parte posteriore in- 
tema della coscia sinistra, mentre calla sini- 
stra mano si disimpegna la spalla e braccio 
sinistro colle regole indicate. Che se per la 
sollecitudine del travaglio si temesse che 
l r orifizio interno dell' utero si stringesse sui 



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— 115 — 

collo del feto, sarebbe meglio lasciare questo 
braccio disteso in alto senza svilupparlo. Mi- 
mane allora ad estrarsi la testa, parte di 
manovra la più difficile e pericolosa per il 
feto, perchè, se non si fanno eseguire debi- 
tamente e per tempo alla testa i moti neces- 
sari, essa incontra grandi difficoltà all' uscita, 
le quali' portano air imprudente necessità di 
trazioni violente sulla spina cervicale, cagione 
possentissima della morte del feto, il quale 
in fatti di rado si estrae vivo da un Chirurgo 
poco esercitato. Si prendono pertanto i piedi 
colla sinistra, si porta la mano destra in su- 
pinazione all' indietro lungo lo sterno del feto 
tino alla sua faccia ; si posa it tronco di esso 
suU'ajranbraccio corrispondente abbassandolo; 
allora si applicano V indice e il medio della 
destra sui lati del naso del feto, V indice 
e il medio della sinistra introdotti sotto t'arco 
del pube, sulT occipite, e con ambo le mani 
s' imprime alla testa un moto combinato, per 
il quale essa si flette sut petto, e discende 
ad un tempo nella escavazione in direzione 
diagonale: ivi con moto di rotazione orizzon- 
tate si conduce la faccia nella concavità del 
sacro, V occipite sotto 1' arco del pube. Allo- 
ra altro non resta che farle eseguire dei moti 
laterali graduati, dolci ed estesi : per ultimo 
sostenere il perineo, e con un moto di ele- 
vazione di tutto il corpo del feto verso il 
pube disimpegnare la faccia e il mento. 

103. Quando i piedi sono rivolti verso la 
cavità cotiloide destra, cioè nella seconda 



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— 116 — 

posizione naturale, si adopera in luogo della 
sinistra la mano destra, eseguendo appuntino 
le regole e manualità indicate. 

104. Nelle posizioni calcaneo-posteriori è 
d' uopo a misura che il tronco discende, ri- 
volgerlo lentamente girandolo sopra se stesso 
coir impugnare le anche con ambe le mani, 
Terso la cavità cotiloide del prossimo Iato ; 
e se la testa non ha partecipalo a questo 
moto di rotazione, restando immobile colla 
faccia in avanti, ridurla essa pure alla prima 
o seconda posizione naturale. 

105. Finalmente quando per una leggera 
sproporzione, o per resistenza delle parti 
molli, la testa ricusa di scendere oltre il 
cavo della pelvi, si deve desistere . dalle 
trazioni, ed applicare sulla tosta il forcipe, 
per terminare V estrazione del feto, come si 
dirà in seguito. 

106. Quando abbisogna l'opera della mano 
nel parto per le ginocchia, sia perchè si 
presentino col dorso del feto rivolto air in- 
dietro, sia perchè s' impuntino contro il mar- 
gine pelvico, se esse sono tuttora allo stretto 
superiore, si disimpegnano i piedi colle regole 
indicate. Che se sono già impegnate nello 
stretto perineale, allora si estrae il feto, la- 
sciandolo nella stessa posizione delle ginoc- 
chia, e ciò insinuando l' indice delle due 
mani nei garretti del feto a guisa di uncino, 
o gli stessi uncini ottusi, o attraversando con 
in laccio i garretti, e tirando sulli due capi. 



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— 117 — 

107. Lo stesso è a dirsi della presentazione 
delle natiche, le quali finché rimangono allò 
stretto superiore si respingono, estraendo il 
feto 'per i piedi colla mano opposta al lato 
del bacino, ove è rivolto il dorso: ma quando 
si trovano già inoltrate allo stretto inferiore, 
la difficoltà di respingerle obbliga a condurrò 
a termine il parto, restando il feto così ad- 
doppiato, e ciò cógl' indici piegati ad uncino, 
insinuati nella piega degli inguini, o cogli 
uncini ottusi, o col laccio. Similmente nelle 
posizioni sacro-iliache s' impugnano a piena 
mano le natiche, e si riconducono con moto 
di circonduzione verso la cavitò cotiioide 
corrispondente. 

108. Nelle presentazioni viziose della testa 
sia che si presentino le tempie, o la nuca, 
o la fronte, o la faccia, la prima indicarono 
è di correggere la situazione della testa, ri- 
spingendo la parte che si presenta, quindi 
impugnando la testa, e portando 1' occipite 
al centro del bacino : lo che tornando vano, 
o malagevole, forza è passare alla versione. 
Così presentandosi la nuca si cerca subito 
di raddrizzare la testa sia abbassando la fron* 
te verso il sacro, sia sollevando la nuca dietro 
il pube. Presentandosi la tempia si abbassa 
il vertice da una parte, e si solleva dall'altra 
la base del cranio. Nelle presentazioni della 
fronte col rovesciamento dell'occipite all' in- 
dietro si deprime V occipite in avanti, solle- 
vando ad un tempo il mento verso la conca* 
vita del sacro. Nelle quali manovre si avrk 



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— US — 

sempre cura di riporre le parti in situazione 
diagonale, ed inoltre di rivolgere 1' occipite 
terso una delle cavità cotiloidi. 

109. La presentazione della faccia è stata 
veramente, ed è tuttavia riguardata da alcuni 
come non-naturale, da altri nò: nomi e guai- 
mente rispettabili stanno per V una e per 
I* altra opinione. Così mentre Meygrier affer- 
ma « che se v* è presentazione della testa, 
la quale esiga che si tenti tutto il possibile 
per ricondurre V occipite, è questa per i 
pericoli che corre il feto, e per le difficolta 
di francare il passaggio, Merriman (*) esti- 
ma « che T effettuazione di questo parto de- 
v' essere lasciata nel più esteso senso al tempo 
e atta natura, che giungono a procurarlo in* 
teramente. » E poco l'autorità moverebbero!, 
poiché non vi è in Chirurgia errore che non 
sia accreditato da autorità, se 1* esperienza 
mostrasse che realmente il parto per la faccia 
si compie felicemente e spontaneamente ; 
ma gli oppositori a questo modo di parto 
spontaneo sostengono che comparativamente 
ai molti casi di parto difficile, i pochi nei 
quali ha avuto luogo P uscita del feto colle 
sole forze della natura, si riferiscono a teste 
piccole, o a bacini ampli : che il parto è sta- 
to lento 'e penoso : che le fattezze del gon- 
fio viso erano contrafatte ec. Non resterebbe 
adunque che esaminare, se le relazioni di 
forma e di dimensione della faccia col baci- 

(*) SìnoAsi dei parto difficile pag. 39. 



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— 119 — 

«io siano compatibili coir ascila spontanea di 
no feto a termine. 

110. Che la faccia possa in direzione dia- 
gonale o trasversale scendere nella escavazione, 
io non dubito ($. 31.) quivi con moto di 
rotazione orizzontale il mento si situa quasi 
sempre sotto Y arco del pube, ma il parto 
noti si compie se non rimonta il mento di- 
nanzi la sinfisi del pube, e abbassandosi, e 
scendendo in proporzione la fronte e il tare* 
gma (ungo il sacro fino a comparire 1* occh 
pile al perineo. Così procedendo, il parto fa- 
ciale non sarebbe in ultima analisi che un 
diverso modo di discesa della sommità della 
testa: e il disputare più a lungo su ciò sa* 
rebbe Veramente un disputare di parole. Im- 
perciocché se per qualche esempio fosse pro- 
vato, che la testa è uscita colte stesse rela- 
zioni che aveva allo stretto superiore, o col 
mento all' indietro, ciò sarà accaduto a bacino 
ampia e testa piccola, o oltremodo flessibile. 
E se la testa <T ordinario volume per uscire 
dalla vulva deve eseguire i moti indicati, si 
Comprende che il parto faciale spontaneo co- 
munque dimostrato dalle leggi della mecca* 
nica, si converte di leggieri in vizioso per 
la facilità, con che il diametro mento-frontale 
da luogo nel progresso del travaglio ali* obli- 
quo, o lungo diametro della testa. 

111. Dalle quali premesse si ricavano le 
indicazioni varie dot parto faciale. Si potrà 
talvolta abbandonare alla natura, se con valide 
contrazioni si vede avanzare la testa eseguen- 



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— 120 — 

do tenia jteviaxione i moti qui sopra iod cali. 
Che se per contrario il parlo vada in lungo, 
o T occipite si rovesci troppo sul tronco, 
converrh sollevare il mento verso lo sterno 
con alcune dita, e far discendere I* occipite. 
E se queste non bastano, è singolarmente io 
questa presentazione, che è utilmente appli- 
cabile la leva, l' unico scopo della quale, 
ridotta al suo giusto valore è di abbassare 
r occipite rovesciato air indietro. S' insinua 
dunque la leva o verso uno de" fori ovali, o 
sotto la sinfisi del pube, o all' indietro secon- 
do la situazione dell' occipite relativamente 
al bacino; si abbraccia la convessità dell'oc- 
cipite con la parte curva dello stromeoto, e 
premendo su questo, e tirando ad un tempo 
in basso si raddrizza la testa, abbassando la 
sommità. Per rendere più efficace questo mo- 
to di pressione e trazione giova premere sul 
di fuori dello strumento col pollice della ma- 
no che lo impugna; mentre con la cima 
delle dita si rispinge in alto il mento verso 
lo sterno. 

112. Le presentazioni del tronco si posso- 
no riguardare come assolutamente incorreggi- 
bili colla prima indicazione; (108) conside- 
rando io come rare eccezioni i pochi casi, 
nei qmli la natura opera la versione sponta- 
nea, trasformandole in posizioni pelviche, o 
cefaliche. E quando pure nella presentazione 
delle parti superiori del tronco per la pros- 
simità della testa fosse possibile ricondurla ^1 



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— lai — 

centro del bacino, ciò non sarebbe utile che 
nelle presentazioni colla faccia all' indietro. 
1 1 3. Fra le presentazioni del tronco sono 
frequentissime quelle delle spalle e dei lati, 
perchè le altre posizioni del piano anteriore 
e del posteriore del tronco sono, secondo che 
io giudico, impossibili, o almeno difficilissi- 
me, e sono naturalmente ricondotte a quella 
per la forma dell' utero, e dell' ovoide fetale. 
Imperocché 1* utero regolarmente conformato 
comprime massimamente i due estremi del- 
l' asse longitudinale del feto, che sono con 
esso a più stretto contatto, e tenderebbe a 
ravvicinare l' uno all' altro, a flettere così o 
rovesciare il tronco, se la situazione del feto 
fosse esattamente trasversale, o V uno estremo 
del feto non preponderasse sulT altro. Ma una 
orizzontalità perfetta si concepisce difficilmen- 
te, e quando pure si volesse supporre, non tar- 
derebbe V estremo più rotondo ad abbassarsi* 
Onde si vede che uno dei due estremi del- 
l' ovoide del feto è sempre disposi© a ravvi- 
cinarsi air orifizio, cioè la parte più prossima 
ad esso, ove 1' asse longitudinale del feto sia 
già inclinato ; la più pesante, se fosse per- 
fettamente in traverso. Similmente le contra- 
zioni uterine comprimendo i due estremi del 
diametro bis-acromiale fanno che il tronco s'in- 
clini sempre su d' uno dei lati. Ma mentre la 
forza dell'utero così diretta, e favorita dalla 
superficie scorrevole del feto tende a raddiriz- 
zare r asse longitudinale del feto, richia- 
mando uno dei suoi estremi all' orifìzio, e ad 

11 



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— 122 — 

inclinare il diametro bis-acromialc, può essere 
ritenuta dalla punta della spalla, la quale al* 
lora s' insinua neh' orifizio ; o fors' anco dal 
mento, il quale urta nel cerchio pelvico. Se 
tale è la direzione delle contrazioni uterine 
sul corpo del feto mal situato, si vede che 
la famosa, classificazione di Baudeloque, le ta- 
vole di Smellie, Deventer, Mauriceau rappre- 
sentanti all' orifizio il bellico, i lombi, il dor- 
so, sono ideamenti di cattedratici piuttosto che 
reali presentazioni viziose permanenti. Le pre- 
sentazioni del piano anteriore, e posteriore 
del feto non si possono sostenere sull'orifizio, 
e ben tosto si convertono in posizioni inclinate 
o della testa, o delle natiche o della spalla, e 
forse dello sterno. Il ragionamento fondato sul- 
la forma del feto e dell' utero, sulla direzio- 
ne delle contrazioni del viscere il persuade; 
T esperienza il conferma ; l'autorità di H un ter 
e dei migliori pratici il testifica. Queste dun- 
que sono massimamente da studiare in pratica. 
114. Nelle presentazioni della spalla e del 
dorso la natura sola, od aiutata dall' arte ha 
potuto sviluppare la testa, e più sovente la 
pelvi.* Ma che perciò? I prudenti ostetrici 
vorranno mai tenere a norma di loro condot- 
ta questi esempj di evoluzione spontanea ? 
Denman stesso fondatore di questa dottrina, 
somministra argomenti i più validi di sua di- 
struzione : dacché di trenta feti a quel modo 
usciti due soli vennero vivi. Nò io so per 
qual boria di erudizione Velpeau abbia cerca- 
to farla rivivere. Non si tratta di stabilire se 



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— 123 — 

possa o nò aver luogo questo sviluppamenlo 
delia testa, o delle natiche, ma bensì di ve- 
dere se questo mezzo sia adottabile come me- 
todo ragionevole. E siccome ciò ripugna al 
buon senso, ed è contro la pmtica giornalie- 
ra, il produrre esempi di svolgimento delle na- 
tiche, e talvolta della testa, quando la natu- 
ra, o T arte non han saputo in altro modo 
trionfare d' una viziosa presentazione del tron- 
co f vai quanto dire che quando un ostetrico 
non è stato abile a fare la versione resa dif- 
ficile per le contrazioni, o per essere già da 
buon tempo le spalle avanzate verso la vul- 
va, ed immobili, per ultimo compenso rimanli 
operare sul tronco, traendo sul braccio, o 
passando un laccio attraverso al ventre, con 
la speranza di tirar fuori il feto senza muti- 
larlo. Ma resterà sempre dubbio, se un altro 
più destro non avesse potuto riuscire a con- 
durre a termine il parlo colla versione. Di 
fatto il Monteggia (t) non vi ha ricorso che 
dopo aver fatto egli ed altri colleghi inutili e 
lunghi tentativi di versione. 

Del resto si concepisce la possibilità di 
questi rari fenomeni. Le spalle pervenute in 
fondo al bacino prendono punto fisso al mar- 
gine di questo cerchio osseo : da quel mo- 
mento il corpo del feto fortemente piegato 
non sente 1' effetto delle contrazioni uterine 
che suir estremità pelviche mobili in alto, 
le quali sospinte verso V incavatura ischiatica 
fauno che presentisi successivamente al pe- 

(1) Prefaz. alla Stein, pag. II. e seg. 



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— 124 — 

m 

rineo il petto, le anche: e a misura che 
scendono tendono a dispiegarsi per sottrarsi 
reagendo a quello stato di forzata pressione; 
come un arco elastico, il quale fosse fissato 
contro un punto del bacino con un estremo, 
e T altro estremo libero in alto venisse com- 
presso per cacciarlo fuori del cavo pelvico 
colla convessità in avanti. 

115. Nella versione adunque per le presen- 
tazioni della testa qualunque sia la parte di 
essa, e qualunque posizione ella tenga rela- 
tivamente al bacino la manovra è la stessa. 
La differenza sta solo nel dovere adoperare 
o T una o T altra mano. E poiché, come è 
ben naturale, si dee sempre capovolgere il 
feto a seconda della flessione naturale del 
suo corpo, cioè per la parte anteriore del di 
lui tronco ; così si comprende che si dee 
sempre introdurre la mano che corrisponde 
alla faccia e al suo piano anteriore. Onde 
quando la faccia e il davanti del tronco ri- 
guardano il lato posteriore sinistro del bacino 
si dee introdurre la mano destra, e la sini- 
stra nelP opposta situazione del feto. Solo 
nelle posizioni antero-posteriori dell' occipite, 
della fronte e del vertice, si può senza scel- 
ta e indistintamente adoperare 1' una o l' al- 
tra ; ma si adopera per lo più la destra. In- 
trodotta dunque la mano colle regole indi- 
cate ( §. 101 ) lungo la concavità del sacro 
si pone l'altra sul ventre. Giunti in cavità, si 
rispinge in alto, e sulla fossa iliaca opposta 
alla mano introdotta la testa impugnandola 



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— 125 — 

a piena mano col pollice su una tempia, le 
altre dita sulla faccia e tempia del lato op- 
posto Si percorre quindi colla mano distesa 
a piatto il Iato posteriore del feto dal collo 
successivamente fino alle natiche, ove gene-? 
Talmente stanno i piedi. Penetrati così all'air 
tezza del fondo dell' utero si cerca primie- 
ramente, abbassando il gomito verso il peri- 
neo, di portare molto innanzi verso il bellico 
materno la mano introdotta per ravvicinarla 
a quella che è sul ventre medesimo, e con- 
certare i loro moti. E però mentre una mano 
va in traccia degl* arti, Y altra sostiene il 
fondo dell' utero, lo spinge air indietro, e lo 
mauda all' incontro della mmo in cavità, pre- 
sentando così alle dita di questa gli arti ri- 
cercati. I quali se sono nello stato di loro 
naturale flessione, la mano giunta sopra e 
dietro alle natiche col pollice nella piega 
dell' inguine rivolta sempre più in pronazio- 
ne, non ha che a scorrere sul di dietro delle 
cosce e delle gambe cacciandosele avanti, 
e distendendole a misura che discende por 
giungere ai piedi. Trovati i quali si afferra- 
no al di sopra dei malleoli, indi si traggono 
verso di se fino alla vulva: giunti alla quale 
colla destra si termina il parto come nella 
prima posizione dei piedi, colla sinistra come 
nella seconda, tirando diagonalmente air in- 
dietro, aspettando e secondando le contrazio- 
ni uterine, tranne il caso di grave accidente 
che obblighi a sollecitare. Quando non riesce 
afferrare ambo i piedi per essere tra loro 



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— 126 — 

molto divaricati, ovvero uno sulle natiche, 
1' altro disleso sul ventre, se n' estrae uno, 
cominciando, se si può, dal posteriore, il qua- 
le si fissa con laccio scorsojo passato sopra 
t malleoli, affidandolo ad un ajuto, mentre si 
va in traccia dell 9 altro piede scorrendo lun- 
go la parie posteriore interna dell' arto che 
serve di guida, fino verso il solco delle nati- 
che e delle parti sessuali. 

Allorché la mano ha portato i piedi fino 
verso il margine pelvico, la testa che è stala 
cacciata dirimpetto nella fossa iliaca opposta, 
fa impaccio ricadendo mano a mano che si ti- 
rano i piedi. A prevenire il quale inconve- 
niente mentre la mano strigne e tira i piedi 
colle dita, colla faccia palmare del pugno 
respinge e sostiene con destrezza la testa. 
Maygriér allo stesso intendimento usa un fu- 
sto terminante in un piccolo disco ; e mentre 
con una mano tira i piedi, allontana la testa 
per meno del disco di questo stromento in* 
trodotto coir altra mano, e poggiato contro 
la fronte, la quale così cacciata in alto age- 
vola il rivolgimento. 

116. Le slesse regole militano presso a po- 
co per le presentazioni del tronco. In queste 
posizioni se la testa è in avanti, e il dorso 
verso il sacro, enentre la mano introdotta sol- 
leva, e quindi inclina ( quando noi fosse ) il 
corpo del feto sul lato che le corrisponde, 
giova coli' altra mano stesa sul ventre mater- 
no comprimere la testa del feto per rispin- 
gerla air indietro. Quando poi il dorso è in 



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— 127 — 

avanti, si preme su questo come per rotolar- 
lo sul suo asse longitudinale. Nelle presenta- 
zioni delle regioni del tronco più prossime 
ali 9 estremità pelviche non è necessario capo- 
volgere affatto il feto, ma basta far passare 
i piedi sul ventre e sul torace con semi-ver- 
sione, facendo discendere prima l'arto posto 
al disopra : onde giova introdurre la mano 
corrispondente al lato del bacino, ove stanno 
i piedi, come più prossima ad essi. Inoltre 
nelle posizioni inclinate, se il feto guarda in 
avanti, si volgono e si estraggono i piedi 
cfol di dietro in avanti, e dal davanti all' in- 
dietro, se la superficie anteriore del feto 
guarda all' indietro. 

Nelle presentazioni di questo genere Vel- 
peni) insegna di rivolgere sempre in avanti i , 
piedi del feto. Si rispinge, e si solleva la 
regione del tronco che si presenta: si ap- 
poggia il pollice sul davanti dell' ascella, le 
altre dita si stendono nel piano dorsale col 
dito mignolo, o lato cubitale sempre rivolto 
in alto verso V occipite. Così abbrancato il 
tronco del feto si volge in basso uno dei 
lati e la spalla, e si solleva l'altra: allora 
si percorre il lato posteriore e inferiore fino 
alle natiche, e si afferrano i piedi, i quali 
si eslraggono dall' indietro in avanti. In que- 
sto metodo forse V estrazione de' piedi è pib 
spedita, perchè oltre l'avvicinarsi con quel 
rivolgimento in avanti e in basso del piano 
anteriore del feto i piedi all' orifizio, si 
estraggono poi con minore difficoltà; laddove 



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— 128 — 

col rivolgere il dorso in avanti, e tirare i 
piedi ali 1 indietro, che è pure il metodo se- 
guito da Meygrier, attraversando nell' estra- 
zione il bacino all' indietro, si urta nel pro- 
montorio, e si allontana inoltre il feto dal- 
l' asse addominale. Ma in ricambio si osserva 
che nel metodo di Velpeau inclinando profon- 
damente in avanti lo sterno e V addome, gì 
espone a stirature la colonna cervicale, per- 
chè la testa non segue i moti impressi dalla 
mano al tronco, specialmente quando la testa 
deve misurare un grand' arco nel semicerchio 
anteriore, o posteriore del bacino. Così p. e. 
nella posizione della spalla sinistra verso la 
fossa iliaca destra per ricondurre i piedi in 
avanti bisogna o riportare la testa nella fos- 
sa iliaca sinistra, o abbassare la spalla de- 
stra convertendo la posizione della spalla o 
lato sinistro in posizione del lato destro. 
— Colla mano sinistra in piena supinazione 
si abbraccia la spalla in modo che il pollice 
tende a guadagnare lo sterno, le altre dita 
restano dietro al torace, il mignolo verso 
r occipite : si respinge, sollevandolo a poco a 
poco, il vertice in avanti, e a misura che la 
mano si volge a poco per volta alla prona- 
zione, 1' occipite si trova portato alla fossa 
iliaca sinistra. Àlloi* percorrendo il lato po- 
steriore si afferrano i piedi portati sul lato 
destro, e si estraggono dall' indietro in avanti 
in seconda posizione. 

117. La presentazione della spalla sola non 
differisce dalle presentazioni laterali del tron- 



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— 129 — 

co; ma il più delle volte essa è accompagna- 
ta, e si complica coir uscita del braccio cor- 
rispondente, che è forse la più frequente 
.presentazione preternaturale che occorra nel- 
1* esercizio pratico. Quando la spalla sinistra 
e il lato corrispondente della testa è verso 
la fossa iliaca sinistra, il pollice della mano 
pendente in vagina è rivolto in alto, il dito 
mignolo all' indietro, la palma verso la coscia 
destra, il piano auteriore del feto in avanti 
e a destra : i piedi a destra* Bisogna dunque 
servirsi della mano sinistra, come quella che 
corrisponde al lato del bacino ove sono i pie- 
di. Quando la spalla sinistra corrisponde alla 
fossa iliaca destra la palma del feto è verso 
la coscia sinistra della madre, il pollice al- 
l' indietro, il dito mignolo in avanti: i piedi 
a sinistra. La mano destra serve alla versione. 
Se alla fossa iliaca sinistra corrisponde la 
spalla destra, la palma del feto è rivolta ver- 
so la coscia; il pollice è in basso, il dito 
mignolo in alto : il dorso del feto in avanti; 
i piedi al lato destro. Giova introdurre la 
mano sinistra. Se la spalla destra è alla fos- 
sa iliaca destra la palma del feto è rivolta 
verso la coscia sinistra: il pollice in alto, il 
dito mignolo in basso; il dorso del feto all' in- 
dietro verso la sinfisi sacro-iliaca, ed il sacro; 
i piedi al Iato sinistro. S' introduce la mano 
destra. Si comincia dal fissare con laccio 
•corsojo passato intorno al carpo il braccio 
precidente. Si rispinge e si solleva con la 
mano introdotta il lato che si presenta, e per- 



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— 130 — 

correndo il lato inferiore del feto si pervie- 
ne Ano alle natiche, ove si afferrano i pie- 
di; nel!' eslrarre i quali si osserva che mano 
a mano che scende il tronco, il braccio uscito 
rientra. Perciò è uopo avvertire di mantene- 
re il laccio che fissa 1' arto io parallellismo 
col tronco e tirarlo insieme co' piedi, affinchè 
non s' incrocino insieme noli' uscire dall' ute- 
ro con pericolo che si fratturi il braccio. 

GÌ' antichi all' apparire d' un braccio in 
vagina intendevano ad isgomberarne tosto il 
canale : quindi o 1' amputavano con tanaglie 
incisive, o strappavano resecandolo. Altri lo 
riponevano, o per lo meno lo scarificavano. 
Né io rammenterei qui questa pratica, se non 
fosse che a' nostri dì in Francia per lo zelo 
di proteggere un confratello d' arte ( il quale 
erasi allontanalo dai principj della scienza ) 
si è di nuovo preteso sostenere la necessità 
e ragionevolezza di quei metodi da Le Koux, 
il quale ha mendicato ragioni ed autorità per 
giustificare una pratica, che generalizzata fa- 
rebbe dell' ostetrico un carnefice. L'amputa- 
zione anche d' ambo le braccia non facilita 
la versione, costando da osservazioni essere 
stato necessario mettere in pezzi il feto do- 
po averlo mutilato. Imperocché secondo Vel- 
peau non isla solo nel collo 1' ostacolo ; ma 
T uteyro a guisa di guaina è tutto contratto 
sul corpo del feto; onde ò d' uopo passo pas- 
so disputare al viscere il passaggio della ma- 
no a traverso una serie di strignimenti; e sor- 
passare il collo è la menoma parte dell' ope- 



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— 131 — 

razione. Laonde per sentenza dello stesso 
Autore quando fosse veramente impossibile 
entrare nell' utero invece dell' amputazione del 
braccio, la quale ciò non pertanto obbliga 
alla versione, converrebbe piuttosto provare 
1* evoluzione a modo d' lldano ( $• 113. ) di 
Flechy, e di Monteggia: mancando d' effetto 
la quale passare alla decollazione del feto, 
pratica già insegnata da Eistero, e da A sd ru- 
bali seguita. Imperocché secondo lui se l'u- 
tero è invincibilmente serrato sul feto, questi 
sarà morto, o non potrà estrorsi vivo, e come 
tale sarà meglio decollarlo piuttosto che intra- 
prendere una versione pericolosa per la ma- 
dre, e vana per il feto: ossivvero il feto 
è vivente, e sarà sempre possibile entrare in 
cavità senza mutilazione del braccio. Ma il 
tirar fuori il tronco con uncini ottusi, e quin- 
di estrarre la testa rimasta sola nell' utero 
dopo la decollazione sono forse operazioni 
meno gravi della versione ? Per rigettare af- 
fatto la versione in simili casi, converrebbe, 
mi sembra, che fessevi sempre queir invin- 
cibile strignimento delP utero oltre il collo 
di esso sul corpo del feto. Ma non si può 
. affermare che esista sempre, od almeno a quel 
grado. E s* anco fosse questo costante, sicco- 
me è costituito dagli sforzi esercitati dall'utero 
per ispingere in basso la spalla, mi pare che, 
rimovendo questa coli' amputazione, si tolga 
all' utero un punto d* appoggio, contro il 
quale esercitava la sua forza espulsiva senza 
effetto, e si accresca colla cessata azione di 



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— 132 — 

esso il vuoto. E veramente riflettendo ai tas- 
ti pratici che hanno cotanto insistito sulla 
difficoltà di entrare nell' utero in questi casi, 
e considerando bene lo stato delle parti quao- 
do la spalla occupante tutta la vagina vi re- 
sta incarcerata, convien dire che lo sgombrare 
allora la vagina dall' urto rendendo libera e 
mobile la spalla, agevoli V introduzione della 
mano, e che in questo caso solo, e sotto 
questo aspetto non sia affatto chimerica l'opi- 
nione dei brachio tomisti. Fui chiamato in uu 
caso di tal sorta. La spalla era alla vulva 
immobile, il braccio tumido. Due chirurghi 
avevano lungamente tirato sul braccio, lo 
provai indarno la versione. M v allontanai, e 
condussi io stesso altro collega. In quel frat- 
tempo gli stessi chirurghi fecero nuove tra- 
zioni sul braccio, le quali finirono collo strap- 
pare T arto dall' ascella. La spalla si allon- 
tanò dalla vulva, e il chirurgo sopraggiunto 
meco entrò senza grandi difficoltà, ed eseguì 
la versione. 

118. 11 braccio, o la mano previa fuori 
dell' orifizio uterino può complicare eziandio 
la presentazione del vertice, o la pelvica. 
E talvolta si soo fino presentati insieme pie- 
di, testa e mani. (1) In questi casi basta 
respingere e sostenere V arto finche si sia 
impegnata la testa, e allora si abbandona il 
parto alla natura. Talvolta però può un avan- 
braccio precedere il vertice quasi attraver- 

(1) Roederer art. des accouchem. pi. II. Observat 3. 



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— 133. — - 

mudolo, fed allora è d'uopo distenderle, « 
dirigerlo ter» una delle sinfisi sacroiliache f 
e te malgrado eie impedisse, a deviasse la 
progressione deHa testa, gik discesa, conver- 
rebbe applicare il forcipe. 

119. Dal modo con cui si è considerata la 
versione del corpo del feto ai comprende non 
aver io concedalo a questa operazione quel- 
F estensione pratica che ha ricevuto appo 
V opinione generale degl* ostetrici. I più dei 
quali levano a cielo la versione, passandosi o 
toccando appena il precetto che nelle viziose 
presentazioni della testa, e delle regioni pros- 
sime a questa si può far discendere il ver- 
tice sia impugnando la testa, sia rispingendo 
la parte che si è impegnata in sua vece. Pure 
la possibilità di questo fatto è provata mal- 
grado le affermazioni di Lachapelle. È noto 
che Ippocrate, e successivamente i suoi se- 
guaci mirarono sempre a ricondurre la testa 
all' orifizio; e vediamo questa dottrina se- 
guita fino a Pare, e Guillemau, i quali cam- 
biarono le massime su questo punto di pra- 
tica, sostituendo la versione per i piedi al 
precetto di richiamare il vertice: da quella 
epoca prevalse la versione a quest'ultima in- 
dicazione. E in ciò i pratici erano scusabili; 
poiché fino a che mancò, o non fu esteso ab- 
bastanza T uso del forcipe, il semplice richia- 
mo del vertice al centro pelvico riusciva un 
compenso poco fruttuoso, non compiendo il 
parto, un mezzo lento non adottabile nei casi, 
oei quali è mestieri ultimare sollecitamente 

12 



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— m — 

il porto/ Ma d* altra pari* la versione eh* 
sema dubbio è il mezzo piti sollecito jper li- 
berare la donna, è ella il mezzo pia sicuro 
per salvare il lèto? Io mfe né appello ni chi- 
rurghi di buona fede. Se V utero è poco con- 
trattò, V acque allora allora scolate, o da poco 
tempo, il feto mobile, esso certamente si 
estrae vivo; ma in quest' i stesso caso sareb- 
be stata pure indicata, e facile la discesa del 
vertice. Per contrario se V utero è stretto sul 
feto, se Tacque sono scolate da qualche tempo, 
le parti genitali secche e tese, allora è con- 
troindicata, e malagevole la pratica di richia- 
mare il vertice, ma ugualmente fatale al feto 
la versione. Io so bene che in pratica, es- 
sendo d' ordinario invocato assai tardi il soc- 
corso chirurgico, manca sovente P opportunità 
di poter porre in uso questa manovra; ma 
ciò non toglie alla sua utilità ; e se essa non 
è la più frequentemente praticabile, è però 
la più ragionevole. Io troverei dunque giusto 
il distinguere in pratica i casi, nei quali un 
grave accidente vuole la pronta terminazione 
del parto, da quelli, nei quali il ministero 
dell' arte viene richiesto per alcuna viziosa 
posizione del feto. Nel primo caso la versio- 
ne è preferibile, come il mezzo più spedito, 
benché il più pericoloso per il feto. Nel se* 
condo, richiedendosi lentezza, e moderazione, 
si può affidare molta parte del travaglio alla 
natura. Si richiama perciò il vertice, e se la 
natura non basta, si compie il parto col for« 



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— 135 — 

cipe, appena la testa sia in istato di essere 
abbrancata dallo strumento. D' altronde dopo 
avere invano tentato di far discendere il 
vertice, si può del pari ricorrere alla ver- 
sione* 



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1 



C A P. » 

Dei vi ai di er^nmztauoné 

che sono di ostacolo al parto e richiedo** 

chi si compio col forcipe 



120. Ualle cose discorse nei precedenti 
Capitoli sappiamo t.° che la testa del feto 
può arrestarsi nella sua progressione entro il 
cavo del bacino o per ispossamento della 
donna, o perchè cada 1' utero nell' inerzia, 
o per troppa rigidità, e secchezza delle parti 
genitali, o per leggera sproporzione relativa 
fra la testa e i contorni pelvici, o per non 
aver essa eseguito il debito moto di rotazione, 
rimanendo in situazione diagonale, o trasver- 
sale. 91. ° Può T insorgenza d' un emorragia, 
dell' eclampsia, la procidenza del funicolo di 
soverchio compresso necessitare la termina- 
zione del parto quando già la testa sia di- 
scesa nello scavo; o almeno impegnata nello 
stretto addominale. 3. Q Può la testo ricusa- 
re di scendere dopo V uscita del tronco. 
( S 105. ) 

121. Nei cpiali casi è d'uopo operare im- 
mediatamente sulla testa abbrancandola per 
mezzo del forcipe, trovati infruttuosi i mezzi, 
e le manovre altrove indicate. 

122. Accade inoltre che la testa resti im- 
prigionata nel contorno dello stretto addomi- 
nale i e come incuneata. Dicesi incuneamento 



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— 137 — 

e inchiodamento della testa quello stalo di 
essa, nei quale dopo essersi impegnata Jiel 
margine pelvico non può pivi oltre progredì- 
re, uè girare sul suo asse restando cqlP estre- 
mità d' uno dei diametri della circonferenza 
bregma-occipitale fissa ed immobile a due 
punti opposti del bacino, 

L* inchiodamento così definitivo è rarissi- 
mo ; e molti casi ad esso riferiti da ostetrici 
che ne avevano non reità idea, sono devia- 
zioni della testa arrestala al passaggio. Come 
intendere di fatti che l' inchiodamento osser- 
vato ottocento volte da de Bruyn sia divenuto 
così raro dopo la definizione di Baudelocqu? 
che M. Lachapelle non avendolo mai osser- 
vato è giunta a negarne V esistenza? 

Quantunque l' inchiodamento accada quasi 
sempre allo stretto addominale, ha luogo pure 
talvolta nei cavò del piccolo baciuo, quaodo 
questo a cagione della forma piatta del. sacro 
si va ristringendo a forma di imbuto. Allo 
stretto addominale la testa s' incunea fr^ il 
pube e T angolo sacro-vertebrale o col suo 
diametro biparietale, o col diametro bregma- 
occipitale: nel primo la faccia ora guarda il 
lato destro, ora il sinistro del bacino : nel se- 
condo l' occipite ora corrisponde al pube, ora 
al sacro. Secondo alcuni s' incunea la testa 
anche col diametro mento-frontale presentan- 
dosi la faccia, ed in questo si offre la faccia 
ora colla fronte al pube, ora ai sacro. 

123. Si concepisce che F inchiodamento 
presuppone sempre una leggiera sproporzione 



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— 158 — 

assoluta o relativa fra la testa, e it diametro 
sacro-pube, e inoltre delle energiche e pro- 
lungate inefficaci contrazioni uterine. Quindi 
non può aver luogo se il bacino è oltremodo 
angusto ; perchè allora la testa si arresta pri- 
ma d'incunearsi. 

124. Il solo segno caratteristico dell' in- 
chiodamento è T immobilità della testa dopo 
delle violente, lunghe infruttuose contrazioni. 
Se ne acquista maggior certezza riscontrando 
un mediocre grado di angustia nel bacino, e 
singolarmente nel diametro sacro-pube. 

125. Gli effetti dell' incuneamento, ove non 
Tenga prontamente rimosso sono ammaccature 
delle parti molli compresse fra la testa, e it 
contorno pelvico, infiammazioni, ascessi cod 
carie, diastasi, claudicazione, escare e cancre- 
ne delle pareti vaginali, e quindi le schifosa 
fistole: retto-vaginaFi, a vagino-vescicali nella 
madre ; V apoplessia, e la morte del feto. 

426. Il forcipe sola può sconficcare la te- 
sta del feto vivente dalle pareti ossee del 
bacino. 

427. Ecco le regole generali per V appli- 
cazione di questo stromenta. 

1 . ° Le dimensioni de* diametri del bacino 
devono essere al di sopra di tre polirci. Im- 
perocché quantunque non si possa ricusare al 
forcipe una riduzione della testa di poche li- 
nee, questa perà non potrebb' essere tollerata 
oltre certi limiti dalla massa encefalica del feto. 

2.° Esso deve applicarsi sulle parti late- 
rali della testa cioè lungo il diametro obliqua 



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— 139 — 

di essa dall' occipite al mento, o da questo 
a quello in modo, che gì* orecchi sieno rice- 
vuti entro le finestre delle cucchiaje. 

3. ° S' introduce quasi sempre prima la 
branca a perno, o maschia, indi la branca a 
incavo, o femmina: quella colla mane/ sinistra, 
questa colla destra. 

4.° Solo nella posizione diagonale, o tra- 
8 versale, nella quale V occipite corrisponde 
alla parte laterale sinistra del bacino è piti 
facile introdurre prima la branca femmina. 
5. ° Mentre con una mano s' introduce una 
branca, V altra coir estremità delle dita stese 
fra la testa e il contorno del canale pelvico 
dee precedere, e servire di guida fin oltre 
la testa del feto alla branca, che scorre fra i 
lati della testa e il palmo delta mano diste- 
sa in vagina. 

6.° 11 forcipe deve dopo la congiunzione 
delle due branche dirimpetto alle ossa del 
pube dirigersi in modo che la nuova curva 
dell' orlo delle cucchiaje sia rivolta sempre 
Terso l'arco del pube. 

7.° Le trazioni si devono esercitare nelle 
direzioni degli assi. 

128. Dovendo pertanto far uso del forcipe 
p. es. quando la testa è già nell'escavazione 
in posizione diretta: situata convenientemente 
la donna ( $ 102. ) si prende il manico della 
branca, a perno prima spalmato di grasso, colla 
mano sinistra come una penna da scrivere: la 
destra introdotta io vagina verso il Iato sini- 
stro del bacino serve di guida allo stromento; 



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— 140 — 

ìndi inclinato il manico sulf inguine destro 
della madre, ed insinuata F estremila della 
cucchiaia fra il lato della testa e il palmo 
della mano, si abbassa a poco a poco il ma- 
nico, mandando dolcemente in aito la cuc- 
chiaja, finché questa sia penetrata fino all'al- 
tezza di quattro pollici circa, e il manico con- 
dotto alla linea media del corpo. Allora per 
assicurarsi se la cucchila abbraccia conve- 
nientemente nella sua concavità il lato della 
testa, si trae a se la branca, e da una certa 
resistenza si ha argomento dell' essere debi- 
tamente collocata. Si da allora a sostenere ad 
Un ajuto, per passare ad introdurre la branca 
femmina, o a incastro, la quale si prende 
colla mano destra insinuandola con le regole, 
e nel modo esposto per F altra, e precorren- 
do la sinistra mano fra le rughe della vagina 
e della testa per evitare la deviazione della 
cucchiajca. Quando le due branche sono pa- 
rafile F una all' altra s' avvicinano, e s' inca- 
strano F una nelF altra. Si impugna allora 
presso gli uncini il manico colla destra, e la 
sinistra si pone intorno alla congiunzione delle 
branche. Ora s' imprimono de' moti laterali 
Lenti, graduati alla testa, e insieme un moto 
di abbassamento per disimpegnare F occipite 
di sotto al pube, da prima secondando l'asse 
della vagina, e per ultimo alzando il manico 
verso il ventre della donna per disimpegnare 
il mento, quando la faccia è rivolta verso il 
sacro; abbassandolo lentamente verso il coc- 
cige quando la faccia è sotto il pube. 



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— 141 — 

120. N«Me posizioni diagonali, © trasversati 
éopo avere applicate le due branche 1* un* 
dietro ai foro ovaie, l'altra dirimpetto all'in» 
cavatura ischiatica opposta, indi congiuntele, 
si oomiiìcia dall' imprimere un moto di rota- 
stono alla testa da sinistra a destra, se l'oo- 
cipito è al lato sinistro; da destra a sinistra 
Messo è al lato destro; e quando dall' es- 
sere il perno giunto rimpetto al pube si co- 
«Oftce ridotta la tedia in posizione diretta, si 
compie r operazione come sopra. Talvolta ao 
cade che non avendo determinato a priori la 
poskione diagonale, ed avendo applicato Ve 
branche disilo stroroento sui lati del bacino, 
la tosta sì «volge da sé in situazione diretta 
dell' atto che si oongiungono le branche, e si 
favvieinano fra loro i manichi; ovvero «e la 
lesta sia solidamente fissata, le branche b' irv- 
•ctinano spontaneamente, e quasi a ws/L grado 
«deià' operatore svi lati della testa. Ciò spie- 
-ghenebbe perchè la scuola Aliemanna», la quale 
-applica il forcipe sempre siri lati del bacino 
-non abbia mai avuto tango di pentirsi, e di 
-oHoatanarsi da qvesto altronde nèn giusto io- 
«giramento. Ohe se ( come di rado avviene) 
*' anemici difficoltà a girare verso il put>e 
4* occipite, * può anco ostruire la teste così 
come sta, -cioè colla faccia rivolta verso una 
dette grandi incavature ischiatiche. 

130. NelP inchiodamento del diametro ©e- 
eipHo^rootale, o bregma-occipitale si appli- 
cano le branche ai lati del bacino, s'introda- 
cono a maggiore altezza, si abbassano molto i 



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— 142 — 

manichi verso il perineo ; si «move e si ri- 
spinge un poco la testa nel gran bacino, ivi 
si porta in direzione diagonale, e in questa 
direzione si fa scendere nell' escavazione, ove 
giunta, per farle eseguire il moto di rotazione 
orizzontale, si porta a poco a poco Torlo cur- 
vo delle cucchiaje dirimpetto alla sinfisi del 
pube. Allora si termina la manovra come nei 
casi precedenti. 

134. Neir inchiodamento del diametro bi~ 
parietale applicando il forcipe sui lati del ba- 
cino, si verrebbe a contundere e travisare la 
faccia, e forse ad accrescere 1' incuneamento 
aumentando il diametro biparietale colla 
pressione dell* estremità del diametro occipite- 
frontale; né sempre si potrebbe compiere la 
estrazione della testa seguitando a tirare in 
quella direzione. Si dee dunque rispingere 
colla mano, se si può, collocarla diagonalmente 
e quindi afferrarla col forcipe. Se la mano 
non è abile a respingerla, si prende col for- 
cipe, e io pria si smove, e si rispinge un p*- 
co; indi si applica lo stromento metodica- 
mente sui lati della testa libera. Se V occi- 
pite p. e. corrisponde a sinistra s' introduce 
la branca femmina con la mano destra: si fa 
penetrare la cucchinja verso la sinfisi sacro- 
iliaca destra, 6nchè abbracci esattamente la 
fronte. Si principia allora a portarla verso la 
tempia dei feto che corrisponde al foro ovale 
destro, o alla sinGsi del pube, secondochò la 
testa è in direzione trasversale o diagonale. 
In proporzione poi che le dita in vagina pre- 



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— 14», — 

mono sirtT orlo convesso detta OKcchiaja per 
condirla di dietro in avanti e da destra a 
sinistra, 1' altra roana ne abbassa insensibil- 
mente il manico fino » che esso riguardi il 
suolo. E mentre un aiuto lo mantiene terso 
la faccia interna della coscia sinistra, colla 
mano manca si applica la branca a perno. Si 
porta davanti al sacro, alzando il manico, ed 
inclinandolo verso il pube sinistro. A misura 
che la cucchiaja passa sotto la testa e Lungo 
il sacro, si abbassa insensibilmente il manico 
fino al punto che il perno venga a congiun- 
gersi coir incavo. Allora si prosegue l'ope- 
razione come nel caso precedente. 

Altri insegnano, e fra questi Maygrier, e 
Velpeau di afferrare la testa fra la faccia e 
r occipite, e tirarla a dirittura nell' escavazio- 
ne, ed ivi togliere lo stromento per riappli- 
carlo convenientemente. 

1 32. Alcuni sull' esempio di Smellie, e Bar- 
baut, e mossi dai successi di Flament appli- 
cano il forcipe allo stretto superiore anche 
senza incuneamento della testa; ma la di Ili - 
colta di applicarlo, e la mobilità della testa 
renderanno generalmente preferibile la versio- 
ne al forcipe. Solo quando V utero estrema- 
mente serrato sui feto rende per un lato dif- 
ficilissima e, pericolosa la versione, e per l'al- 
tro impegnata, e più fissa la situazione della 
testa sembra giustificabile una tale condotta» 

133. Quando la testa si presentasse col- 
T occipite rovesciato sul dorso, ognun vede 
che prima di applicare il forcipe converrebbe 



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— 144 — 

raddrhaarfa • colla mano, se è mobile, o se 
fesse arrestata, ed immobile, abbassando r oc- 
cipite colla leva ($ Ili*) 

Ciò mi sembra certamente preferibile al- 
l' abbrancare a dirittura la testa fra la facete, 
e T occipite col forcipe di Radfort, il quale 
ha una cocehiaja della forma ordinaria, e i* al- 
tra piatta e corta da applicarsi sulla facete. 

434. L'applicazione del forcipe dopo l'uscita 
del tronco è soggetta alle stesse regole fino- 
ra indicate. Così nella posizione occipito-an- 
teriore un ajuto solleva il corpo del feto verso 
il ventre materno, mentre si applicane al di 
sotto le branche sui lati del bacino, e della 
testa: e nelle posizioni diagonali il feto si 
alza verso 1' inguine respettivo; avvertendo 
inoltre di fare che V aiuto secondi il movi- 
mento de) forcipe cambiando la direzione del 
corpo del feto, per evitare la torsione del 
collo, quando si conduce l'occipite sotto iVpube. 

435. Nelle posizioni occipito-posteriori ben- 
ché Baudelocque consigli di abbassare il feto 
verso il perineo, introducendo il forcipe al di 
sopra; trovo più conveniente alzare il feto, 
applicando il forcipe al di sotto. Imperocché 
ee la testa non fosse nelf escavazione, e fosse 
d' uopo abbassare il manico dello stromento 
verso il perineo per tirare secondo Y asse ad- 
dominale, qual impaccio non recherebbe il 
tronco del feto? Bisogna inoltre procurare di 
agire collo stromento sulla fronte e sul mento, 
affinchè si abbassino per tempo sotto la aio- 
fisi del pube. 



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C A P. 21. 

Dei vizi d'organizzazione 

che richiedono Vueo degli etrumenti vulneranti^ 

in quanto sono <f ostacolo al parto 

1 * 
136. Lj angustia del canale pelvico da 

wi leggero difetto che appena è di ostacolo 
al parto, va fino a quel grado di stringimento 
che rende impossibile il passaggio del feto. 
Abbiamo veduto che, finché la strettezza è nel 
diametro sacro-pube al di sopra di tre pol- 
lici e mezzo, il forcipe, o la stessa natura va» 
gliooo a vincere 1' ostacolo, operando una leg- 
gera riduzione della testa, e allungandola ia 
proporzione fino ad acquistare otto pollici dì 
lunghezza. Il quale favorevole cambiamento, 
per altro non sempre sperabile, non può por- 
tarsi oltre certi limiti, senza produrre mortali 
pressioni alla massa encefalica. Egli è adun- 
que evidente, che quando esiste una grave 
«proporzione fra il canale pelvico e la mole 
del feto, bisogna ricorrere a strumenti taglienti, 
i quali possono dirigersi o verso la madre, o 
Terso il feto. Ma siccome non è permesso 
operare con questi sul feto, finché non è cer- 
tificata la sua morte, o la sua invalidità a vi- 
vere, così è mestieri innanzi tutto indicare i 
segni di morie del feto neir utero. 

437. Il giudicare della vita, e della mori* 
di oo feto neir utero non è agevole cosa, co- 

13 



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— 116 — 

me a tutta prima parrebbe. La mancanza dei 
suoi moli nell* utero non prova la morte di 
esso. Quante volte infatti nasce un felo vivo, 
mentre la donna che il portava nel seno, non 
ne sentiva più i movimenti? E quante al con* 
trario la gestante afferma, o sembrale di sen- 
tire i moti di un feto già morto, o che non 
ha mai esistito nelF utero ? La prava qualità 
del fluido amniotico, o il fetore che esala 
dalla vagina e dall' utero non son pure iodi- 
»o certo di morte ($28.) Lo staccarsi del- 
l' epidermide sarebbe un criterio meno falle- 
tole, se fosse possibile percorrere una gran 
superfìcie del feto; poiché del resto dallo 
staccarsi V epidermico p. e. di un braccio pre- 
cidente in vagina si può argomentare la par- 
ziale mortificazione di queir arto, e non più. 
La gonfiezza elastica del cuojo capelluto in- 
crespantes; sotto la doglia, cinta del cingolo 
dell'orifizio uterino, essendo ritenuta per un se- 
gno positivo di vita, parrebbe la mancanza dì 
essa potersi riguardare come segno di morto. Ma 
questo tumore dipendendo dal grado dfr strio* 
grmento dell* orifizio, e dal volume della te- 
Sta, manca talvolta anche nel fato vivo. W al- 
tronde non potrebbe un fluido elastico svilup- 
patosi per la putrefazione del feto, fere enfi-* 
sema sulla testa? E nel feto vivo il sangue 
ehe, finche stagna nei capillari, forma conge- 
stione e tumore elastico, quando per rottura dr 
essi oltremodo compressi effonde» nel tessuto? 
cellulare, non forma allora tumore molle è flut- 
tuante? L' uscita del meconio giudicata gii 



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— 147 — 

Viardal come indizio dell* morte del fìtto, no* 
lo è già nella presentazione delle natiche. Ora 
siccome il feto può godere talvolta molta mo- 
bilila, presentare suecesivaioente parti di~ 
venie all' orifizio, come determinare se la ceni* 
parsa del. meconio proceda dalla pressione 
esercitata sul basso ventre nella presentarono 
dalle natiche o dal rilasciamento degli sfin- 
teri, che succede alla perdita della vitalità? 
La flaccidi là e la cessacene permanente delle 
pulsazioni del cordone è causa ad un tempo, 
ed indizio della morte del feto; ma è troppo 
nini T opportunità di esplorare il cordone per 
potersi giovare di questo mezzo diagnostico* 
La flaccidezza delle mammelle materne si ha 
pure per un indizio di morte; ma io posso 
assicurare d' averle talvolta trovate turgide e 
dolenti, come nei primi giorni di un puerpe^ 
rio. Si vede adunque non esservi propria* 
mente segno caratteristico della morte del feto 
entro l' utero. La mancava dei suoi moti, lo 
scarico del meconio o di un fluido fetente,* 
tegumenti del cranio flaccidi, edematosi, e cK~ 
staccati dalle ossa, esse pure disciolte, la de- 
cuticolazione, P avvallamento del ventre ma- 
terno con senso di ballottamene, come di una 
massa che si muova in cavità a seconda delle 
posizioni che prende la gestante, la flaccidezza 
del suo seno, un senso di tristezza, P occhio 
smorto e cinto di cerchio plumbeo, il pallore, 
un brividìo interrotto; questo complesso di 
fenomeni è appena bastante a fare giudicare 
della morte del feto. Imperocché se tutti, o 



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— 148 — 

molti di essi sussisteranno da molti giorni, 
non rimarrà dubbio alcuno : ma P importante 
essendo determinare se vita o nò un feto, il 
quale costata es$er vivo poco avanti il trava- 
glio, manca quasi sempre un criterio sufficien- 
te a chiarire se il feto sia morto o nò sotto 
il corso del travaglio per le difficolta al parto, 
Laonde si comprende di quanta circospezione 
e titubanza è mestieri, prima di decidersi a mu- 
tilare come morto entro il seno materno un 
feto, senza avere posto in opera la mano, o 
gli strumenti innocenti. 

138. Ma oltre la morte del feto, alcune 
malattie di esso riconosciute insanabili, e fa- 
llenti ostacolo al parto ( $ 68. ) domandano 
F uso degli strumenti vulneranti. Nelle quali 
condizioni del feto, la ragione e la morale co- 
mandano di agire violentemente su di esso, e 
risparmiare la madre. La quale chi potrà porre 
Hi periglio per la vita precaria di un feto o 
mostruoso, o perituro? Non sarebb' ella cru- 
deltà presentarle per conforto dell' olocausto 
della sua vita un essere che ispira ribrezzo 
più che amore? Non così quando il feto è 
vivo e ben organizzato. In questi spinosi fran- 
genti dell' arte si dee scegliere quel partito 
nel quale si racchiude la speranza di salvare 
due individui: così procedendo si ha spesso 
il rammarico, è vero, di non salvare né l'uno 
ne T altro, ma non si può dedicare ad una 
certa morte il feto per sottrarre la madre ad 
operazioni pericolose sì ma non essenzialmente 
mortali. Così F aspettare con impassibilità la 



/ 



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— 149 — 

morte del feto per dieerebrarlo è consiglio 
ributtato dalla ragione, e dalla morale. Ma qui 
non rimatisi la trista condizione* dell' arte. 
Talvolta è forza intraprendere gravissime ope- 
razioni sulla madre dirette ad estrarre per via 
artifiziale il cadavere di un feto, il quale non 
si è potuto estrarre neanche smembrandolo 
per le vie naturali: tanta è 1' angustia di esse! 
Così queir arte benefica che ieri vi dava il 
piacere di salvare col forcipe due vite ad un 
tempo, oggi vi riduce alla dura stretta di ve- 
derne perire forse pur due una appo V altra* 
Tanto è vero che in questa mortale carriera! 
ninna dolcezza è che non venga ben toste' 
amareggiata. 

139. Dalle cose discorse si comprende che 
in questo genere di parti Y arte è ridotta, o 
1 ° . a diminuire il corpo del feto, o 2 ° . fr 
dilatare il passaggio delle vie naturali, o 
3 ° . aprire una via artiflziale. Sii queste tre 
generali indicazioni si aggirano i tre generi di 
manovre, che si eseguiscono con strumenti 
vulneranti. 1 mezzi diretti a diminuire il vo- 
lume del feto si possono considerare sotto due 
aspetti. Nel primo si cerca di prevenire en- 
tro 1* utero T accrescimento del feto vivo in 
corso di gravidanza: Nel secondo di sminuire 
la molo del feto morto rtell* atto del parto. 

140. Se dai risultati pelvimetrie!, o del- 
l' esito delle precedenti gravidanze costasse, 
che la donna non può partorire naturalmente 
a cagione de IT eccessiva angustia del bacino, 
vi saranno eglino compensi per evitare il ta- 



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— 150 — 

gtio cesareo o la sinfisotomia? Io non par- 
lerò dell' astinenza e del regime debilitante, 
a oui è slato creduto condannare la donna per 
impedire il molto sviluppo del feto: futile com- 
penso agii occhi del fisiologo! E stato pro- 
posto di procurare V aborto, ma la morale 
vieta T atto inumano di distruggere un essere 
vivente rinchiuso neir utero. Non mi sembra 
però potersi dire altrettanto del parto prema- 
turo. Capuron, Baudelocque lo condannano, la 
non sarei punto di questa opinione. È dimo- 
strato che a sette mesi, o a ventotto settima- 
te il feto è capace di vita : è dimostrato, che 
a quel periodo della vita intrauterina la sua 
testa è meno larga di un pollice, e soprat- 
tutto più flessibile in guisa da potersi con- 
formare, allungandosi, alla trafila del bacino 
ristretto, purché V angustia di esso sia fra i 
due. pollici e mezzo, e i tre pollici. 

Se dunque vi fosse un mezzo di antici- 
pare il parto senza rischio manifesto della 
donna, o con rischio di gran lunga minore di 
quello del taglio cesareo, la ragione comanda 
di ricorrervi, la ragione che freme ali idea di 
aborto, e che vuole il salvamento, per quanto 
si può, della madre e del feto. D' altronde la 
stessa natura sembra indicare, e quasi guida- 
re per mano al parto prematuro artifiziale; 
dacché sonovi esempi non pochi di donne, le 
quali dopo avere partorito a termine di gra- 
vidanza feti morti per cagione di angustia 
pelvica, hanno poi dato in luce un feto vivo, 



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— 15f — 

se il travaglio è slato anticipato di qualche 
mesa» o il feto meno sviluppato. 

11 miglior modo di condurre il parto anti- 
cipato eredo che consista nella riunione di 
diversi compensi. Si potrà cominciare a dila- 
tare e forse stimolare V orifizio uterino con 
pezzetti cilindrici di spugna preparala o altra 
sostanza dilatante, gradatamente accresciuta, e 
mano mano rinnovata. La quale si può intro- 
durre rinchiusa in una cannula da trequarti 
che serve di guida. Penetrata la cannula. oltre 
T orifizio uterino, si spinge con un maschio 
entro la^ cannula il cilindro di spugna fuori di 
essala cannula si ritira, rimanendo entro l'ori- 
fizio la spugna con un (ilo attaccatovi prece- 
dentemente, il quale pendente in vagina si 
fissa ad una coscia por ritirare la spugna, ces- 
sato il bisogno. E quando V utero dia segni 
di. contrazione, si favorisce la sua azione col- 
V amministrazione della segale cornuta, con 
fregagioni sul bnsso ventre, col titillare il col- 
lo, col distaccare V uovo intorno all' orifizio, 
ed infine colla rottura delle membrane. Que- 
sta sola alle volte basta per provocare il 
parto. Secondo il Raffaelle una vescica introdot- 
ta in vagina, e ripiena d'aria è il mezzo più 
efficace per eccitare le contrazioni uterine, e 
provocare il parto. 

141. Si opera sulla mole del feto morto 
variamente secondo lo stato e la situazione 
di esso. Per prooedere air estrazione di un 
feto morto si comincia dall' applicare il forci- 
pe, supponendo che la testa sia quella che» 



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— 152 — 

faccia ostacolo ali* uscita, sia che si presanti 
primitivamente, sia dopo l' uscita del tronco; e 
siccome verisimilmente la lesta ammollila co- 
ni' ella è dalla putrefazione, non offrirà suffi- 
ciente presa allo «frumento, allora converrà 
ricorrere agli uncini. Questi s' infiggono verso 
il gran foro occipitale, se la testa si presenta 
la prima; verso la faccia cioè nell'osso ma- 
scellare, o sulla fronte, se la testa rimane do- 
po T uscita del tronco. Neil' un caso e nel- 
T altro il loco di applicazione dell' uncino ha 
per iscopo di fare scendere conforme al mec- 
canismo del parto naturale il lungo diametro 
della testa, mentre applicato p. e. sulla faccia 
nelle presentazioni della testa tenderebbe a 
farla rovesciare all' indietro, incontrando diffi- 
coltà maggiori all' estrazione. Per proteggere 
le parti materne, bisogna opporre costante- 
meote il pollice alla punta dello stromento, e 
con esso dirigerne V azione. 

149. Che se gli uncini non bastano, per 
essere la testa troppo sproporzionata, bisogna 
passare alla dicerebrazione. Per eseguire la 
quale si fa una larga incisione fra le suture 
a le fontanelle, ficcandovi un lungo bisturi 
fasciato sino in prossimità della punta, coperta 
essa pure con pallina di cera, e guidato sulla 
faccia palmare dell' indice; o le cisoje di Smel- 
ile, il cui tagliente dentellato corrisponde al 
dorso delle cisoje ordinarie. Aperto il cranio 
con ampia incisione crociata, -si abbassano, o si 
introprimono i quattro lembi ossei, indi si eva- 
cua la polpa cerebrale colle dita, con cuc- 



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— 153 — 

ehiaje, aiutandosi eziandio con iniezioni. La 
testa una volta volala ristringasi a segno da 
poter essere espulsa naturalmente, so le con* 
trazioni Vigano ancora, e non siavi difetto 
sommo nella pelvi; o da potersi afferrare ed 
estrarre col forcipe. Possono eziandio bastare 
le dita curvate introdotte nell* aperto cranio; 
in caso contrario si adopera alcuno fra i di- 
versi tirateste. l/Assalini ha riunito nello stesso 
stromenlo un largo trapanatore, e il tirateste. 
A. Baudelocque pure ha immaginato un for- 
cipe piatto e pieno traversato nei manichi da 
una vite girata da un manubrio, colla quale 
ravvicinando i manichi si comprime, e si schiac- 
cia la testa presa fra le morse dello stro-^ 
mento. 

143. Nel caso d* idrocefalo, riconoscibile al- 
l' ampiezza straordinaria delle suture e dello 
fontanelle e alla mollezza del cranio simulante 
quasi il sacco membranoso, se la testa si pre- 
senta la prima^ basta una semplice puntura 
nelle fontanelle o suture del vertice: se ri- 
mane dopo il tronco, si pianta lo strumenta 
pungente verso il gran foro occipitale o lungo 
la sutura lambdoidea. Evacuato il siero, la mol- 
tissima testa si avvalla ed è espulsa, o si estrae 
senza certa difficoltà. — Lo stesso si farebbe 
parimente in caso d' ascite, o d' idrotorace. 

144. Quando fosse rimasta 1 entro Y utero la 
testa sola per essersi spiccato il troneo per in- 
considerate violente trazioni, può riuscire tal- 
tolta estrarla con la mano: colla quale intro- 
dotta nell'utero si afferra là testa insinuando 



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154 — 



due dita in bocca, e il pollice sotto il meato 
e di<lro il moncherino del collo rimasto, si 
colloca diagonalmente, si abbassa il lungo dia- 
metro di essa; nello scavo si conduce l'occv* 
pite sotto il pube, e se ne compie 1* estra* 
liane con darle una diremone parallela all'asse 
vaginale. Ma se ta testa per sproporaione col 
cerchio pelvico ricusa di scendere, converrà 
colla stessa mano rivolgere il vertice in basso, 
fissarla con le quattro dita ripiegate sulla base», 
il pollice sul bregma, ove si pianta una lancia 
tagliente, o il coltello di Deventer per vuo-> 
tarlaci potrà anche afferrare col forcipi*, quan- 
do sia solidamente Ossata o dalla mano, o dal- 
l' utero serratosi sovr'essa, che la impediscano 
di sfuggire allo slromenlo. 

145. II tronco decollato si può estrarre colla 
versione, se Fosse tuttavia libero al di sopra 
delio stretto superiore ; o sviluppando te brac- 
cia, e tirando su di esse; o se fosse nello 
scavo si estrae o con uncini ottusi insinuati 
nel cayo ascellare, e nel peggior case piaiw 
landò un uncino acuto sullo stemo, e sul dorso. 

146. Si allarga il passaggio pelvico per il 
feto col taglio della sinfisi del pube, o colla 
resezione dell' osso medesimo recentemente 
praticata. Si apre una via artificiale col taglio 
cesareo, o isterectomia. 

147 La sinfìsotomia posta in voga da Si- 
gault, che primo V eseguì con pieno successo, 
inebriò per breve tempo gP ostetrici. Ma po- 
scia smentendo i fatti il buon esito, cadde in 
discredito, e fu soggetto di acri diatribe, come 



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— 155 — 

di lotte cose avviene che ne» si assoggettano 1 
a principi! positivi e determinati. Finalmente 
sembra ora stabilito dietro Y analisi compara- 
tive do' fatti il termine die circoscrive 1' uti* 
Hlà di questa operazione. Baudeloque ha di- 
mostrato con esperienze. 1°. Che il semplice 
taglio della sinfisi allontana un pube dall'al- 
tro sole da quattro a set linee: 2.° Solle- 
vando le due cosce ad angolo retto col tronca 
e- portandole in deduzione, si ottiene un allon- 
tanamento di due pollici e mezzo, ma allora 
il periostio, i legamenti anteriori alla sinfisi 
sacro-iliache si lacerano, queste stesse si apro» 
no, e si divaricano. 3. 9 11 diametro trasver- 
sale dello stretto superiore si aumenta sempre 
più di quello dello stretto inferiore, e ambo 
più dei due diametri antero-posteriori. 4.° L'ai- 
kirgamento dell' arcata del pube alla sua parto 
snperiofe è quasi sempre uguale air allontana» 
mento delle ossa. 5.° Malgrado V allontana- 
mento di due pollici e mezzo delle ossa del 
pube ( alcune volte maggiori» per la diastasi 
delle ossa generata dalla gravidanza) il diame- 
tro antcro~posteriore dello stretto superiore 
non si allunga che di quattro o sei linee. Le 
quali resnltanze sperimentali, comunque in parte 
contradette da Gardien, conducono certamente 
ad assegnare alla sinfisotomia il loco che me* 
rita. Quel vantaggio infatti sark permesso ape* 
rem d;i essa, se il diametro sacro-pube, che 
è più spesso ostacolo al parto, sarà di due polr 
liei e mezzo, o aldi sotto? Il credere eoo 
Gardien che si possano guadagnare alcune lir 



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— 156 — 

noe insinuando con la mano una gobba parto* 
tale Dell intervallo de' due pubi divisi è un 
orrore. Imperciocché (prescindendo dalla dif- 
ficoltà di eseguirlo in tanta angustia del ba- 
cino ) se T una gobba parietale s' insinua en- 
tro lo spazio pubino diviso, V altra riguarda il 
promontorio sacro, perciò la testa misura il 
minor diametro del bacino ; se 1' una si dirige 
verso una sinfisi sacro-iliaca, allora io non so 
come possa V altro estremo del diametro bi- 
parietale insinuarsi fra i pubi divisi. Né sark 
meno vero che quantunque il diametro tra- 
sversale, e r obliquo del bacino acquistino al- 
cune linee di più del sacro-pube, non giovano 
a dar passaggio alla testa anche situata diago- 
nalmente, quando il diametro sacro-pube non 
si allarghi in proporzione, checché ne pensi 
in contrario Velpeau. Sembra adunque dimo- 
strato che la sinfisotomia è solo praticabile, 
allorché il diametro sacro-pube é di tre pol- 
lici circa, e che al di sotto é affatto inutile, 
quando non si vogliano scomporre le sinfisi, 
stracciare ampiamente la cellulare del bacino, 
i legamenti sacro-iliaci, i legamenti inferiori 
della sinfisi del pube. Ma allora il facile pus- 
saggio del feto é a troppo caro prezzo com- 
prato dalla madre, la quale oltre i pericoli di 
estese suppurazioni devastatrici del bacino può 
rimanere perpetuamente inabile alla stazione, 
e alla progressione. Sarebbe poi la sinfisoto- 
mia indicata in preferenza del taglio cesareo 
quando la testa fosse arrestata allo stretto inr 
feriore troppo angusto; né si potesse di là ca- 



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— 1W — 

ool forcipn; e singolarmente se il tronca 
fosse già uscito, e fosse <f altronde non dub- 
bia la vita del feto. Nei quali casi coli' ope- 
raxione cesarea non si potrebbe eslrarre vivo 
il feto già disceso oltre l'orifizio uterino. Nò 
meno, utile sarebbe in caso d' intropressione 
delle cavità cotiloidi, o di qualunque tumore 
Incompressibile occupante i lati del bacino. 
Ma quando il diametro sacro- pube è al di sotto 
<Ji tre pollici, è indicata V isterotomia, se il 
feto è vivo; e (a stessa è pure indispensabile, 
se lo stesso diametro sia fra le dodici e quin- 
dici linee, quantunque il feto sta morto. 

148. Non si devono tuttavia credere inva- 
riabili, uè senza eccezione i limili entro i quali 
abbiamo circoscritta la necessità di queste due 
gravi operazioni. Malgrado i nostri pelvimctri 
non si può sempre misurare esattamente il ba- 
cino, e quando ciò fosso possibile, ci mancano 
i mezzi per valutare con precisione lo svilup- 
po della tèsta non meno che il suo grado di 
solidità* Se le giunzioni delle ossa del bacino 
sono ammollite, e le sue ossa allontanate fr% 
loro, se il distretto sia ampio da un lato, stretto 
dall' altro, e F occipite s' impegni nella parte 
più ampia ; se la testa sia arrendevole ; se una 
gobba parietale per una forls inclinazione del- 
V asse dello stretto superiore discenda prima 
dell 9 altra, possono contro ogni espeltazione 
uscire attraverso un bacino angusto feti d'or- 
dinario volume, ed a termine» Infatti quante 
donne condannate già al taglio cesareo da ri- 
momatissimi ostetrici, si sono, poi sgravate sena$ 

14 



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— 158 — 

éoccorso dell'arte di feti anche vivi? E qn*n- 
te tolte ni è ricorso atta sinfisotomia sema 
fratto, non potendo il feto uscire dalle squar- 
cialo bacino fuorché per lo metto degli stru- 
menti? Una importante considerazione è eh* 
Sconosciuta una volta la necessità dell' isteto- 
tomia, vi si ricorra senta indugio, poiché é ra- 
gionevole il credere che V esito quasi sempre 
mortale di questa operazione si debba non me* 
60 alla sfavorevole condizione della donna già 
ispessala da inutili sforzi, e allo slato dell'ute- 
ro pia irritalo,, che alla natura stossa dell' ope- 
razione. Osservo inoltre che avendo l* espe- 
rienza dimostrato essere la sinfisotomia, per 
quanto limitata nella sua applicazione, meno 
fat&le alla donna dell 9 isterotomia, dovrebbe 
perciò preferirsi in quei casi, ftei qufali il gra- 
do di strettezza del bacino permettesse di see- 
gtiere l' ima, P altra. 

149. Ma nello stato attuale deSla scienza 
non si devono solo porre a confronto fra lor* 
H taglio cesareo, e la sinfisotomia, tfca ezian- 
dio col parto provocato. Vetpeau crede che 
quando 1 angustia pelvica è dai due pollici 
lino ai tre pollici e mezzo, sia permesso prati- 
care il parto anticipato; perchè se nel prifno caso 
il feto non è assai piccolo di volume da lw 
Versare un bacino così ristretto, ei morrà per 
te contrazioni uterine, incontrando così lo stet- 
te destino, che lo attendeva, se non si fosse 
fette H parto artifiztale: nel secondò il feto 
èsputso fuor di tempo traverserò vivo e sensa 
tìschio il bacino,, quasi come sarebbe accaduto 



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— 159 — 

ai termine di gravidanza; onde in ambi i*caaì 
il parto, forzato sarà la migliore e più bla*>d* 
risorsa dell' arte. Ma qui 1'. autore non sembr* 
far differenza fra il parto naturale e il provar 
jc^Io, nei ohe ha torto. 11 primo è frutto di 
una manovra violenta, V altro è funzione n«4Ur 
raJe. E ciò è pure conforme all' esperienza, la 
quale ei dice che il parto provocato fono^ii^ 
.quasi sempre alla madre, è spessissimo fatale 
jal feto. Né la diagnosi del parto forzalo sog- 
giace in pratica a minori difficoltà delle a}tr$ 
due operazioni, perchè non si può precisare a 
priori V età del feto, né conoscere geoipetrir 
camelie il volutte della testa, né la sqa ridu- 
cibilità, né il grado di strettezza del bacino. 
Se |a donna abbia in più successive gravi- 
danze avuto bisogno del soccorro dell! arto per 
astrarre il feto, il quale non si è tuttavia avuto 
mai vivo, e d" altronde si rilevi ciò doverci 
ascrivere esclusivamente a difformità del W- 
ciao, non vi ha dubbio offrire il parto pneTa- 
cato il più innocente compendo dell' arie^ nota 
in una primipara npfi $i esporremo ìc<w 6990 
o ad uccidere un f^to e&c forse ft&& tfaoiflà 
dalle vie naturali 6e non cfae munendolo Tm 
brani r o a levar morie un feto, che forse «sa- 
rebbe uscito vivo, se non si fosse usata vio- 
lenza all'utero? Velpeajj crede che basti. schi- 
vare i due estremi dei leniti anzidetti, e che 
jo questi soli si dee aspettare che juti priiQO 
parto chiarisca la diagnosi. Ma chi sarà da 
lauto da fissare questi estremi, chi garantisce, 
il ripeto, dal timore di distruggere nell'utero 



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— i«0 — 

un feto, clie forse sarebbe uscito vivo, ove 
r arte non avesse interposta una manovra vio- 
lenta? Laonde to credo che la scelta lira il 
parto forzato, il taglio cesareo, e la sin fiso to- 
mi a dipenda più dal concedere o nò una certa 
preminenza alla vita maternd,che dal conoscere 
la perfetta convenienza di queste tre tristi ri- 
torse dell 9 arte. Tutte sono giustificate dalla ra- 
gione, ma T appigliarsi air una, o air altra di- 
pende dal calcolare molti elementi fisici e mo- 
rali (In qui non bene determinati. 

4 50 Sinfteotomia — Coricata la donna supina, 
-rasi i peli del pube, e vuotata la vescica ori- 
iiaria, I 9 operatore posto a destra fa con bisturi 
panciuto un 9 incisione longitudinale, che comin- 
cia alquanto al di sopra della sinfisi sulla linea 
alba, e si prolunga verso il clitoride, presso al 
quale (tarò s' inclina un poco a sinistra fra il 
principia del gran labbro e la ninfa, ove se- 
para eziandio dalla branca del pube la radice 
corrispondente del clitoride. Divise così tutte 
le parti molli fino air osso, s 9 insinua il ta- 
gliente fra le ossa per tagliare la cartilagine 
in testicolare dall' avanti alt 9 indietro, avendo 
cura di evitare la lesione dell 9 uretra sottopo- 
sta: al quale intendimento un assistente per 
mezzo di una siringa, già innanzi introdotta, al- 
lontana a destra, e in basso il canale, mentre 
l'operatore dirige a sinistra il taglio della sia- 
|)si, e del ligamento triangolare sotto-pubino ra- 
dendo la branca discendente del pube. 

\ 54. Taglio cesareo — Vi sono diversi pro- 
eessi per eseguire qnest 9 operazione relativa» 



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— 161 — 

mente al luogt), e alla direzione del taglio. I 
più antichi insegnano di tagliare ai lati del 
ventre dalle coste spurie fln verso il pube in 
direzione or retta, or alquanto obliqua, ora sc- 
milunare. Moriceau, Solayres, Déleury in se- 
guito hanno preferito di aprire per lo lungo 
la linea alba. Laveryat fece l'incisione trasver- 
sale dall' orlo del muscolo retto fin presso la 
spina. I quali diversi metodi nati successiva- 
mente F uno per isfuggire i difetti dell' altro, 
conservano però tutti degF inconvenienti: né 
quello di Moriceau, benché il più usato in Fran- 
cia, e in Germania, si può dire migliore degli 
altri. Si rimprovera al metodo più antico il 
difetto di corrispondenza fra F esterna incisione, 
e quella dell'utero; l'impossibilità di mante- 
nere ravvicinati i labbri della ferita fatti da 
tre piani muscolari di differente direzione, il 
pericolo di tagliare F arteria epigastrica, o suoi 
rami. Nel metodo mediano si corre rischio di 
ferire la vescica: gì' umori non hanno libero 
sfogo: la ferita non suscettiva di vera e soli- 
da cicatrizzazione lascia aperto il varco agl'in- 
testini. Quello di Laveryat espone pure a fe- 
rire F epigastrica, e benché divida piultostochè 
incida le fibre del trasverso, incide però quelle 
dei due obliqui. L'utero si affonda dopo l'ope- 
razione, e cessa affatto il parallelismo fra la 
di lui ferita e F addominale, fi vaiilaggio del 
primo metodo é quello di prolungare senza 
rischio F incisione e ottenere una miglior ci- 
catrice. Quello del secondo di evitare le mag- 
giori arterie, e traversare minor spessezza di 



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— 162 — 

parti. II metodo di Laveryat ha A vantaggi* 
di tenere meglio ravvicinati i bordi della fe- 
rita. -Posta la donna sulla sponda del letta 
col petto e la testa un poco elevati, le gam- 
be leggermente flesse, due ajuti sono special- 
Olente destinati a fissare colie mani stese sul 
ventre la matrice, onde porre il fondo e i lati 
del viscere a contatto immediata colle interne 
pareti addominali, e fare sì che non s' insinui 
voluta intestinale tra I' uno e F altre. L'ope- 
ratore tende i tegumenti col pollice e le al- 
tre dita della sinistra, e con bisturi convessa 
fa un* incisione, la quale operando ai lati, si 
estende dall' estremità cartilaginosa della terra 
eosta spuria fino presso il pube al di fuori del 
margine esterno del muscolo retto: operanda 
sulla linea alba dal di sotto dell* ombilico fia 
sopra il pube per Io spazia di cinque o .sei 
pollici. Si dividono strato a strato le apone- 
vrosi, i muscoli, finché giunti al peritoneo, a 
perforatolo vi s'insinua l'indice della sinistra,, 
sulla guida del quale si prosegue F incisione 
della membrana sierosa col bisturi bottonata 
fino ad avere pareggiato quella de* tegumenti» 
Scoperta la matrice si apre con cautela il cor- 
po e fondo di essa parallelamente al taglia ad- 
dominale, e nell* apertura s' insinua pure F in- 
dice sinistro, il quale serve di guida al bistu- 
ri, bottonaio per ingrandire F incisione. Se il 
sacra delle acque fosse ancora intatto, bisogna 
allora maggiormeòte usare cautela in chiudere 
le pareti addominali addosso air utero, per im- 
Pfldjye il versamento dell' acque nel ventre; 



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— 163 — 

ovvero si potrebbe seguire il consiglio di Pian- 
obon di rompere le membrane dalla parte della, 
vagina. Se si presentasse sotto il coltello la 
placenta, si stacca da un lato dopo avere com- 
pito il taglio della matrice. L' estrazione del 
feto si fa con le stesse regole e precauzioni 
che nel parto naturale. Il consiglio di Plan- 
chon di esirarre la placenta per la vagina ri- 
passando il funicolo attraverso alla ferita per 
mezzo d' un tubo elastico, allunga l'operazione 
senza vantaggio. Tanto più che la matrice con- 
traendosi to9to, fa sì che la secondina s' insi- 
nui tra i labbri della divisione, la quale si ri- 
stringe d' assai. 

152. Physich, e Baudelocque M. spaventati 
dai pericoli dell' apertura del peritoneo, ed 
avendo trovato che nello stato di gravidanza 
il peritoneo è facile a distaccarsi dalla vesci- 
ca e dalF ambito del collo uterino, hanno pen- 
salo che per mezzo di un' incisione orizzontale,. 
o semilunare praticata immediatamente al dr 
sopra del pube a seconda dell'arco crurale, si 
potrebbe staccare questa membrana, ed arri- 
vare sul collo dell' utero senza ledere il peri- 
toneo. Allora il primo dei citati autori apre il 
collo dell* utero, V altro divide V estremità su- 
periore della vagina, indi cerca di attirare per 
mezzo <P un dito V orifìzio uterino all' infuori 
per metterlo in corrispondenza colla fatta aper- 
tura* L' esperienza non ha pronunziato su que- 
sti metodi. Ma si può giudicare che queir este- 
so snudamento della fossa iliaca, e la difficoltà 
air uscita od estrazione del feto per quell'in-* 



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— t64 — 

cittone sien per rendere quest' operatene non 
meno grave dell' usurale istcrotomia. 

453. L' incisione o sbrigliamento del colle 
uterino è richiesta tolte le volle che V osta- 
colo al parto dipende unicamente dallo stato 
di questa parte. Quindi la sua durezza carti- 
laginea, callosità, scirrosi la, la coartazione, H 
prolasso uterino la rendono quasi indispensa- 
bile. Io credo però che generalmente parlando 
si sia oggi ricorso con troppa sollecitudine a 
quest' operazione, e che molti casi di rigidità 
non morbosa della fibra uterina sarebbero stati 
superati dalla natura, la quale se non serre 
sempre all'ostetrico, opera però con lentezza la 
dilatazione* Perciò nei casi di un' evidente ne- 
cessitò non si adotterà che come estrema ri- 
sorsa, cioè dopo avere invano cercato coi bagni, 
collo zaffo, e coi salassi di mollificare il cerchio 
del collo uterino. 

Essa si fa introducendo a piatto sulla guida 
dell' indice un bisturi bottonato fino oltre l'ori- 
fizio. Allora se ne alza il tagliente, se ne ri- 
volge il dorso verso la testa del feto, e si 
fende dall' indentro in fuori il cingolo dell'ori- 
ficio uterino, o con una sola incisione o meglio 
moltiplicandole in diversi sensi, come fecero 
Moscati, Palletta, Bongioanni, seguiti poscia da 
altri stranieri. 

454. Neil' obliquità considerevole dell'utero, 
dove non si può ricondurre al centro pelvico il 
collo aderente al fondo vaginale, bisogna pure 
aprire una via artifìziale al feto coir ist eroto mia 
vaginale. Forse molti esempi di occlusione del- 



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— 165 — 

l' orifizio uterino non erano che forti deviazioni 
«lei viscere, nelle quali l' orifizio era inaccessi- 
bile. Ma sia che esso trovisi obliterato, sia che 
non si possa ricondurlo al centro, Y indicazione 
è di aprire la parete uterina presso al segmento 
inferiore. In questo caso si usa un bisturi 
panciuto, o retto non bottonato fasciato fino 
presso la punta, il quale s' infigge nella pa- 
rete uterina che si presenta verso il centro 
del bacino. Penetrati nelF utero con piccola 
incisione, s v introduce 1' indice nella fatta 
apertura, sulla guida del quale s* ingran- 
disce la ferita con bisturi bottonato. Tagliando 
dall' avanti in dietro vi è rischio 4 di ferir la 
vescica, o la falda del peritoneo, volendo fare 
sufficiente incisione, la quale non deve esser 
minore di due pollici. Tagliando in traverso 
si evitano questi rischi. Forse qui pure sari 
utile incidere in varie direzioni. 

155. I tumori fibrosi, o cistici del bncinó % 
quelli dell' ovaja discesi ad occupare 1' esca- 
vazione, T adesione delle gran labbra, la pre- 
senza dell' imene ingrossato, ed altri vizi delle 
parti molli del bacino (§ 14.) mi sembrano 
offrire indicazioni così evidenti e facili ad af- 
ferrarsi da ógni Chirurgo guidato dalle regole 
generali dell' arte, che stimo opera superflua 
il trattenermivi. 



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GAP. 22. 

Di alcuni accidenti dopo il pari* 

456. \Jìi accidenti, che più sovente intera 
veggono air atto del parto, o poco dopo sono 
1°, lo 6trappo del perineo: 2°. il rovescia» 
mento dell' utero : 3 ° . il trombo del gran lab- 
bro. 4°. la febbre puerperale. 

157. Le avvertenze raccomandate ($ 50.) 
non bastano sempre nelle primipare singolare 
mente, nel parto precipitoso, o nell' artificiale 
ad impedire la lacerazione del perineo. L& 
qusle può avvenire sotto tre forme bop diverse. 
Nella prima si lacera la forchetta con poràoo? 
di questo tramezzo muscolo membranoso, re*» 
stando intatta porzione di esso verso V pno. 
Nella seconda si straccia tulio intero questp 
spazio compresovi porzione del setto retto-va- 
ginale, non che lo sfintere, aprendosi così co- 
municazione fra T orifizio vaginale, e l' imo in- 
testino. La terza è una singolare specie di la- 
cerazione non avvertita o ijon osservata che 
in questi ultimi tempi. — Evvi uoa singolare 
disposizione del perineo, per la quale prolun- 
gandosi molto in alto e in avanti il suo mar- 
gine anteriore, viene quello a formare un cpl 
di sacco assai profondo circoscritto dal mar- 
gine anteriore dell' ano air indietro. L' ostio 
vaginale è molto più alto in avanti verso la 
sinfisi; la vulva più stretta. Ora se avvenga 
che nel travaglio la t sta si trattenga di so-* 



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— 167 ~ 

verchio in quest' insaccamento, e ti retti av- 
voli», quando le contrazioni uterine Steno vio- 
tento, invece di svilupparsi dati' apertura vul- 
vare, può rompere V integrità di questo sacco 
estesissimo, e uscire da quest' apertura acci- 
dentale fatta net centro del perineo, restando 
quasi sempre inlatto il suo bordo anteriore e 
T ano. È a questo modo di lacerazione che si 
è dato il nome di lacerazione centrale del 
perineo. 

158. Essa è favorita, come dissi, dal pro- 
lungarsi molto in avanti lo spazio perineale, 
dall' essere troppo lunga la sinfisi del pube, 
o poco aperto T arco, dalla forte inclinazione 
dello stretto addominale, dall' estensione del 
diametro pube-coccigeo sia per esser poco 
curvo il coccige, sia per essere prominente 
I 1 ' angolo sacro-vertebrale, ed è piti facile nelle 
posizioni occipite-posteriori. Tutte le quati 
disposizioni tendono a spingere la testa ali in- 
dietro. 

159. Gli effetti delle estese lacerazioni^ 
quando ne partecipa l'estremità del setto retto- 
vaginale, sono 1' incontinenza delle fecce, col 
loro passaggio in vagina; e il disporre l'nter* 
ài prolasso. 

160. La lacerazione del perineo curasi rvéi 
casi più semplici col mantenere le cosce r»i^ 
"Vicinate, colla positura in fianco, colla nettez- 
za, e colle frequenti lozioni; e nei casi peg* 
giori accompagnati da vasto e profondo guasta, 
colla sutura. Noel usò la sutura ' attorcigliata. 
Sancerot quella a sopraggitto* Montato l' tncar 



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^- 168 -~ 

figliata. (I professore Btagwii pare, a cui dob- 
biamo Qua eccellente memoria su qoest' arti- 
colo, ai valse eoo buon successo deli* incavi- 
gliata. A me sembra che la prima fatta eoo 
aghi grandi, e un poco curvi colla concavità 
in avanti possa ad ogni altra preferirsi per la 
esattezza del combaciamento, la quale è som- 
mamente necessaria in parti irrorate dallo sco- 
lo dei lochj. 1 quali poi si procurerà svia* 
re più che è possibile per qualche giorno col 
tener la donna boccone. 

161. Sotto gli sforzi del parto rompendosi 
qualche vaso sanguigno, si effonde talvolta ra- 
pidamente tanto sangue nella lassa cellulare 
della spessezza delle grandi labbra da -presen- 
tare considerevole tumore. Il suo color livido 
ha qualche volta ingannato simulando gaugre- 
na Ma la maniera del suo comparire, e I as- 
senza d' ogni indizio di preceduta affezione a 
quelle parti devono bastare a distinguerlo. - La 
cura si comincia colle applicazioni fredde re- 
solutive e con leggiera compressione. Che se 
rimanesse irresolubile, se ne procura il vuotar 
jneulo cqir apertura, la quale è da differirsi 
tempre anche quando il tumore fosse di graa 
volume, sì per la speranza del riassorbimento, 
sì perchè aprendo al primo apparire del tu- 
.more potrebbe continuare Y emorragia per la 
recente rottura dei vasi, i quali aspettando si 
troverebbero obliterali. Velpeau consiglia la 
pronta apertura, poco sperando nella risoluzio- 
ne, e nulla temendo per V emorragia. Ma la 
{M**ib}litk dell' una e dell! altra essendo mo* 



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^ 169 — > 

barato dal latto;; mi par giusta il Riferire Taper r 
Uva, finché non sia tolto il pericolo dell'emor- 
ragia, e la speranza della risoluzione. Essa av- 
a^oue pure in un vasto trombo qhe osservai 
itì una contadina, e che dietro i timori ispi- 
rati dal Monteggia ricusai di aprire. Vero è 
ohe col troppo dilazionare, il tumore si può 
infiammare e suppurare, ma questo cambia- 
mento non è. di certo scapito, perchè anco 
xpiapdo apresi sollecitamente il tumore, al vota- 
mento del sangue ne succede una qualche sup- 
purazione* la quale ritarda assai il chiudimelo 
della ferita. 11 solo caso che renderebbe ne- 
cessaria la pronta apertura sarebbe quando il 
trombo fosse d' impaccio all' uscita del feto. 

462. Nel rovesciamento dell' utero si abbasr 
sa il fondo del viscere, e presentasi all' orifi- 
zio; o esce anche interamente rovesciato dal 
medesimo, cadendo tutto in vagina, e fin an- 
che oltre le vulva. Accade particolarmente 
quando V utero essendo nell* inerzia, V orifizio 
molto aperto, si fanno violente inconsiderate 
trazioni sul funicolo, o per estrarre la placenta, 
e quando si porta la mano nell' utero per di- 
staccamela. 

463. Si riconosce ad un tumore repentina- 
mente comparso di forma emisferica senza aper- 
tura centrale, attorniato alla base dall' orifizio 
uterino, il quale forma all' intorno un cercine 
circolare. Inoltre premendo sulT ipogastro, in- 
vece di sentire il globo duro, fatto dall' utero 
contratto, si trova un insolito vuoto. Se poi il 
rovesciamento fosse completo, il tumore è ovoi- 

15 



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— il© — 

-«angue, • cospona * grometti «1 toego «te 
«i attacca la placeBia, i quali danno ali* nas- 
sa uu color nereggwnte quasi simutanle can- 
crena. Scorrendo col dito fra l'oHo dell' ori- 
fiiw e la fadloo del tumore, non si Irò?* luo- 
go da insinuare II dito tra l' orifizio e H cor- 
po che sorte. . , 

464. Si comprende di loggwn cm la cwu 
del rovesciamento dell* utero consiste nel ri- 
porlo prontissimamente, perchè il ritardo ewaa- 
dio di poche ore può renderò la riposinone 
impossibile, gonfiandosi H corpo rovesciato, e 
ttringendovisi attorno 1* orinato. Bisogna perciò 
COR» punta di alcune dita applicate sul centro 
del tumore fatto dal fondo del viscere, ropiu- 
gorio in alto, passando per l'orifizio, e accom- 
pagnare il tumore nel bacino fino a che si co- 
nosca avere 1* utero ricuperata la forma e sede 
naturale. E nel ttmpo che così operando si 
riconduce all' interno la mucosa, all' esterno te 
peritoneale, si respinge altresì tutta la massa 
comprimendo un poco il collo. Riposto poi il 
viscere, si dee mantenere in sito col proibire 
alla donna di ponzare per orinare o andare é 
corpo, coli' allontanare, o moderare la tosse, U 

vomito, ec. , , 

Che se dopo riposto, l'utero persistesse nel- 
1* inerzia, e 1* orifizio tardasse a contrarli,- per 
coi si temesse novellamente si rovesciasse, 
sarebbe bene il tener deutro l'utero le dita fi- 
no a che desso si senta contratto in tutte le 
sue parli. 



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— 17 i — 

165. La febbre puerp^rale è così Stretta^, 
mirile connessa col parto artificiale, e ooai su- 
bitamente e spesso li succede^ che ho estimato; 
debito il trattarla quale uno degli accklepti 
primitivi che conseguono al parto, 

\ 66, Essa assale singolarmente le puerpere > 
delicate irritabili, già maldisposte da una gè- 
stazione non prosperosa, da tristi ove dell' a- 
ramo; ed ò propria di alcune stagioni, co- 
stitutioni dominanti. Un terrone improvviso, la 
subita impressione del freddo singolarmente, 
sull' estremità inferiori, gli errori di . regime, 
V ittesse perdite uterine, la soppressione dei 
locbj, le operazioni tocologiche, i corpi estra- 
nei rimasti, trattenuti entro la matrice, l'as- 
sorbimento di alcun umori, il soggiorno pro- 
lungato d' un feto morto entro il seno materno;, 
tali sono le cause principati che la deter- 
minane, 0* vi dispongono. 

167* Si annusala con tremito di breve dfH 
rata, cui succede b&n tosto calore con polsi 
piccoli, frequenti, accompagnato da dolori» aà+ 
dominali, meteorismo, sensibilità, ed intollemH 
aa delle pareti addominali, vomito, diarrea, sop* 
pressione dei lochj, avvizzimento delle mamm 
melle, pelle secca urente, mordicaote. Ben pre- 
sto succedono la d*sp*aa* r iscuria: quindi se 
b.rolattja wlge a buon termine dopo pochi 
ftfrni si apre una bufata diaforesi, si xistabir 
bidono i rlochj, si avvalla ti mentre ceo prò* 
sagio di guarigione* Ovyero *i ; spiegano i sia* 
tomi d< una febbre tifoide;; /o ai aggrava sam+ 
prò più il petto eoa «goi di versamento, e 



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— 1*2 — 

congestione polmonare: ovvero si manifesta il 
singhiozzo, l'ansietà con infine i segni di can- 
crena nel basso venire. 

168. Quindi si trovano ne' cadaveri il pe- 
ritoneo rosso, sparso di granulazioni, ispessito, 
coperto di pseudo-membrane, esulcerato, can- 
crenato, e copiosa raccolta nel ventre d' un 
siero fetente, talvolta lattiginoso, o con misti 
fiocchi di fibrina natante; talvolta strati di 
linfa sparsi sulla superficie peritoneale degli 
intestini, o su quella dell' utero; talvolta le 
vene uterine per lungo tratto turgide di san- 
gue grumoso o di pus, ispessite, la loro tunica 
interna fungosa, esulcerata, coperta di strati 
concentrici fibrinosi, facilmente distaccantesi. 
Altre volte versamenti nella cavita delle pleu- 
re, o l' idro-polmone. 

169. Ma la natura della febbre puerperale 
non è bene determinata. Dalle resultanze au- 
topsiche or accennate parrebbe ragionevole ar- 
gomentare essere d'indole flogistica ; ma a que- 
sta opinione non si arrendono coloro che non 
trovano sempre l'intensità della flogosi proporzio- 
nata a quella della malattia; né coloro cui non 
ctrrispose il metodo antiflogistico come nelle 
genuine flemmasie. 

Levret, Puzos, Le <Roy credevano riporsi la 
natura della febbre puerperale in una infe- 
zione del sangue prodotta da alterazione dei 
lochj, o latte retrocesso. Sarebbe veramente 
un impugnare i fatti il negare, come i troppo 
ligj al dinamismo vorrebbero, il negare, io dissi, 
ohe intervengano metastasi di materia. Io non 



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— ■ J7S — 

vorrò etrto attribuire ai lochj, e al tolte tutti 
i disastri di che sono stati accusati dai pre- 
teriti patologi. Aimiì convengo che la soppres- 
sione di queste due secrezioni sia quasi segar 
pre effetto della forte irritazione morbosa. Àia 
quando i più gravi disordini si manifestano 
dopo la repentina scomparsa di essi, come si 
potrà rifuggire dal riconoscere qual causa ef- 
ficiente della malattia una metastasi di essi ai 
visceri importanti ? Gli annali dell 1 arte son 
pieni di esempi di pleuriti, meningiti, perito- 
niti, comparse in un baleno dietro la retro- 
pulsione dei lochj, rapidissimamente fatali. Si 
osservano nelle puerpere varie apparenze mor- 
bose, le quali non assolvono questi umori dal- 
l' essere gran parte de' loro mali. JNè sarebbe 
irragionevole il credere che Y eruzione miliare, 
sì frequente nelle puerpere abbia relazione con 
ispeciale alterazione di questi umori. Borsieri 
ha raccolto invero autorità ed argomenti per 
provare P indole essenziale di questo esante- 
ma ; ma il vederlo quasi sempre connesso col- 
lo stato puerperale dà fortissima presunzione 
non iscaturire esso che da accidentale espul- 
sione di un principio acre eliminato dalla massa 
circolante, quando F uno o V altro degli anzi- 
detti umori alterati, ed assorbiti si tramischia- 
no al sangue. 

Bufalini ammettendo uno stato di speciale 
dissolvetene nella gravidanza, il quale prepari 
nelle gravide un eccesso di malori sierosi ed 
albuminosi, si è più che altri allontanato dal- 
l' idea delP indota (logistica della febbre in di- 



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— 174 — 

scorso. Ma checché si* dei suoi processi dis- 
solutivi, e senta cercare qw quanta parte Cac- 
ciano di altre malattie, non ni pare certamente 
ohe nella febbre di che si ragiona, vagliano a 
mettere in chiaro la sua natura. E primiera- 
mente parmi di grate peso la considerazione 
che il sangue di una gestante è quasi sempre 
coperto di fibrina ; al quale fenomeno costante 
nella gestazione se aggiungiamo il lavorio, che 
la natura sta fabbricando nell' utero, dinotante 
tutta esuberanza di azione vegetativa, più volen 
tieri ci persuaderemo che V assimilazione or- 
ganica muliebre nello stato di pregnezxa lungi 
dal presentare la ridondanza di umori sierosi, 
albuminosi, ci offre i caratteri di una plastici- 
tà accresciuta, di un fecondo rigoglio nelle 
azioni organiche così ben ravvisato da dotti 
patologi, che da questa condizione trassero i 
primi fili d' induzione sulla natura della flogo- 
si. E son queste risultanze dei fatti. Ma il de- 
durre la degenerazione sierosa dalla mollezza 
della compage femminile (4) dallo scolo dei 
lochj, dal ptialismo, dall' edema delle gravide, 
da versamenti sierosi verificati nelle autopsie 
son concetti poco conformi alla sana patologia. 
Del rosto il non essere i risulta» enti cadave- 
rici proporzionati alla intensità della malattia 
parrebbemi argomento insufficiente ad esclu- 
dere la flogosi, o a riguardarla come epifeno- 
meno, quando si conceda il loco a certe spe- 
ciali flogosi di perversa natura, che alimentate 

(J) Patologa Aiialii. Gap. IV il. $. 54. 



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— 175 — 

o prodotto da sostanze di natura irritante, ol- 
tre i manifesti e palpabili effetti, attaccano 
solidi e Ioidi eoa occulto modo di chimica 
azione. 

Per le quali cose mi sembra più consono 
ni vero il credere la condizione della febbre 
paerperale come essenzialmente inflamatoria. 
Ma la sua sede non è sempre la medesima; 
e la diversa sede, o condizione patologica spie- 
ga i diversi fenomeni, de 9 quali si veste. Così 
quando la malattia si mostra con quella fre- 
quenza di polsi minutissimi, quell'ansietà, quella 
prostrazione, quel calore poco accresciuto, quel 
colore Incido cereo che sono propri delle fle- 
biti, mancando d' altronde gì' indizii di altri 
attacchi parziali, è verisimile riporsi in una 
flebite uterina, ed allora la malattia mostra 
eziandio quella relultania e indocilità al me- 
todo antiflogistico che è propria della flebite 
idiopatica. Se essa attacca donne leuco-flem- 
natiche, prevalendo sulle membrane sierose, 
tende ai versamenti sierosi così familiari alla 
Segosi di natura risipelatosa. Che se avvenga 
"infine che il processo flogistico si getti sul 
sistema nervoso di donna delicata e sensibile, 
prende allora la forma della tifoide. £ già l'il- 
lustre Borsieri assegnava diversa origine 
e sede alla febbre puerperale, concluden- 
do « non unam febris puerperalis causato, 
sed portasse aliam aique aliam constituen- 
dam ***, ae proinde non unum ejusdtm je- 
tre*, wed plura. 



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— 11$ — 

Tale mi sembra Y aspetto, nel quale ai dee 
presentare la febbre puerperale: tale il nod* 
di conciliare ed intendere le diverse opinioni 
sulla sua enologia: -tale il metodo di stabilire 
la sua condizione essenziale sull'anatomia pa- 
tologica. 

170. La cura della febbre puerperale è ap- 
poggiata massimamente alle sottraiioni sangui- 
gne generali e locali, alle fomentazioni emol- 
lienti, alle bevande temperanti, agli oleosi, ai 
leggieri ecoprotlici. L'uso del calomelanos co- 
gli estratti virosi tanto commendato dagl' In- 
glesi è pure indicato quando è frenato co 9 sa- 
lassi il primo impelo della infiammazione. Le 
frizioni mercuriali suir addome ad alta dose 
vantate recentemente da Vandanzande, e da 
Velpeau, se possono essere di una decisa uti- 
lità, lo saranno per favorire l' assorbimento de- 
gli umori già versati, quando la flogosi tende 
all' esito del versamento, e dopo avere tron- 
cato co' salassi la violenza del male. È ciò 
tanto vero che i suddetti pratici le hanno im- 
piegate o dopo aver fatto precedere i salassi, 
o di concerto co' virosi, e co' rilassanti. Ma 
troppo lenta è l' azione di questo rimedio, e 
troppo rapido il corso della malattia, perchè 
sia permesso sperarne confermati que* buoni 
successi che i medesimi dicono averne ot- 
teouti. 

Del resto coloro che dannano il metodo an- 
tiflogistico, od hanno impiegato con profitto 
la canfora, la china, l'olio essenziale di tre- 
mentina ec. hanno confuso la febbre puerpe- 



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— 177 — 

rale con febbri <T altro genere, dalle quali le 
puerpere, come ogni altro individuo, non pos- 
sono andare esenti. Esse soggiacciono in par- 
ticolar modo a diverse forme da febbri sub- 
continue perniciose. I cruci dell'animo, Io stento 
vi dispongono singolarmente le donne sensi- 
tive, che sonosi abbandonate a illegittimi con- 
cepimenti. 



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1QB 



C AP. L DeUòggelta dell* ostetricia, del 

bacino e della Pelvimetrie pag. 1 

$. 4< Definizione ed oggetto dell' ostetri- 
cia « ivi 

2. Bacino, e sua divisione anatomica « ivi 

3. Sinfisi del bacino .... « 2 
4 Divisione del bacino: esame me- 
trico della sua interna forma «< 3 

5. Assi del bacino ...... 5 

6. Difetti del bacino . . . . « ivi 

7. Afodt di conoscerli .... « 7 

8. Parti contenute entro il bacino « 9 
CÀP. IL Belle parli sessuali della don- 
na, e di alcune loro alterazioni « 11 

9. Divisane di queste parti . . « ivi 
10. Descrizione delle parti sessuali 

esterne ,....••« ivi 

44- Descrizione delle interne . • « 44 

12. Loro cambiamenti della pubertà « 18 

13. Loro uffizio, ed idea generale della 
generazione ....... ivi 

44. Alterazioni delle parti generatine 

interne ed esterne . . . . « 49 

CAP. [II. Bella gravidaooa . . . « 24 

45» Divisione di essa ....... ivi 



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— 180 — 

16. Divisione della vera: esito, ed 
effetti della gravidanza extraute- 
rina ■ . • a 82 

47. Segni della gravidanza . . « ivi 
48* Esplorazione e diversi modi di 

essa ......... 26 

19. Effetti secondari della gravidanza « 27 
CAP. IV. Dell' ovologia .... « 29 

20. Evoluzione del feto Segni per giu- 
dicare dell' età di esso: sua capa- 
cità a vivere .....«« ivi 

24. Situazione gmerale. de! feto entro 

V utero « 30 

22. Dipendenze del feto ... « 34 

23. Membrane* ed acque deir amnios « ivi 

24. Vescichetta ambii/ cale ... « 34 

25. Placenta « ivi 

26. Funicolo om bilicai e .... a 37 

27. Circolazione del sangue nel feto * 38 

28. Nutrizione del feto . . . . « 40 
CAP. V. Delle relazioni fra la lesta del 

feto e il bucino muliebre . « 44 

29. Importanza di conoscere queste re- 

lazioni -. « ivi 

30. Struttura della testale sue dimen- 

sioni « ivi 

34. Corollari pratici deducibili dalle 
relazioni fra la testa del feto, e 

il bacino della donna ... « 43 

CAP. VI. Dell'aborto .... « 44 

32. Definizione « ivi 

33. Cause dell' aborto .... « ivi 

34. Segni ......... a 45 



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— 181 — 

35. Prognosi « 46 

36. Cura « 47 

GAP. VII. Del Parto « 49 

37. Cause del parlo ...... ivi 

38. Segni del parto e loro divisione « ivi 

39. Segni prodomi « 50 

40. Segni caratteristici e loro dittici* 

dazione . « 52 

44. Fenomeni concomitanti il parlo e 

descrizione di questa funzione « 54 
GAP. Vili. Delle diverse specie di parto 

naturale, e loro meccanismo « 56 
42. Specie di questo parto, e sue con- 
dizioni . . « ivi 

43* Diagnosi del parlo per la testa « 57 

44. Site diverse posizioni . . «t ivi 

45. Relazioni fra i diametri della testa 

e quelli del bacino nel tempo del 
passaggio della testa ... « 58 

46. Parto per i piedi . . . . « 62 

47. Parto per U ginocchia, e suo mec- 

canismo ........ ivi 

48. Parto per le natiche, e suo mecca- 

nismo ....... . « ivi 

CAP. IX. Dei soccorsi da darsi durante 
il parto naturale alla madre e al 

feto « 64 

49. Cur; igieniche e locali . . « ivi 
50 Rottura delle membrane . . « 65 

51. Posizione della donna, e soccorsi 

locali necessari air atto del parto « 67 

52. Modi per rianimare il travaglio « 68 

53. Curi riguardo al feto: legatura del 

16 



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— 182 — 

tardone, avvertenza in caso di con" 

gestione al capo .... « 69 

54. Asfissia del neonato, e cura di 

essa « 70 

55. Governo della porzione di funicolo 
pendente al bellico .... « ivi 

56. Nel lamento del corpo del bambino « 71 

57. Parto gemello .... « ivi 
CAP. X. Della Liberazione . . . •« 73 

58. Liberazione naturale, e modo di 
aiutarla «ivi 

59. Liberazione complicata ... « 74 

60. Iniezioni nella vena ombilicale, se- 

condo il metodo di Moyon . « 75 

64. Pc? inerzia uterina . . . . « . ivi 

62. Per insaccamento della placenta « 76 

63. Modo di fare V estrazione arlifi- 

ziale della placenta . . . « 77 

64. Aderenza della placenta . . « 79 
. 65. Liberazione in caso di gravidanza 

composta , . « 80 

CAP. XI. Del puerperio .... « 84 

66. Definizione « ivi 

67. Cura generale e locale ... « ivi 
CAP. XII. Delle cause io genere del 

parto uoor naturale ... « 86 

68. Enumerazione di queste cause « 86 
CAP. Xllf. Della Metrorragia . . « 88 

69. Divisione di essa .... « ivi 

70. Cause « ivi 

74. Segni « 89 

72. Prognosi « ivi 

73. Cura ......•.« 90 



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— 183 — 

CAP. XIX. Delle convulsioni . . « 95 

74. Divisione . « ivi 

75. Cause « ivi 

76. Segni ed esilo « 97 

77. Cura ........ « ivi 

CAP. XV. Dello stringimento spasmo- 
dico dell' orifizio dell' utero « 98 

78. Effetti di esso sul parlo . . « ivi 

79. Cause « ivi 

80. Segni « 99 

84. Cura « ivi 

CAP. XVI. Della rottura dell' utero e 

della vagina « 100 

82. Cause di questo accidente . . « ivi 

83. Segni « ivi 

84. Prognosi e cura ..... « 401 
CAP. XVII. Della procidenza del fu- 
nicolo « 402 

85. Diagnosi «ivi 

86. Modo di condursi .... « ivi 
CAP. XVIII. Dei vizi di situazione di 

alcune parti molli del bacino « 103 

87. Enumerazione di essi ... « ivi 

88. Obliquila anteriore della matrice « ivi 

89. Obliquità posteriore .... « 104 
90- Specie singolare di obliquità no- 
tata da Vefpeau .... « 40$ 

91. Prolasso della matrice . . . « ivi 

92. Rovesciamento della vagina . « 106 
83. Enlerocvle vaginale .... « ivi 

94. Ern'a della vescica .... * ivi 

95. Ernia della matrice . . . »< ivi 



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— i«4 — 

GAP. XIV. Delle viziose posizioni del 

feto «407 

96. Quali esse Steno ...... ivi 

97. Cati*f di e«ft « ivi 

98. Diagnosi differenziale , . . « ivi 

99. Divisione pratica delle presenta- 

zioni « 409 

100. Circostanze favorevoli^ e sfavorevoli 

al parto manuale , . • . « 414 
404. Indicazioni generali . . . « ivi 

102. Processo manuale nella prima po- 

sizione de' piedi .... « ivi 

103. Nella seconda . , . . . « 115 

104. Nella terza e quarta posizione « 446 

105. Trattamento della testa arrestata 
dietro al tronco .... « ivi 

406. Manovra nel parto per le ginocchia « ivi 

407. Manovra nella presentazione delle 

natii he ...,♦.. «447 

108. Indicazioni e manualità nelle pre- 
sentazioni della testa . . . « ivi 

109. Parto per la faccia . . . « ivi 

110. Meccanismo di esso . . . . « 119 

111. Indicazioni nel parto per la faccia « ivi 
442. Presentazioni del tronco e sue in- 
dicazioni • a 120 

113. Frequenza delle presentazioni della 

spalla dilucidata e discussa . « 121 

114. Evoluzione spontanea j e valutazione 
critica di essa .,...« 122 

115. Versione del corpo del feto per i 
piedi nelle presentaz. della testa* 124 

116. Versione nelle presentaz. del tronco « 126 



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— 185 — 

117. Pr esultazione della spalla con t***- 

ta del braccio « 128 

118. Braccio o mano previa con presen- 

tazione cefalica o pelvica . « 132 

119. Conclusione, e giudizio sul parto 
manuale . . « 133 

GAP. XX. Dei vizi <T organizazione che 
sono di ostacolo al parto e richi- 
edono che si compia col forcipe « 136 
420. Cause che richiedono /' uso del 

forcipe tt ivi 

121. Necessita di applicarlo sulla testa* ivi 

122. Inchiodamento e sue specie varie « ivi 

123. Cause dell' inchiodamento . . « 137 

124. Segni « 138 

125. Effetti primitivi e consecutivi « ivi 

126. Indicazione generale ... « ivi 
427. Regole generali per V applicazione 

del forcipe « ivi 

128. Processo operativo nella posizione 
antero-posteriore della testa allo 
scavo « 140 

429. Processo operativo nelle posizioni 
diagonali, o trasversali . . « 141 

430. Processo operativo nell'inchiodamen- 

to longitudinale .... « ivi 

431. Processo operativo ne ir inchiodamen- 

to bi-pari etale « 142 

432. Applicazione del forcipi allo stretto 

superiore « 143 

133. Modo di condursi in caso di rove- 
sci awento dell'occipite ali indietro « ivi 



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— 186 — 

1 34. Applicazione del forcipe dopo V uscita 

del tronco • « 144 

CAP.XXI. Dei vizi d'organi^, che richie- 
dono l'uso di strumenti vulneranti, 
in quanto son d'ostacolo al parto « 145 

1 36. Necessità degli strumenti vulneranti « ivi 

137. Segni di morte del feto, e loro 

valore « ivi 

138. Mostruosità, e malattie del feto « 148 

139. Indicazioni generali ... « 149 

140. Parto provocato, e modo di procu- 

rarlo tt ivi 

141. Operazioni sul feto morte . « 151 
442. Di cer vellazione del feto, e schiaccia- 

mento della lesta . ... « 152 

143. Testa idrocefalica, e modo di estrar- 
la a 153 

144. Testa rimasta sola nelV utero « ivi 
'45. Estrazione del tronco decollato « 154 

146. Operazioni cruente praticabili sulla 

madre « ivi 

147. Sinfisolomia, e sua valutazione cri- 

tica « ivi 

148 Valore incerto dei mezzi diagno- 
stici « 157 

149. Esame comparativo fra il parlo 
anticipato, la sinfisolomia e Visle- 

rolomia «158 

1.50. Processo operativo della sinfisolo- 

mia « 1G0 

151. Processo operativo per il taglio ce- 

sareo « 160 

152. Isterotomia vaginale . . . « 163 



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— 187 - 

453. Incisione del collo delV utero « 164 

1 54. Incisione del segmento inferiore del- 

l' utero « ivi 

155. Alteraz. del canate vulvo-uterino « 165 
GAP. XXII. Di alcuni accidenti dopo il 

parto a 166 

156. Enumerazione di essi • . . * ivi 

157. Lacerazione del perineo e sue spe- 

cie « ivì 

458. Cause « 167 

159. Effetti « ivi 

160. Cura « ivi 

16 1. Trombo del gran labbro, e cura di 

esso • • . . « 168 

162. Rovesciamento dell' utero; cause « 169 

163. Segni « ivi 

164. Modo di condursi . . . . « 170 
463. Febbre puerperale .... « 171 

166. Cause ......... h ivi 

167. Sintomi u ivi 

168. Caratteri anatomici e necroscopie « 172 

169. Natura della febbre puerperale « ivi 
470. Cura « 176 



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